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Posts Tagged ‘Frosinone’

Dopo Dell’Utri, anche Andreotti a Frosinone

26 febbraio 2009

http://ilnuovomondodigalatea.files.wordpress.com/2008/05/andreotti.jpg Quando si usa l’espressione “destra o sinistra non cambia niente” non si può parlare sempre di qualunquismo o di anti-politica; se un condannato per mafia era stato invitato da esponenti del PDL , questa volta è stato un esponente del PD a invitare un “mafioso prescritto”. Proprio Francesco Scalia, Presidente della Provincia, (carica istituzionale che mai come in questi ultimi tempi dovrebbe promuovere iniziative sulla legalità) ha invitato ufficialmente il sen. Andreotti il 16 marzo per premiare i vincitori del concorso  giornalistico Luciano Renna. Certamente un’ inziativa importante un concorso gionalistico in ricordo di Luciano Renna, il noto giornalista venuto a mancare alcuni anni fa’. Ma perchè il vincitore dovrà avere il “disonore” di essere premiato da un senatore colluso con la mafia.

Giulio Andreotti è stato imputato a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza di primo grado lo aveva assolto perché il fatto non sussiste, mentre la sentenza di appello del 2 maggio 2003  ha accertato il «reato di partecipazione all’associazione per delinquere»  fino alla primavera del 1980. Reato purtroppo estinto per prescrizione.

I tg e i giornali diffusero la notizia con titoli del tipo <<Andreotti non è mafioso, assolto>>  oppure <<Andreotti è  innocente>> , forse non era importante divulgare i motivi dell’assoluzione, forse non è importante in democrazia informare il popolo che il 19 agosto 1985  l’allora Ministro degli Esteri Giulio Andreotti ebbe un incontro a Mazara del Vallo con Andrea Manciaracina, all’epoca uomo di fiducia di Salvatore Riina.  Andreotti stesso confermò l’incontro dichiarando di aver conversato sui problemi inerenti la legislazione della pesca. La deposizione fu ritenuta inverosimile dai giudici. Nel 1979 Andreotti incontrò Stefano Bontate (l’allora capo di cosa nostra) a Catania. Bontate lamenta ad Andreotti il comportamento di Piersanti Mattarella (all’epoca Presidente della Regione Sicili ed esponente della DC) nei confronti dei cugini Lima, politici della DC e uomini d’onore. Il boss sollecitò Andreotti di calmare Mattarella altrimenti “sarebbe finita male”. Andreotti non denuncia l’accaduto, e Mattarelli viene assassinato il 6 gennaio 1980.   Sono decine gli incontri descritti nella sentenza tra cui accordi per scambi di favore.

Va precisato che l’assoluzione è diversa dalla prescrizione anche nel gergo tecnico. L’assoluzione, che non è il caso del processo Andreotti, viene emessa quando il l’imputato non ha commesso reato o non è dimostrabile per la giurisprudenza (come nel caso di molti politici). La prescrizione, nel caso del processo Andreotti, viene emessa quando l’imputato ha commesso il fatto ma per decorrenza dei tempi, il reato è istinto.

Grazie a Francesco Scalia per aver invitato un mafioso prescritto in Ciociaria

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Dell’ Utri: pregiudicato acclamato dalla Ciociaria

13 febbraio 2009

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Ieri a parlare di Mussolini, di libertà e di giustizia nella sala dell’amministrazione provinciale c’era Marcello Dell’Utri, invitato dai circoli del buongoverno (e che “buongoverno”). A pochi giorni della più grande operazione antimafia di polizia, il pdl di Frosinone ha avuto l’ottima idea di invitare un senatore condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa  dal tribunale di Palermo. Volevo vedere e sentire cosa si provava ad avere di fronte un politico e pregiudicato (ha anche una condanna per frode fiscale di 2 anni  e 3 mesi confermata dalla Corte di Cassazione) che parla del Duce. La sala era colma di gente, in maggior parte i soliti aspiranti politici con le rispettive famiglie ed amici. Ad ogni applauso mi chiedevo se gli spettatori sapevano del passato di Dell’Utri, se sapevano che nonostante la condanna per mafia che deve passare in altri due gradi giudizi, i rapporti con cosa nostra sono stati accertati dalla polizia; se sapevano che lui fu la persona che negli anni ottanta collega Berlusconi a Gaetano Cinà, Stefano Bontande (boss di cosa nostra); se sapevano che il senatore ha anche un processo contro per estorsione con tanto di dichiarazioni di collaboratori di giustizia e intercettazioni;  se sapevano che un intercettazione tra Dell’Utri e Berlusconi si parla di “cavalli”, li stessi cavalli che il mafioso Vittorio Mangano usava al telefono per trafficare droga. A fare queste considerazioni non sono io,  ma i giudici e i rapporti di polizia dettagliati nella sentenza di primo grado di Dell’Utri. E chissà se gli spettatori di ieri, sono a conoscenza che Berlusconi ha definito ” erore” un mafioso (Mangano), sputando sul lavoro dei più grandi magistrati che l’Italia abbia mai potuto avere quali Falcone e Borsellino. Fù proprio Falcone ad arrestare lo stalliere di casa ad Arcore di Berlusconi.

Ieri si leggeva su alcuni quotidiani locali delle dichiariazioni di Antonio Salvati: «Lo scopo dell’incontro è di migliorare la qualità della politica attraverso la cultura» e ancora parlando del senatore (Dell’Utri) «ha iniziato in tutta Italia un importante percorso di promozione della cultura, rivolgendosi soprattutto ai giovani, ai quali chiede un rinnovato impegno affinché la politica possa tornare ad essere uno straordinario mezzo per migliorare la nostra società e la nostra quotidianità.».

Sulla base di tali dichiarazioni Antonio Salvati intende migliorare la politica invitando a parlare un pregiudicato e un presunto mafioso nella sede della Provincia?

Il senatore Dell’Utri, incontrando giovani di tutta Italia, avrà mai parlato delle sue amicizie mafiose?

Ecco alcuni video per aprire gli occhi:

Telefonata tra Dell\’Utri e Berlusconi

Paolo Borsellino parla di Mangano, lo stalliere di casa Berlusconi

Marco Travaglio parla di Dell\’Utri

Piero Ricca, onesto cittadino, viene allontanato perchè fa dell domande sconttanti a Dell\’Utri

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La Direzione Nazionale Antimafia evidenzia la chiara presenza mafiosa in Ciociaria

12 agosto 2008

Frosinone

Quest’anno la Direzione Nazionale Antimafia, nella relazione annuale dedica ampio spazio alla situazione “camorristica” in provincia di Frosinone. Nonostante il periodo di considerazione è dal 1° luglio 2006 al 30 giugno 2007, non mancano riferimenti ad avvenimeenti importanti degli anni passati. Pregiudicati campani sempre più dediti al traffico di stupefacenti insieme a malavitosi ciociari; soggetti di origine rom specialisti dell’usura e del riciclaggio di denaro, estorsioni, appalti, rifugio per latitanti…. isomma chi più ne ha più ne metta, questa è la terra felice della Ciociaria (“forse terra felice solo per i camorristi”) .

Prosegui la lettura…

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La Ciociaria nelle relazioni della DIA dal 2002 al 2007

2 agosto 2008

Ormai da anni sfilano sui gionali ciociari dichiarazione di politici, e a volte anche rappresentanti delle istituzioni, in cui si alternano le supposizioni del tipo “camorra si ! camorra no!” oppure coloro che hanno ancora la presunzione nel dire che Cassino è un isola felice. Fortunatamente la D.I.A. senza tanti riflettori tiene sotto osservazione il nostro territorio, e quando opportuno passa ai fatti come per l’Operazione Grande Muraglia: la prima operazione che vede indagati diversi impreditori cassinati in concorso in associazione a delinquere di tipo camorristico. Riporto in seguito alcuni stralci delle relazione semestrali della Direzione Ivestigativa Antimafia in cui viene citato diverse volte il Cassinate e Frosinone.


Anno 2002 – 1° Semestre Pagine 21, 22, 23 – Sommario: A. Cosa Nostra, 2. Attività economiche.

<L’economia di cosa nostra” poggia ormai stabilmente su due pilastri fondamentali che in questo documento sono spesso richiamati: le estorsioni e le infiltrazioni nel settore degli appalti pubblici. Dalle prime si ricavano i proventi per la gestione ordinaria delle “famiglie” e dal secondo il gruppo dirigente ricava rilevanti masse finanziarie da investire in ulteriori iniziative. Si tratta di una situazione ben nota, che per diffusione ed intensità rivela un elevato controllo del territorio siciliano da parte delle “famiglie” di cosa nostra” e, laddove esistono, delle organizzazioni mafiose similari autonome. Rispetto al passato e per quanto riguarda l’isola, pertanto, la situazione di sofferenza della popolazione economicamente attiva non è sostanzialmente mutata. Ma a fronte della gravità di questa situazione sono state raccolte le prove di nuove pericolose iniziative di cosa nostra”, che ha iniziato – con successo – ad allargare il suo campo di azione anche al di fuori della Sicilia. Da una indagine conclusasi nel mese di gennaio dell’anno in corso è emerso che mafiosi di Gela (CL), i RINZIVILLO, esponenti di rilievo della “famiglia” di cosa nostra” di quella cittadina e “uomini d’onore” tenuti in gran considerazione anche a Palermo, avevano dato vita, tra le altre numerose attività economiche da loro gestite, anche a due iniziative imprenditoriali che interessavano l’Italia continentale, in particolare le regioni del Lazio e del Centro-Nord. Una di queste iniziative consisteva nell’aver creato una impresa che forniva mano d’opera per cantieri allestiti da imprese disseminate un po’ ovunque: Lucca, Fano (PU), Rimini, Vicenza, Formia (LT), Sandrigo (VI), Codogno (MI), Latina, Taranto, Lonate Ceppino (VA), Verona, Firenze, La Spezia, Piacenza, Cassino (FR), Genova, Rho (MI), Perugia, Lodi, Vicenza, Rozzano (MI), Castellanza (VA), Milano. Per fare fronte alle esigenze dei numerosi cantieri presso cui collocavano la manodopera i mafiosi imprenditori ingaggiavano i cassaintegrati di Gela che, spinti dal bisogno, accettavano salari e condizioni di lavoro inferiori a quelli correnti. Basti pensare che su una retribuzione di trentamila lire ad ora lavorativa, concordata con le imprese committenti, l’associazione mafiosa ne tratteneva per sé settemila a titolo di pagamento per aver procurato il posto di lavoro. Tra i cassaintegrati gelesi veniva reclutata la manodopera specializzata indispensabile per l’esecuzione dei lavori. Questa aliquota veniva poi rinforzata con manovalanza priva di ogni esperienza specialistica, formata da clandestini rumeni in tale stato di indigenza che i “datori di lavoro” sono stati costretti perfino a comprare loro le scarpe, di cui erano privi, per poterli fare lavorare. A questi ultimi veniva riconosciuta una retribuzione di sessanta – settantamila lire al giorno. Né gli italiani né i rumeni potevano esprimere la sia pur minima protesta in ordine alla retribuzione, alle condizioni di lavoro o di sistemazione logistica, di norma assolutamente precaria specie per i clandestini. In caso di proteste l’operaio veniva immediatamente allontanato con l’avviso che non sarebbe più stato chiamato a lavorare. Mentre i clandestini erano assolutamente indifesi di fronte a questi abusi per la loro condizione irregolare sul territorio nazionale, i gelesi, che in teoria avrebbero avuto qualche mezzo di difesa in più, rimanevano vittime del potere di intimidazione esercitato dai “datori di lavoro” di cui nessuno, a Gela, sconosceva lo spessore mafioso. La pericolosità di un’iniziativa di questo tipo consiste nelle conseguenti possibilità per cosa nostra” siciliana di infiltrarsi nel mondo imprenditoriale del Centro – Nord Italia. La formazione di un rapporto di affari con cosa nostra”, infatti, non suggella l’epilogo d’intese, ma è soprattutto, per il mafioso, l’occasione per stabilire nuovi contatti personali, osservare nuove realtà, rendersi conto di possibilità di guadagno che gli erano sconosciute. In altri termini, ogni nuova posizione guadagnata costituisce ad un tempo osservatorio e trampolino per compiere ulteriori passi in avanti. L’imprenditore onesto che fa affari con cosa nostra”, anche per una sola volta, non potrà poi troncare ogni legame, rifiutandosi di dare corso ad altre collaborazioni. Egli si ritroverà assediato da richieste e proposte di ogni genere e si renderà ben presto conto che è destinato ad essere coinvolto sempre più profondamente nelle vicende dell’organizzazione criminale. Un esame dell’altra iniziativa imprenditoriale a cui si è accennato consentirà di focalizzare i motivi per cui “lo sbarco nel continente” dei RINZIVILLO è da attribuire ad un progetto di cosa nostra” siciliana e non ad un’ iniziativa personale. E’ plausibile ipotizzare che la “famiglia” siciliana RINZIVILLO, avendo necessità di un legale, si sia rivolta, proprio su indicazioni di “cosa nostra”, a professionisti da tempo noti per i loro rapporti con esponenti di spicco di organizzazioni criminali campane che, in passato, transitarono in “cosa nostra” mediante formale affiliazione dei loro capi. Si ritiene, infatti, che se in una struttura rigidamente articolata in “famiglie” territorialmente ben definite comecosa nostra”, alcuni elementi locali si ritrovano ad essere compartecipi in affari di notevoli proporzioni fuori dalla Sicilia, ci sia stato un assenso dei vertici dell’organizzazione.>

Non solo malavita campana, anche cosa notra ha fatto affari in Ciociaria. Per approfondimenti suglli ultimi affari illeciti della famiglia Rinzivillo consiglio di visitare i seguenti siti:

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/5976/

http://www.interno.it/dip_ps/dia/pagine/2002_operazioni_rilievo.htm

http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=113340&numero=7676&title=DOWNLOAD

http://www.comitato-antimafia-lt.org/sito/relaz/relaz180305.htm

http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=1955

Anno 2002 – 2° semestre Volume secondo Pagina 86 – Sommario: B. Situazione Regione Campania, 3. Studi analitici. <Nel mese di luglio è stata redatta un’informativa di reato, inviata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino, nella quale sono confluiti gli esiti degli accertamenti di un’attività preventiva, in collaborazione con la DIGOS della Questura di Frosinone, mirata ad accertare se persistano attuali collegamenti tra cittadini extracomunitari di etnia algerina e marocchina, residenti a Cassino, ed organizzazioni criminali campane, già emersi in un’indagine coordinata dalle Procure della Repubblica di Milano e Napoli, sin dal 1998, che portò all’arresto di diversi stranieri, con l’imputazione di associazione per delinquere finalizzata all’importazione di armi ed altro, sospettati di appartenere all’organizzazione terroristica di origine algerina denominata “AL TAKFIR WAL HIJRA” (Anatema ed Esilio). Il gruppo, operante in diversi paesi europei e radicato in Italia principalmente in Lombardia, Campania e Lazio, si ispira ad un analogo movimento egiziano, ed in Algeria è stato costituito da combattenti formatisi nei campi di addestramento pakistani per sovvertire l’attuale regime.>

Per approfondimenti:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/06/14/arrestato-terrorista-algerino.html

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/05/27/milano-bergamo-napoli-le-basi-dei.html

Anno 2003 – 1° semestre Volume secondo Pagina 104 – Sommario: B. Situazione Regione Campania, 3. Studi analitici. <Proseguono gli accertamenti di un’attività preventiva, in collaborazione con la DIGOS della Questura di Frosinone, mirata ad accertare se persistano attuali collegamenti tra cittadini extracomunitari di etnia algerina e marocchina, residenti a Cassino, ed organizzazioni criminali campane, già emerse in un’indagine coordinata dalle Procure della Repubblica di Milano e Napoli nel 1998, che portò all’arresto di diversi stranieri, con l’imputazione di associazione per delinquere finalizzata all’importazione di armi ed altro, sospettati di appartenere all’organizzazione terroristica di origine algerina denominata “AL TAKFIR WAL HIJRA” (Anatema ed Esilio). Il gruppo, operante in diversi paesi europei e radicato in Italia (essenzialmente in Lombardia, Campania e Lazio), si ispira ad un analogo movimento egiziano ed in Algeria è stato costituito da combattenti formatisi nei campi di addestramento pakistani per sovvertire l’attuale regime. Detta attività preventiva nel mese di giugno 2003 ha consentito alla DIGOS della Questura di Frosinone di trarre in arresto uno degli indagati, ricercato in campo internazionale, perché colpito da provvedimento restrittivo per reati di terrorismo, emesso dal Tribunale di Costantine (Algeria).>

Per approfondimenti: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/06/14/arrestato-terrorista-algerino.html

Anno 2003 – 2° semestre Volume secondo Pagina 97 – Sommario: Situazione Regione Campania, 2. Proiezioni fuori dalla regione. <In provincia di Latina persistono insediamenti dei clan casertani “IOVINE”, “SCHIAVONE” e “LA TORRE”, che oltre ad aver posto solide basi per il controllo del territorio, esercitano, in modo sistematico, tutte quelle attività illecite tipiche dell’area di origine, quali l’usura, le estorsioni, gli omicidi, il traffico delle sostanze stupefacenti, arrivando anche ad imporre il “pizzo” ai delinquenti locali sui proventi delle loro attività criminali. Analogo discorso vale per la zona del cassinate, immediatamente a ridosso della provincia di Caserta, ove, forse con minore intensità, sono emerse cointeressenze di alcune cosche campane soprattutto nella gestione delle cave abusive utilizzate per l’illecito smaltimento dei rifiuti. >

In realtà già alla fine degli anni ‘80, persiste una probabile azione di smaltimento illecito nelle campagne della Ciociaria da parte dei clan dei casalesi, come anche il dr. De ficchy (sotituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia) ha più dichiarato nelle commissione parlamentari d’inchiesta.

Anno 2005 – 2° semestre Pagina 88 – Sommario: Allegato, Segnalazioni operazione sospette divise per provincia. <LAZIO 692 Frosinone 7 Latina 14 Rieti 3 Roma 655 Viterbo 13 >

L’ex Ufficio italiano dei cambi era uno speciale organo istituito presso la banca d’Italia e aveva attività di prevenzione e contrasto al riciclaggio. Tale ufficio segnala regolarmente alla DIA ed a uno speciale nucleo della Guardia di Finanza le operazione sospette. Da agosto a dicembre 2005, la Direzione investigativa Antimafia ha preso in considerazione 7 operazione sospette. Dal 1 gennaio 2008 è stato sostituito dall’Ufficio di informazione finanziaria.

Per approfondimenti su UIC e UIF:

http://uif.bancaditalia.it/UICFEWebroot/index.jsp?whichArea=UIC&lingua=it

http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/organizzazione/Aree/uif

Anno 2007 – 1° semestre Pagina 157 < Nella provincia di Frosinone, soprattutto nel Cassinate, si rileverebbero segnali di infiltrazione da parte dei sodalizi criminali casertani in attività imprenditoriali e commerciali, attraverso la mediazione di società apparentemente immuni da pregiudizi. Non sono mancati segnali di vere e proprie attività estorsive poste in essere nei confronti di imprenditori e commercianti operanti in quella provincia ma originari della Campania e, per questo, più facilmente “aggredibili” sotto il profilo vittimologico .>

In questo periodo ricordiamo l’arresto a Cassino del boss Luigi Venosa e vari attentati incendiari e tentavi di estorsioni da personaggi campani.

Per approfondimenti:

http://www.wikio.it/societa/criminalita/mafia/camorra/luigi_venosa

http://lnx.casertasette.com/modules.php?name=News&file=article&sid=6940

http://blog.osistema.org/archivi/2006-07-12

Anno 2007 – 2° semestre
Pagina 214 – Sommario: 2. Organizzazioni di tipo mafioso autoctone, c. Criminalità organizzata campana. <Per la provincia di Frosinone e soprattutto nell’area di Cassino, sono state percepite presenze di soggetti referenti del clan dei Casalesi e degli ESPOSITO, implicati anche in richieste estorsive ai danni di imprenditori e commercianti della zona.>

A breve uscirà la relazione inerente il primo semestre 2008 e di certo non c’è la faremo scappare… rimanete collegati.

Già pubblicato:

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E adesso Ammazzateci Tutti per la provincia di Frosinone

23 luglio 2008

Che cos’è “Ammazzateci tutti”?

Qualche informazione sul Movimento.
Ammazzateci tutti” è il nome del movimento anti-’ndrangheta sorto su iniziativa spontanea dei giovani a Locri (RC) negli ultimi mesi del 2005, ossia all’indomani dell’omicidio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno.
Inizialmente composto da soli ragazzi (per lo più studenti liceali ed universitari), il Movimento nei mesi successivi alla sua nascita ha incontrato il sostegno fattivo anche degli adulti, e nello specifico dei familiari vittime di ‘ndrangheta.
Ben presto il Movimento, grazie alla rete e ad internet è riuscito ad unire ragazze e ragazzi da tutta Italia che, all’appello di “giovani contro tutte le mafie!” ha unito e continua ad unire in un unico grido ed in un grande movimento antimafie su scala nazionale la meglio gioventù italiana nella lotta contro le mafie e per la legalità: dalla Sicilia, alla Campania, alla Lombardia, al Lazio, alla Puglia, al Veneto, i coordinamenti del Movimento si stanno costituendo oramai in tutto il Paese.

Attività ed iniziative più significative svolte sino ad oggi

La prima apparizione pubblica dell’embrione del Movimento è stata fatta a Locri il 19 ottobre del 2005. in occasione dei funerali dell’On. Francesco Fortugno, quando un primo nucleo di sette ragazzi espone insieme all’ideatore Aldo Pecora l’ormai famoso striscione di sfida alla mafia “E adesso ammazzateci tutti”. Seppur provenienti da tutta la provincia di Reggio Calabria, i ragazzi partecipanti alle manifestazioni di ribellione furono ribattezzati dai media come “i ragazzi di Locri”.
Successivamente già alla grande manifestazione popolare del 4 novembre 2005 a Locri, a cui parteciparono oltre 15.000 persone, il neo-costituiuto Movimento spontaneo “Ammazzateci tutti” svolse un ruolo chiave nell’organizzazione dell’evento mettendo online il sito internet www.ammazzatecitutti.org, che in una sola settimana dalla messa in rete ha registrato più di 200.000 contatti.

Dal marzo 2006 il Movimento sta promuovendo un disegno di legge (giacente in Parlamento dal 1992).
Punto forte di questo disegno di legge, il cui articolato consta di tre semplici disposti, è il divieto di propaganda elettorale a chi sottoposto misure di sorveglianza speciale. Secondo la tesi proposta, infatti, è impensabile che in Italia il mafioso possa perdere elettorato attivo e passivo ma possa comunque condizionare gli esiti elettorali sponsorizzando candidati di sua fiducia. Il DdL impone, qualora accertato il compromesso stretto tra il mafioso ed il candidato eventualmente eletto, il decadimento immediato dalla carica elettiva di quest’ultimo.

Il 24 marzo 2006 il Movimento convoca un’Assemblea pubblica a Palazzo Nieddu del Rio, a Locri, dove invita tutti i candidati alle Elezioni Politiche a sottoscrivere un patto d’onore per l’appoggio al DdL in caso di elezione al Parlamento. Oltre 50 candidati sottoscrivono questo impegno.
Ad oggi, dopo la pubblica sponsorizzazione dei ragazzi del movimento, hanno sottoscritto questo disegno di legge oltre 150 deputati e 50 senatori di maggioranza e opposizione.

Il 2 giugno 2006 organizza un “presidio di legalità” con oltre 500 persone presso il ristorante “Al Valantain” in località Santa Trada di Villa San Giovanni, costretto a chiudere dopo innumerevoli attentati, tentativi di estorsione e minacce di morte, ed i cui titolari, la famiglia Mazza, sono costretti ad emigrare all’estero per tentare di rifarsi una vita.

Il 9 agosto del 2006 promuove ed organizza a Campo Calabro una manifestazione pubblica per il quindicesimo anniversario dall’assassinio del Sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione, Antonino Scopelliti.

Il giorno 11 novembre 2006 i ragazzi del Movimento sono tra i promotori ed i soci fondatori di una nuova organizzazione di associazioni, movimenti, espressioni del mondo delle cooperative, della Scuola, dell’Università, della Chiesa e dell’imprenditoria, la “Rete per la Calabria”, presentata ufficialmente in un Convegno tenutosi presso l’Auditorium Lamberti di Reggio Calabria il 5 gennaio 2007, con la partecipazione di diverse personalità calabresi tra i relatori.

Il 17 febbraio del 2007 il Ammazzateci tutti ha convocato ed auto-organizzato a Reggio Calabria “Mafie: consenso negato”, portando in piazza oltre 5.000 ragazzi provenienti da tutto lo Stivale. La manifestazione, rifacendosi alle parole del giudice Paolo Borsellino (“Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”), ha visto la partecipazione di familiari di vittime di ‘ndrangheta e Cosa Nostra accanto alle mamme dei ragazzi vittime di “lupara bianca”. La giornata è stata investita dell’Alto patronato del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Il 30 maggio 2007 Ammazzateci tutti, acquisita personalità giuridica, ha presentato formale richiesta di costituzione di parte civile nel processo contro i presunti mandanti ed esecutori del delitto Fortugno. Il Movimento è l’unica organizzazione “non istituzionale” ad aver avanzato tale istanza, accanto alla Regione Calabria, alla Provincia di Reggio Calabria ed al Comune di Locri.

“Mafie: consenso negato!”

il 17 febbraio 2006 Ammazzateci tutti ha convocato ed auto-organizzato a Reggio Calabria “Mafie: consenso negato”, portando in piazza oltre 5.000 ragazzi provenienti da tutto lo Stivale. La manifestazione, rifacendosi alle parole del giudice Paolo Borsellino (“Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”), ha visto la partecipazione di familiari di vittime di ‘ndrangheta e Cosa Nostra accanto alle mamme dei ragazzi vittime di “lupara bianca”. La giornata è stata investita dell’Alto patronato del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Il 30 maggio 2007 Ammazzateci tutti, acquisita personalità giuridica, ha presentato formale richiesta di costituzione di parte civile nel processo contro i presunti mandanti ed esecutori del delitto Fortugno. Il movimento è l’unica organizzazione “non istituzionale” ad aver avanzato tale istanza, accanto alla Regione Calabria, alla Provincia di Reggio Calabria ed al Comune di Locri.

Il meeting nazionale “Legalitàlia”

Il 9, 10 ed 11 agosto 2007, in occasione del sedicesimo anniversario dall’assassinio del giudice Antonino Scopelliti, Ammazzateci tutti assieme alla Fondazione Antonino Scopelliti ha promosso ed organizzato a Reggio Calabria “Legalitàlia”, il primo meeting nazionale dei giovani antimafia, ospitando a Reggio Calabria una platea di quasi 300 giovani delegati di associazioni e movimenti giovanili italiani ed alcuni tra i massimi esperti italiani in materia di mafie tra giornalisti, magistrati ed operatori sociali.

Ammazzateci tutti oggi: accanto ai testimoni di giustizia ed a De Magistris

Attualmente il Movimento, oltre a sostenere con ogni mezzo possibile i testimoni di giustizia come Pino Masciari, sta promuovendo inoltre numerose azioni di carattere legislativo in materia di lotta e contrasto alla criminalità organizzata, quali ad esempio l’accelerazione dei processi di mafia, costantemente a rischio prescrizione.

Ammazzateci tutti è inoltre accanto al pubblico ministero Luigi De Magistris ed ha organizzato diverse manifestazioni e raccolte firme in Calabria ed in tutta Italia contro il trasferimento di quest’ultimo avanzato dal Ministro della Giustizia Clemente Mastella.

Oggi Ammazzateci tutti è un movimento antimafia nazionale, con coordinamenti periferici in Calabria, Sicilia, Lazio, Lombardia e Veneto. Nel 2007 ha aderito al Movimento anche Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe Alfano, ucciso a Barcellona Pozzo di Gotto l’8 gennaio 1993. Sonia Alfano è attualmente coordinatore regionale di Ammazzateci tutti in Sicilia e membro, assieme a Rosanna Scopelliti (figlia del magistrato Antonino Scopelliti) del coordinamento nazionale del Movimento.

Portavoce nazionale del movimento è Aldo Pecora, già autore dello slogan “E adesso ammazzateci tutti”.

Strumenti e mezzi

La portata storica del Movimento è quella di essere auto-finanziato, in quanto non è intenzione degli aderenti usufruire di contributi pubblici per lo svolgimento delle proprie attività.

L’impegno maggiore dei ragazzi è mero volontariato sociale, e si concretizza in assemblee, conferenze e confronti nelle scuole di tutta Italia.
Sin dai primi mesi del 2006, infatti, i rappresentanti del Movimento sono stati protagonisti di centinaia di assemblee ed incontri in diverse località d’Italia, specialmente nelle Istituzioni scolastiche, per promuovere e sensibilizzare i giovani rispetto la cultura della legalità e l’antimafia sociale.
Agli incontri, assieme ai rappresentanti del Movimento hanno preso parte numerose personalità del mondo della cultura, della magistratura, dell’imprenditoria, del giornalismo e del panorama politico nazionale.
I ragazzi e le ragazze del Movimento sono stati altresì ospiti di diverse trasmissioni televisive e radiofoniche della Rai e delle reti televisive e radiofoniche private sia nazionali che regionali, dove sono stati individuati come interlocutori credibili di una nuova Calabria che vuole cambiare e sta già cambiando.

Organo principale di informazione tra gli attivisti è il forum telematico del sito internet, che ad oggi conta più di 3.000 iscritti.
Il sito internet, vittima di un grave attacco informatico nel settembre del 2006, conta oggi tra i 45.000 ed i 60.000 contatti al giorno.
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“Ammazzateci tutti” in numeri

(dati aggiornati al 7 luglio 2007)

93 sono le città di tutta Italia dove i ragazzi del Movimento sono stati invitati.
504 sono le ore spese in assemblee scolastiche, universitarie, incontri e dibattiti pubblici;
1.360 sono i Megabyte di spazio occupati dai contenuti sul server del sito internet;
1.762 sono le lettere e le e-mail con attestati di stima da tutta Italia;
2.000 sono le t-shirt realizzate ed impegnate nell’auto-finanziamento del Movimento;
3.231 sono gli iscritti al forum telematico del sito internet;
5.240 sono i Megabyte di traffico generati mediamente ogni mese dal sito internet;
11.143 sono i ragazzi di tutt’Italia che hanno comunicato i propri recapiti ai referenti del Movimento, mettendosi a disposizione per la costituzione dei coordinamenti territoriali;
42.341 sono le persone iscritte alle newsletter del sito internet;
50.000 in media sono i contatti unici giornalieri registrati dal sito internet.
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Riconoscimenti

Ammazzateci Tutti ha ricevuto sin dalla sua nascita decine di riconoscimenti da parte di associazioni, movimenti ed enti di tutta Italia.
Da segnalare tra i tanti riconoscimenti attribuiti il prestigiosissimo Premio Internazionale “Joe Petrosino 2007”, assegnato nell’aprile 2007 ai ragazzi del Movimento dall’omonima associazione italo-americana con medaglia d’argento congiuntamente al vescovo di Locri Mons. Giancarlo Maria Bregantini, al Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Nicola Mancino ed al Capo della squadra mobile Polizia di New York Antony Izzo.

In questo momento alcuni ragazzi sono al lavoro per costituire un coordinamento locale, se vuoi aderire anche tu scrivi a

legalitainciociaria@gmail.com

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