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Dopo Dell’Utri, anche Andreotti a Frosinone

26 febbraio 2009

http://ilnuovomondodigalatea.files.wordpress.com/2008/05/andreotti.jpg Quando si usa l’espressione “destra o sinistra non cambia niente” non si può parlare sempre di qualunquismo o di anti-politica; se un condannato per mafia era stato invitato da esponenti del PDL , questa volta è stato un esponente del PD a invitare un “mafioso prescritto”. Proprio Francesco Scalia, Presidente della Provincia, (carica istituzionale che mai come in questi ultimi tempi dovrebbe promuovere iniziative sulla legalità) ha invitato ufficialmente il sen. Andreotti il 16 marzo per premiare i vincitori del concorso  giornalistico Luciano Renna. Certamente un’ inziativa importante un concorso gionalistico in ricordo di Luciano Renna, il noto giornalista venuto a mancare alcuni anni fa’. Ma perchè il vincitore dovrà avere il “disonore” di essere premiato da un senatore colluso con la mafia.

Giulio Andreotti è stato imputato a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza di primo grado lo aveva assolto perché il fatto non sussiste, mentre la sentenza di appello del 2 maggio 2003  ha accertato il «reato di partecipazione all’associazione per delinquere»  fino alla primavera del 1980. Reato purtroppo estinto per prescrizione.

I tg e i giornali diffusero la notizia con titoli del tipo <<Andreotti non è mafioso, assolto>>  oppure <<Andreotti è  innocente>> , forse non era importante divulgare i motivi dell’assoluzione, forse non è importante in democrazia informare il popolo che il 19 agosto 1985  l’allora Ministro degli Esteri Giulio Andreotti ebbe un incontro a Mazara del Vallo con Andrea Manciaracina, all’epoca uomo di fiducia di Salvatore Riina.  Andreotti stesso confermò l’incontro dichiarando di aver conversato sui problemi inerenti la legislazione della pesca. La deposizione fu ritenuta inverosimile dai giudici. Nel 1979 Andreotti incontrò Stefano Bontate (l’allora capo di cosa nostra) a Catania. Bontate lamenta ad Andreotti il comportamento di Piersanti Mattarella (all’epoca Presidente della Regione Sicili ed esponente della DC) nei confronti dei cugini Lima, politici della DC e uomini d’onore. Il boss sollecitò Andreotti di calmare Mattarella altrimenti “sarebbe finita male”. Andreotti non denuncia l’accaduto, e Mattarelli viene assassinato il 6 gennaio 1980.   Sono decine gli incontri descritti nella sentenza tra cui accordi per scambi di favore.

Va precisato che l’assoluzione è diversa dalla prescrizione anche nel gergo tecnico. L’assoluzione, che non è il caso del processo Andreotti, viene emessa quando il l’imputato non ha commesso reato o non è dimostrabile per la giurisprudenza (come nel caso di molti politici). La prescrizione, nel caso del processo Andreotti, viene emessa quando l’imputato ha commesso il fatto ma per decorrenza dei tempi, il reato è istinto.

Grazie a Francesco Scalia per aver invitato un mafioso prescritto in Ciociaria

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Adolfo Parmaliana: un uomo onesto che “sorrideva alla vita”

6 novembre 2008

Qualche giorno fa ho ricevuto un’email e sento il dovere di pubblicarla:

Salve
stiamo raccogliendo delle firme per intestare il dipartimento di chimica industriale dell’Università di Messina al professore Adolfo Parmaliana scomparso il 2 ottobre… vi sarei grato se potrestre aggiungere al vostro sito il link  http://www.firmiamo.it/chimicaindustrialeunime dove stiamo raccogliendo le firme.
attendo vostre notizie cordiali saluti

Giuseppe Maimone
Adolfo Parmaliana, 50 anni,  docente universitario di chimica, il 2 ottobre si è lanciato nel vuto dal viadotto dell’autostrada messina-palermo.  Grazie alle sue denunce fu sciolto il consiglio comunale di Terme Vigliatore per associazione mafiosa. E’ stato in prima linea contro la lotta alla mafia. In una lettera lasciata al fratello, spiega di una cupola giudiziaria corrotta che ha insabbiato diverse sue denunce pubbliche su connessioni e affari cosa nostra, ambienti giudiziari, politica e massoneria. A chi dirigeva allora il comune non è successo niente, c’è stato solo uno scmaio di ruoli, mentre al prof. Parmaliana è toccato un accusa e un rinvio a giudizio per diffamazione dalla procura di Barcellona Possa di Grotta (ME). Il reato contestatogli è dovuto all’affissione di due manifesti in seguito allo scioglimento del cosiglio comunale in cui si leggeva : <<Giustizia è fatta, gli onesti hanno vinto>>. Ma probabilmente, Adolfo Parmaliana non ha retto questa “ritorsione”.  Fabio Repici, legale della famiglia ha dichiarato: <<In nessuno caso il mio cliente fece nomi. Le querele sporte contro di lui, inoltre, erano tutte fuori termine e, nonostante ciò, è arrivato il rinvio a giudizio>>  e allora perchè questa denuncia per diffamazione? Si spiega tutto nel seguente documento lasciato dal professore:
La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.

Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.

Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottare al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli.

Chiedete all’Avv.to Mariella Cicero le ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al senatore Beppe Lumia chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all’Avv.to Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per farvi conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo.

Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale. Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere.

Ai miei amati figli Gilda e Basilio, Gilduzza e Basy, luce ed orgoglio della mia vita, raccomando di essere uniti, forti, di non lasciarsi travolgere dai fatti negativi di non sconfortarsi, di studiare, di qualificarsi, di non arrendersi mai, di non essere troppo idealisti, di perdonarmi e di capire il mio stato d’animo: Vi guiderò con il pensiero, con tanto amore, pregherò per voi, gioirò e soffrirò con voi.

Alla mia amatissima compagna di vita, alla mia Cettina, donna forte, coraggiosa, dolce, bella e comprensiva: ti chiedo di fare uno sforzo in più, di non piangere, di essere ancora più forte e di guidare i ns figli ancora con più amore, di essere più buona e più tenace di quanto non lo sia stato io.

Ai miei fratelli, Biagio ed Emilio, chiedo di volersi sempre bene, di non dimenticarsi di me: vi ho voluto sempre bene, vi chiedo di assistere con cura e amore i ns genitori che ne hanno tanto bisogno. Alla mia bella mamma ed al mio straordinario papà: vi voglio tanto bene, vi mando un abbraccio forte, vi porto sempre nel mio cuore, siete una forza della natura, mi avete dato tanto di più di quanto meritavo. A tutti i miei parenti, ai miei cognati, ai miei zii, ai miei cugini, ai miei nipoti, a mia suocera: vi chiedo di stare vicini a Gilda, a Basilio ed a Cettina. Vi chiedo di sorreggerli.

Ai miei amici sarò sempre grato per la loro vicinanza, per il loro affetto, per aver trascorso tante ore felici e spensierate. Alla mia università, ai miei studenti, ai miei collaboratori ed alle mie collaboratrici sarò sempre grato per la cura e la pazienza manifestatemi ogni giorno. Grazie. Quella era 1° mia vita. Ho trascorso 30 anni bellissimi dentro l’università innamorato ed entusiasta della mia attività di docente universitario e di ricercatore.
I progetti di ricerca, la ricerca del nuovo, erano la mia vita. Quanti giovani studenti ho condotto alla laurea. Quanti bei ricordi.

Ora un clan mi ha voluto togliere le cose più belle: la felicità, la gioia di vivere, la mia famiglia, la voglia di fare, la forza per guardare avanti.

Mi sento un uomo finito, distrutto. Vi prego di ricordarmi con un sorriso, con una preghiera, con un gesto di affetto, con un fiore. Se a qualcuno ho fatto del male chiedo umilmente di volermi perdonare.

Ho avuto tanto dalla vita. Poi, a 50 anni, ho perso la serenità per scelta di una magistratura che ha deciso di gambizzarmi moralmente. Questo sistema l’ho combattuto in tutte le sedi istituzionali. Ora sono esausto, non ho più energie per farlo e me ne vado in silenzio. Alcuni dovranno avere qualche rimorso, evidentemente il rimorso di aver ingannato un uomo che ha creduto ciecamente, sbagliando, nelle istituzioni.

Un abbraccio forte, forte da un uomo che fino ad alcuni mesi addietro sorrideva alla vita.

Questa storia, ricorda tanto quella di Beppe Alfano, non a caso spuntano fuori le stesse persone coinvolte con l’omicidio del giornalista. Leggendo la lettera si può ricordare anche Rita Atria, anch’egli rimasta solo dopo la morte di Paolo Borsellino.
Ancora una volta, i media come per Beppe Alfano e per Rita Atria, gettano il silenzio sul caso dopo il piccolo servizietto di routine.
Ancora una volta un uomo, un cittadino onesto, è stato abbandonato dallo stato.
Ancora una volta un cittadino è stato vittima del sistema,
un sistema mafioso, un sistema corrotto, quello stesso sistema che lui ha denunciato.
Adolfo Parmaliana era un uomo onesto che “sorrideva alla vita”.
FIRMA LA PETIZIONE:
Per approfondienti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Adolfo_Parmaliana
http://www.articolo21.info/4280/editoriale/laddio-della-sicilia-antimafiosa-ad-adolfo.html
http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=9448&Itemid=78
http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_03/professore_suicida_messina_f77cfe18-914f-11dd-9f28-00144f02aabc.shtml
http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2044785
http://stefanobellanda.altervista.org/?p=228

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Sadegna tra paradisi, strane scie in cielo e investimenti mafiosi.

31 ottobre 2008

Le spiaggie sarde
Antonio mentre fa il bagno nell'isola disabitata di Santa Maria (arcipelago de La Maddalena)

Il mese scorso ho trascorso una settimana di vacanza nella Gallura, in Sardegna. E’ stupenda: chilometri di strade panoramiche in mezzo a magnifiche colline ricche di vegetazione, a volte capita anche di avvistare qualche porcellino sardo.

Il mare è magnifico, chiaro e limpido, si vede il fondo anche a diversi metri di profondità; ma soprattutto la spiaggia non conosce i lidi, i parcheggi, i bar … il cemento. Metri e metri di spiaggia libera, al naturale, tra le tante insenature caratteristiche al massimo si trovano un paio di spiaggie private e un piccolo bar costruito principalmente in legno. Sono rimasto affascinato da questo particolare poichè sono abituato alle spiaggie pontine: scarico fognaro, cemento e residence in costruzione ovunque, camorra e politici che si divertono a creare spiagge artificiali dopo averle prima distrutte.

La Sardegna no! Non conosce ancora la politica del cemento.


Mafia in Sardegna

Nonostante le sue belleze naturali, questa terra non è totalmente immune dalle mafie. Un detto sardo recita così:

Né la vipera né la mafia.

Una sorta di scongiura per allontanare le infiltrazioni mafiose dall’isola. Ma in realtà gli investimenti mafiosi in sardegna e talvolta gli stessi investitori sono presenti già da tempo. Infatti risalgono agli anni ‘80 le primi indagini del dr. Imposimato riguardo a capitali riciclati nella zona di Olbia e la Gallura. Investimenti edilizi in appartamenti e servizi turistici che coinvolgevano la famiglia di Pippo Calò, ‘ndrangheta e indirettamente Silvio Berlusconi. Ma solo con le ultime operazioni di polizia come con l’operazione “dirty money” il fenomeno ha avuto la giusta attenzione. Tale operazione constatò un giro di riciclaggio con l’ammontare di 5 milioni di euro partiti da milano per poi finire in sardegna e svizzera. Finirino in carcere 9 persone tra cui un importante finanziere svizzero ed esponenti di primo piano di una cosca calbarese.

Per approfondimenti:

http://www.narcomafie.it/articoli_2008/dos_7_8_2008.htm

http://www.sardegna.beniculturali.it/eventi/642354/mafia-e-criminalita-in-sardegna.html

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/7414/78/

http://www.brianzapopolare.it/sezioni/politica/berlusconi_mafioso_lega_2001feb16.htm

http://www.regionesardegna.it/documenti/1_56_20080610124030.pdf

http://www.eddyburg.it/article/articleview/10600/0/128/

http://www.newstin.it/rel/it/it-010-000487984

http://lanuovasardegna.repubblica.it/dettaglio/I-tentacoli-della-mafia-sulla-citta/1433837?edizione=EdRegionale

Scie chimiche

Riguardo alle scie chimiche inutile stare qui a parlarne per ripetere sempr le stesse cosa tra bufale e realtà. Pubblico solo alcuni foto che ho avuto modo di scattare pesonalmente dall’”isola dei gabbani”:

fare clic sulle foto per ingrandirle

Foto scattate il 9 settembre 2008 dalle ore 15,29 alle ore 15,45

In questo arco di tempo sono passati decine di aerei.

Per approfondimenti sulle scie chimiche:

http://www.sciesardegna.it

http://www.sciechimiche.org

http://it.wikipedia.org/wiki/Scia_chimica

http://www.tankerenemy.com/

http://scie-chimiche.blogspot.com/

http://www.sandrobrandolini.it/index.php?option=com_content&task=view&id=25&Itemid=29

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Corrado Carnevale “l’ammazza sentenze”

16 ottobre 2008

Qualche giorno fà, ho ricevuto la seguente email che pubblico con piacere ma soprattutto dovere:

 

 

Due parlamentari dell’opposizione che se ne intendono: Gerardo D’Ambrosio e Felice Casson, ex magistrati entrambi, hanno fatto una bella scoperta.
Che cosa hanno scoperto? Che l’altro giorno, infilato nella norma che incentiva i magistrati che si recano nelle sedi disagiate con aumenti di stipendio, hanno inserito un piccolo codicillo che abroga una norma approvata nel 2007 dal governo Prodi.
Cosa diceva quella norma? Che i magistrati non possono ricoprire incarichi direttivi oltre i 75 anni se sono stati reintegrati in base alla legge che consentiva ai funzionari pubblici, sospesi o dimissionari per processi o condanne, che poi venivano assolti e potevano essere reintegrati.
In caso di reintegro, comunque il magistrato non può ricoprire incarichi direttivi se ha compiuto 75 anni.
Uno dirà: ‘ma di chi stanno parlando? Fate nomi e cognomi!’.
Chi è il magistrato che è stato reintegrato dopo che si era dimesso perché era stato condannato, poi era stato assolto ed è ritornato in carica e ha compiuto 75 anni? Non ce ne sono mica tanti: ce n’è uno.
Si chiama Corrado Carnevale.
E’ una vecchia conoscenza, soprattutto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che lo consideravano l’avversario numero uno.
Subito dopo la mafia c’era colui che alla presidenza della prima sezione penale della Cassazione si incaricava di cassare, annullare, decine di sentenze di condanna emesse dai giudici di Palermo nei confronti dei capi mafia.
Ma non solo di quelle di Palermo: assolveva anche i clan processati e condannati a Torino, ad esempio.
Sempre con cavilli, virgole mancanti, timbri incompleti. Era il re del garbuglio. Lo chiamavano ‘l’ammazza sentenze’.
Secondo alcuni testimoni, suoi colleghi in Cassazione e alcuni pentiti di mafia questo signore non annullava le sentenze perché andavano annullate ma perché era d’accordo con la mafia.
Si è fatto un processo, Carnevale è stato assolto in primo grado, condannato in appello e poi la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza.
Senza rinvio vuol dire che non ha disposto un nuovo processo in appello, come spesso avviene, ha annullato definitivamente stabilendo che le prove utilizzate dalla Corte d’Appello, quelle decisive, non erano più utilizzabili.
Come mai? Dei colleghi di Carnevale in Cassazione, che raccontavano di come lui facesse pressioni per ottenere l’annullamento delle condanne dei mafiosi anche quando non c’entrava niente perché non presiedeva il collegio – figurarsi quando lo presiedeva… c’erano racconti di suoi colleghi che dicevano: ‘quando eravamo in camera di consiglio lui ci diceva di annullare’. Ma anche quando non era in camera di consiglio chiamava alcuni colleghi e diceva: ‘mi raccomando, annullate’.
La Corte ritiene utilizzabili queste dichiarazioni nel senso che ritiene, come si era sempre ritenuto fino a quel momento, che se in camera di consiglio dove vige il segreto più assoluto – nessuno può rivelare cosa succede in camera di consiglio – si commettono dei reati, metti che il presidente malmena uno degli altri giudici, il giudice quando esce con l’occhio nero potrà dire ‘mi ha menato il presidente’… anche se la camera di consiglio è segreta, se si tratta di scoprire se sono stati commessi dei reati e chi li ha commessi si può divulgare cosa è avvenuto.
La Cassazione, sconvolgendo e ribaltando questa impostazione originaria, ha detto no: ‘non si può rivelare nulla della camera di consiglio, nemmeno quando si tratta di processare qualcuno per qualcosa fatto all’interno della camera di consiglio’.
Quindi ha dichiarato inutilizzabili le dichiarazioni dei magistrati di cassazione che dichiaravano di aver subito pressioni in camera di consiglio da Carnevale.
Quindi, se la prova non vale più perché sono cambiate le regole durante la partita è evidente che a quel punto Carnevale, anche per questo motivo, è stato assolto.
La Corte non si è accorta di un altro fatto: alcuni colleghi di Carnevale, che lo accusavano, non raccontavano di pressioni avvenute dentro la camera di consiglio.
Raccontavano di pressioni che faceva quando non stava in camera di consiglio, perché non presiedeva il collegio.
Erano pressioni avvenute fuori e dovrebbero essere utilizzabili.
Han fatto un fritto misto, han messo tutto dentro, hanno detto che era tutto inutilizzabile e, anche per questo motivo, Carnevale è stato assolto.
A questo punto, dopo la condanna in appello, si era dimesso dalla magistratura, altrimenti il CSM l’avrebbe comunque sospeso o cacciato.
Dopo che la Cassazione lo ha assolto, lui ha ottenuto una legge per poter rientrare in magistratura dopo che si era messo in prepensionamento.
Legge che ha approvato la maggioranza di centrodestra nel 2003, con voti delle solite teste di cavolo di una parte del centrosinistra che quando si tratta di dare una mano nelle porcate non si tira mai indietro.
Questa maggioranza trasversale riportò Carnevale in magistratura, alla Cassazione, a presiedere una sezione della Cassazione.
Per il momento sezione civile, prima stava nel penale.
Ma non è che l’assoluzione della Cassazione cancella i fatti.
Per esempio, indagando su di lui i magistrati di Palermo l’avevano intercettato per un certo periodo e l’avevano sentito, subito dopo la morte di Falcone e Borsellino, parlare di loro con dei suoi colleghi.
Carnevale, in quelle telefonate intercettate, li chiamava – Falcone e Borsellino, i martiri dell’antimafia – ‘i Diòscuri’, come se fossero Castore e Polluce.
Li prendeva in giro, da morti. Diceva che erano ‘due incapaci, con un livello di professionalità prossimo allo zero’.
Chiamava Falcone ‘quel cretino’, ‘faccia da caciocavallo’ – cioè faccia da culo, detto molto chiaramente, è un modo di dire siciliano – e aggiungeva: ‘io i morti li rispetto, ma certi morti no’.
Falcone e Borsellino manco da morti, li rispettava.
Aggiungeva: ‘a me Falcone non è mai piaciuto’. Poi insinuava che Falcone avesse messo sua moglie, Francesca Morvillo morta anche lei a Capaci, nella corte d’Appello di Palermo per far confermare le condanne che Falcone otteneva in primo grado.
Lo accusava di aggiustare i processi, diceva al telefono, per ‘fregare qualche mafioso’. Secondo lui condannare i mafiosi significava fregarli.
Questo lo diceva lui. Tant’è che quando l’hanno interrogato gli hanno chiesto: ‘ma lei conferma le cose che ha detto?’ ‘Si si, io contro di loro ho un’avversione che non è venuta meno neanche dopo che la mafia li ha ammazzati’.
Questo è il soggetto che in base a questa legge è tornato in Cassazione.
Ma c’era questa norma, fatta dal centrosinistra, che almeno ci metteva al riparto dalla beffa delle beffe. Carnevale è più vecchio di tutti proprio perché l’hanno reintegrato quando era over quota.
Il fatto che sia il più anziano degli altri lo pone in vantaggi in un’eventuale corsa alla presidenza della Cassazione.
Adesso un presidente c’è, si chiama Carbone, ma va in pensione nel 2010 e Carnevale lascerà la Cassazione nel 2013, quando avrà 83 anni.
Dagli 80 agli 83 anni, quando andrà in pensione Carbone, chi sarà il candidato unico, il più anziano, che ha più titoli per diventare primo presidente della Cassazione, il magistrato più importante d’Italia, quello che sta al vertice della piramide della magistratura sopra il quale non c’è più niente?
Sarà Carnevale.
In base a questa legge che stabilisce che anche se ha compiuto 75 anni ed è stato reintegrato, può diventare dirigente di un ufficio. Può diventare il primo presidente della Corte Suprema di Cassazione.
Così quando un famoso annullatore di sentenze come questo andrà a presiedere la Cassazione, tutti quelli che hanno delle sentenze che stanno per arrivare in Cassazione e che sperano che siano annullate, avranno buone speranze di ottenere il loro bravo annullamento.
Questa è la sesta legge ad personam che passa in Parlamento.
Vi preannuncio che ne avremo presto, probabilmente, una settima.
Adesso devono rinnovare la Corte Costituzionale perché c’è un membro che si è dimesso da un anno e mezzo. E’ un ex avvocato di Berlusconi, si chiama Vaccarella.
Era il civilista di Previti e Berlusconi. Si è dimesso un anno e mezzo fa, non l’hanno ancora sostituito ma ora c’è un pressing per sostituirlo.
Con chi lo sostituiranno? Il candidato favorito è il penalista di Berlusconi, l’avvocato Pecorella, che sta in Parlamento.
L’avvocato Pecorella è però imputato a Milano per favoreggiamento nei confronti di Delfo Zorzi, a sua volta imputato a Brescia per la strage di Piazza della Loggia.
Secondo l’accusa, Pecorella e l’avvocato di un pentito, Martino Siciliano, avrebbero pagato questo pentito per ritrattare le accuse a Zorzi sulle stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia.
Di qui per entrambi, l’altro si chiama Maniacci, l’accusa di favoreggiamento nei confronti di un imputato di strage.
Non era mai capitato nemmeno in Italia che un imputato di favoreggiamento di un presunto stragista venisse promosso a giudice costituzionale.
Ma quando lo diventasse, pensate cosa succederebbe: avremmo un giudice costituzionale che ogni tanto va a un processo dove deve rispondere di favoreggiamento nei confronti di un presunto stragista.
A quel punto ricominceranno a dire che non solo per il capo del governo, dello Stato, per i presidenti di Camera e Senato ci vuole quella tranquillità, che sicuramente uno che ha dei processi non può avere per svolgere il suo mandato, ma anche per i giudici costituzionali bisogna prevedere l’immunità almeno durante l’esercizio delle funzioni.
Quindi si tornerebbe indietro, al lodo Schifani che diversamente dal lodo Alfano immunizzava anche il presidente della Corte Costituzionale e perché no, a quel punto, tutti i suoi membri, come inizialmente voleva fare Alfano.
Voi vedete come una legge ad personam ne figlia tante altre.
E’ come una smagliatura che se non viene immediatamente rammendata comincia a dilatarsi e diventa una voragine.
Ecco perché la smagliatura, cioè il Lodo Alfano, va immediatamente ricucita con l’abrogazione o per via referendaria o per via del respingimento della Corte Costituzionale, perché a furia di fare una legge ad personam dopo l’altra alla fine le uniche ‘personas’ che non otterranno mai giustizia saremo noi cittadini comuni.

Elvio Di Cesare

ASSOCIAZIONE REGIONALE DI LOTTA  CONTRO LE ILLEGALITA’ E LE MAFIE

http://www.comitato-antimafia-lt.org/

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La Ciociaria nelle relazioni della DIA dal 2002 al 2007

2 agosto 2008

Ormai da anni sfilano sui gionali ciociari dichiarazione di politici, e a volte anche rappresentanti delle istituzioni, in cui si alternano le supposizioni del tipo “camorra si ! camorra no!” oppure coloro che hanno ancora la presunzione nel dire che Cassino è un isola felice. Fortunatamente la D.I.A. senza tanti riflettori tiene sotto osservazione il nostro territorio, e quando opportuno passa ai fatti come per l’Operazione Grande Muraglia: la prima operazione che vede indagati diversi impreditori cassinati in concorso in associazione a delinquere di tipo camorristico. Riporto in seguito alcuni stralci delle relazione semestrali della Direzione Ivestigativa Antimafia in cui viene citato diverse volte il Cassinate e Frosinone.


Anno 2002 – 1° Semestre Pagine 21, 22, 23 – Sommario: A. Cosa Nostra, 2. Attività economiche.

<L’economia di cosa nostra” poggia ormai stabilmente su due pilastri fondamentali che in questo documento sono spesso richiamati: le estorsioni e le infiltrazioni nel settore degli appalti pubblici. Dalle prime si ricavano i proventi per la gestione ordinaria delle “famiglie” e dal secondo il gruppo dirigente ricava rilevanti masse finanziarie da investire in ulteriori iniziative. Si tratta di una situazione ben nota, che per diffusione ed intensità rivela un elevato controllo del territorio siciliano da parte delle “famiglie” di cosa nostra” e, laddove esistono, delle organizzazioni mafiose similari autonome. Rispetto al passato e per quanto riguarda l’isola, pertanto, la situazione di sofferenza della popolazione economicamente attiva non è sostanzialmente mutata. Ma a fronte della gravità di questa situazione sono state raccolte le prove di nuove pericolose iniziative di cosa nostra”, che ha iniziato – con successo – ad allargare il suo campo di azione anche al di fuori della Sicilia. Da una indagine conclusasi nel mese di gennaio dell’anno in corso è emerso che mafiosi di Gela (CL), i RINZIVILLO, esponenti di rilievo della “famiglia” di cosa nostra” di quella cittadina e “uomini d’onore” tenuti in gran considerazione anche a Palermo, avevano dato vita, tra le altre numerose attività economiche da loro gestite, anche a due iniziative imprenditoriali che interessavano l’Italia continentale, in particolare le regioni del Lazio e del Centro-Nord. Una di queste iniziative consisteva nell’aver creato una impresa che forniva mano d’opera per cantieri allestiti da imprese disseminate un po’ ovunque: Lucca, Fano (PU), Rimini, Vicenza, Formia (LT), Sandrigo (VI), Codogno (MI), Latina, Taranto, Lonate Ceppino (VA), Verona, Firenze, La Spezia, Piacenza, Cassino (FR), Genova, Rho (MI), Perugia, Lodi, Vicenza, Rozzano (MI), Castellanza (VA), Milano. Per fare fronte alle esigenze dei numerosi cantieri presso cui collocavano la manodopera i mafiosi imprenditori ingaggiavano i cassaintegrati di Gela che, spinti dal bisogno, accettavano salari e condizioni di lavoro inferiori a quelli correnti. Basti pensare che su una retribuzione di trentamila lire ad ora lavorativa, concordata con le imprese committenti, l’associazione mafiosa ne tratteneva per sé settemila a titolo di pagamento per aver procurato il posto di lavoro. Tra i cassaintegrati gelesi veniva reclutata la manodopera specializzata indispensabile per l’esecuzione dei lavori. Questa aliquota veniva poi rinforzata con manovalanza priva di ogni esperienza specialistica, formata da clandestini rumeni in tale stato di indigenza che i “datori di lavoro” sono stati costretti perfino a comprare loro le scarpe, di cui erano privi, per poterli fare lavorare. A questi ultimi veniva riconosciuta una retribuzione di sessanta – settantamila lire al giorno. Né gli italiani né i rumeni potevano esprimere la sia pur minima protesta in ordine alla retribuzione, alle condizioni di lavoro o di sistemazione logistica, di norma assolutamente precaria specie per i clandestini. In caso di proteste l’operaio veniva immediatamente allontanato con l’avviso che non sarebbe più stato chiamato a lavorare. Mentre i clandestini erano assolutamente indifesi di fronte a questi abusi per la loro condizione irregolare sul territorio nazionale, i gelesi, che in teoria avrebbero avuto qualche mezzo di difesa in più, rimanevano vittime del potere di intimidazione esercitato dai “datori di lavoro” di cui nessuno, a Gela, sconosceva lo spessore mafioso. La pericolosità di un’iniziativa di questo tipo consiste nelle conseguenti possibilità per cosa nostra” siciliana di infiltrarsi nel mondo imprenditoriale del Centro – Nord Italia. La formazione di un rapporto di affari con cosa nostra”, infatti, non suggella l’epilogo d’intese, ma è soprattutto, per il mafioso, l’occasione per stabilire nuovi contatti personali, osservare nuove realtà, rendersi conto di possibilità di guadagno che gli erano sconosciute. In altri termini, ogni nuova posizione guadagnata costituisce ad un tempo osservatorio e trampolino per compiere ulteriori passi in avanti. L’imprenditore onesto che fa affari con cosa nostra”, anche per una sola volta, non potrà poi troncare ogni legame, rifiutandosi di dare corso ad altre collaborazioni. Egli si ritroverà assediato da richieste e proposte di ogni genere e si renderà ben presto conto che è destinato ad essere coinvolto sempre più profondamente nelle vicende dell’organizzazione criminale. Un esame dell’altra iniziativa imprenditoriale a cui si è accennato consentirà di focalizzare i motivi per cui “lo sbarco nel continente” dei RINZIVILLO è da attribuire ad un progetto di cosa nostra” siciliana e non ad un’ iniziativa personale. E’ plausibile ipotizzare che la “famiglia” siciliana RINZIVILLO, avendo necessità di un legale, si sia rivolta, proprio su indicazioni di “cosa nostra”, a professionisti da tempo noti per i loro rapporti con esponenti di spicco di organizzazioni criminali campane che, in passato, transitarono in “cosa nostra” mediante formale affiliazione dei loro capi. Si ritiene, infatti, che se in una struttura rigidamente articolata in “famiglie” territorialmente ben definite comecosa nostra”, alcuni elementi locali si ritrovano ad essere compartecipi in affari di notevoli proporzioni fuori dalla Sicilia, ci sia stato un assenso dei vertici dell’organizzazione.>

Non solo malavita campana, anche cosa notra ha fatto affari in Ciociaria. Per approfondimenti suglli ultimi affari illeciti della famiglia Rinzivillo consiglio di visitare i seguenti siti:

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/5976/

http://www.interno.it/dip_ps/dia/pagine/2002_operazioni_rilievo.htm

http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=113340&numero=7676&title=DOWNLOAD

http://www.comitato-antimafia-lt.org/sito/relaz/relaz180305.htm

http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=1955

Anno 2002 – 2° semestre Volume secondo Pagina 86 – Sommario: B. Situazione Regione Campania, 3. Studi analitici. <Nel mese di luglio è stata redatta un’informativa di reato, inviata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino, nella quale sono confluiti gli esiti degli accertamenti di un’attività preventiva, in collaborazione con la DIGOS della Questura di Frosinone, mirata ad accertare se persistano attuali collegamenti tra cittadini extracomunitari di etnia algerina e marocchina, residenti a Cassino, ed organizzazioni criminali campane, già emersi in un’indagine coordinata dalle Procure della Repubblica di Milano e Napoli, sin dal 1998, che portò all’arresto di diversi stranieri, con l’imputazione di associazione per delinquere finalizzata all’importazione di armi ed altro, sospettati di appartenere all’organizzazione terroristica di origine algerina denominata “AL TAKFIR WAL HIJRA” (Anatema ed Esilio). Il gruppo, operante in diversi paesi europei e radicato in Italia principalmente in Lombardia, Campania e Lazio, si ispira ad un analogo movimento egiziano, ed in Algeria è stato costituito da combattenti formatisi nei campi di addestramento pakistani per sovvertire l’attuale regime.>

Per approfondimenti:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/06/14/arrestato-terrorista-algerino.html

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/05/27/milano-bergamo-napoli-le-basi-dei.html

Anno 2003 – 1° semestre Volume secondo Pagina 104 – Sommario: B. Situazione Regione Campania, 3. Studi analitici. <Proseguono gli accertamenti di un’attività preventiva, in collaborazione con la DIGOS della Questura di Frosinone, mirata ad accertare se persistano attuali collegamenti tra cittadini extracomunitari di etnia algerina e marocchina, residenti a Cassino, ed organizzazioni criminali campane, già emerse in un’indagine coordinata dalle Procure della Repubblica di Milano e Napoli nel 1998, che portò all’arresto di diversi stranieri, con l’imputazione di associazione per delinquere finalizzata all’importazione di armi ed altro, sospettati di appartenere all’organizzazione terroristica di origine algerina denominata “AL TAKFIR WAL HIJRA” (Anatema ed Esilio). Il gruppo, operante in diversi paesi europei e radicato in Italia (essenzialmente in Lombardia, Campania e Lazio), si ispira ad un analogo movimento egiziano ed in Algeria è stato costituito da combattenti formatisi nei campi di addestramento pakistani per sovvertire l’attuale regime. Detta attività preventiva nel mese di giugno 2003 ha consentito alla DIGOS della Questura di Frosinone di trarre in arresto uno degli indagati, ricercato in campo internazionale, perché colpito da provvedimento restrittivo per reati di terrorismo, emesso dal Tribunale di Costantine (Algeria).>

Per approfondimenti: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/06/14/arrestato-terrorista-algerino.html

Anno 2003 – 2° semestre Volume secondo Pagina 97 – Sommario: Situazione Regione Campania, 2. Proiezioni fuori dalla regione. <In provincia di Latina persistono insediamenti dei clan casertani “IOVINE”, “SCHIAVONE” e “LA TORRE”, che oltre ad aver posto solide basi per il controllo del territorio, esercitano, in modo sistematico, tutte quelle attività illecite tipiche dell’area di origine, quali l’usura, le estorsioni, gli omicidi, il traffico delle sostanze stupefacenti, arrivando anche ad imporre il “pizzo” ai delinquenti locali sui proventi delle loro attività criminali. Analogo discorso vale per la zona del cassinate, immediatamente a ridosso della provincia di Caserta, ove, forse con minore intensità, sono emerse cointeressenze di alcune cosche campane soprattutto nella gestione delle cave abusive utilizzate per l’illecito smaltimento dei rifiuti. >

In realtà già alla fine degli anni ‘80, persiste una probabile azione di smaltimento illecito nelle campagne della Ciociaria da parte dei clan dei casalesi, come anche il dr. De ficchy (sotituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia) ha più dichiarato nelle commissione parlamentari d’inchiesta.

Anno 2005 – 2° semestre Pagina 88 – Sommario: Allegato, Segnalazioni operazione sospette divise per provincia. <LAZIO 692 Frosinone 7 Latina 14 Rieti 3 Roma 655 Viterbo 13 >

L’ex Ufficio italiano dei cambi era uno speciale organo istituito presso la banca d’Italia e aveva attività di prevenzione e contrasto al riciclaggio. Tale ufficio segnala regolarmente alla DIA ed a uno speciale nucleo della Guardia di Finanza le operazione sospette. Da agosto a dicembre 2005, la Direzione investigativa Antimafia ha preso in considerazione 7 operazione sospette. Dal 1 gennaio 2008 è stato sostituito dall’Ufficio di informazione finanziaria.

Per approfondimenti su UIC e UIF:

http://uif.bancaditalia.it/UICFEWebroot/index.jsp?whichArea=UIC&lingua=it

http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/organizzazione/Aree/uif

Anno 2007 – 1° semestre Pagina 157 < Nella provincia di Frosinone, soprattutto nel Cassinate, si rileverebbero segnali di infiltrazione da parte dei sodalizi criminali casertani in attività imprenditoriali e commerciali, attraverso la mediazione di società apparentemente immuni da pregiudizi. Non sono mancati segnali di vere e proprie attività estorsive poste in essere nei confronti di imprenditori e commercianti operanti in quella provincia ma originari della Campania e, per questo, più facilmente “aggredibili” sotto il profilo vittimologico .>

In questo periodo ricordiamo l’arresto a Cassino del boss Luigi Venosa e vari attentati incendiari e tentavi di estorsioni da personaggi campani.

Per approfondimenti:

http://www.wikio.it/societa/criminalita/mafia/camorra/luigi_venosa

http://lnx.casertasette.com/modules.php?name=News&file=article&sid=6940

http://blog.osistema.org/archivi/2006-07-12

Anno 2007 – 2° semestre
Pagina 214 – Sommario: 2. Organizzazioni di tipo mafioso autoctone, c. Criminalità organizzata campana. <Per la provincia di Frosinone e soprattutto nell’area di Cassino, sono state percepite presenze di soggetti referenti del clan dei Casalesi e degli ESPOSITO, implicati anche in richieste estorsive ai danni di imprenditori e commercianti della zona.>

A breve uscirà la relazione inerente il primo semestre 2008 e di certo non c’è la faremo scappare… rimanete collegati.

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Antonio Iafano Uncategorized , , , , , , , , , , , , , , , , ,