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Posts Tagged ‘Antimafia’

La truffa carosello di De Angelis & company

27 febbraio 2009

http://www.casertace.it/upload/de%20angelis.jpgSale da 80 a 100 milioni di euro il patrimonio sequestrato nelle operazioni dei CC ca-morra e saftycar della GDF. Antonio Morra, indagato per ricettazione, ha otteuto la richiesta di scarcerazione, i due ricercati sono stati acciuffati e l’indagine ha coinvolto anche due appartenenti alle forze dell’ordine: un maresciallo dei carabinieri e un poliziotto in servzio a Sora.

Gli inquirenti hanno spiegato che il sodalizio criminale basava i suoi illeciti sulla classica truffa “carosello”  o “frode della società fittizia”. Ma vediamo in dettaglio in che modo si svolge tale illecito.

La truffa carosello è un tipo di frode sviluppatasi negli ultimi anni ed è una minaccia per tutti gli stati membri dell’Unione Europea. E’ una tipologia di frode che trae vantaggio ad ogni prossimo allargamento ed estensione dei nuovi Stati membri. Il meccanismo con cui si configura la truffa è decisamente un abuso dell’esenzione Iva nei commerci intracomunitari (all’interno della comunità europea), in questo caso nel commercio internazionale di auto. Società intermedie , situate in Germanie e Belgio, vendevano auto esenti da iva a società “fittizie” in Italia. La società fittizia acquistava senza pagare iva e rivendeva ad un terza società in Italia detta “broker”. La società fittizia incassva l’iva sulle vendite ma non versava all’erario e chiude l’attività. La società broker richiedeva allo stato il rimborso Iva pagato a alla società fittizia. Il danno all’erario risulta pari all’iva che la società fittizia e la società broker avrebbero dovuto pagare. In seguito, la società broker dichiarava una fornitura intracomunitaria esente da iva alla società intermedia e quest’ultima effettuava una fornitura intracomunitaria esente da iva a una società fittizia. Il ciclo si continuava a ripetere, ecco perchè il nome di truffa “carosello”.

Talvolta succede che per eludere i controlli,  le merci vengono fornite dalla società fittizia alla società broker tramite altre società intermediarie dette società “cuscinetto”.  Può capitare che tali società (cuscinetto) siano all’oscura della frode, ma succede raramente data la natura dell’insolita transazione commerciale irregolare.

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Dopo Dell’Utri, anche Andreotti a Frosinone

26 febbraio 2009

http://ilnuovomondodigalatea.files.wordpress.com/2008/05/andreotti.jpg Quando si usa l’espressione “destra o sinistra non cambia niente” non si può parlare sempre di qualunquismo o di anti-politica; se un condannato per mafia era stato invitato da esponenti del PDL , questa volta è stato un esponente del PD a invitare un “mafioso prescritto”. Proprio Francesco Scalia, Presidente della Provincia, (carica istituzionale che mai come in questi ultimi tempi dovrebbe promuovere iniziative sulla legalità) ha invitato ufficialmente il sen. Andreotti il 16 marzo per premiare i vincitori del concorso  giornalistico Luciano Renna. Certamente un’ inziativa importante un concorso gionalistico in ricordo di Luciano Renna, il noto giornalista venuto a mancare alcuni anni fa’. Ma perchè il vincitore dovrà avere il “disonore” di essere premiato da un senatore colluso con la mafia.

Giulio Andreotti è stato imputato a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza di primo grado lo aveva assolto perché il fatto non sussiste, mentre la sentenza di appello del 2 maggio 2003  ha accertato il «reato di partecipazione all’associazione per delinquere»  fino alla primavera del 1980. Reato purtroppo estinto per prescrizione.

I tg e i giornali diffusero la notizia con titoli del tipo <<Andreotti non è mafioso, assolto>>  oppure <<Andreotti è  innocente>> , forse non era importante divulgare i motivi dell’assoluzione, forse non è importante in democrazia informare il popolo che il 19 agosto 1985  l’allora Ministro degli Esteri Giulio Andreotti ebbe un incontro a Mazara del Vallo con Andrea Manciaracina, all’epoca uomo di fiducia di Salvatore Riina.  Andreotti stesso confermò l’incontro dichiarando di aver conversato sui problemi inerenti la legislazione della pesca. La deposizione fu ritenuta inverosimile dai giudici. Nel 1979 Andreotti incontrò Stefano Bontate (l’allora capo di cosa nostra) a Catania. Bontate lamenta ad Andreotti il comportamento di Piersanti Mattarella (all’epoca Presidente della Regione Sicili ed esponente della DC) nei confronti dei cugini Lima, politici della DC e uomini d’onore. Il boss sollecitò Andreotti di calmare Mattarella altrimenti “sarebbe finita male”. Andreotti non denuncia l’accaduto, e Mattarelli viene assassinato il 6 gennaio 1980.   Sono decine gli incontri descritti nella sentenza tra cui accordi per scambi di favore.

Va precisato che l’assoluzione è diversa dalla prescrizione anche nel gergo tecnico. L’assoluzione, che non è il caso del processo Andreotti, viene emessa quando il l’imputato non ha commesso reato o non è dimostrabile per la giurisprudenza (come nel caso di molti politici). La prescrizione, nel caso del processo Andreotti, viene emessa quando l’imputato ha commesso il fatto ma per decorrenza dei tempi, il reato è istinto.

Grazie a Francesco Scalia per aver invitato un mafioso prescritto in Ciociaria

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La Ciociaria nelle relazioni della DIA dal 2002 al 2007

2 agosto 2008

Ormai da anni sfilano sui gionali ciociari dichiarazione di politici, e a volte anche rappresentanti delle istituzioni, in cui si alternano le supposizioni del tipo “camorra si ! camorra no!” oppure coloro che hanno ancora la presunzione nel dire che Cassino è un isola felice. Fortunatamente la D.I.A. senza tanti riflettori tiene sotto osservazione il nostro territorio, e quando opportuno passa ai fatti come per l’Operazione Grande Muraglia: la prima operazione che vede indagati diversi impreditori cassinati in concorso in associazione a delinquere di tipo camorristico. Riporto in seguito alcuni stralci delle relazione semestrali della Direzione Ivestigativa Antimafia in cui viene citato diverse volte il Cassinate e Frosinone.


Anno 2002 – 1° Semestre Pagine 21, 22, 23 – Sommario: A. Cosa Nostra, 2. Attività economiche.

<L’economia di cosa nostra” poggia ormai stabilmente su due pilastri fondamentali che in questo documento sono spesso richiamati: le estorsioni e le infiltrazioni nel settore degli appalti pubblici. Dalle prime si ricavano i proventi per la gestione ordinaria delle “famiglie” e dal secondo il gruppo dirigente ricava rilevanti masse finanziarie da investire in ulteriori iniziative. Si tratta di una situazione ben nota, che per diffusione ed intensità rivela un elevato controllo del territorio siciliano da parte delle “famiglie” di cosa nostra” e, laddove esistono, delle organizzazioni mafiose similari autonome. Rispetto al passato e per quanto riguarda l’isola, pertanto, la situazione di sofferenza della popolazione economicamente attiva non è sostanzialmente mutata. Ma a fronte della gravità di questa situazione sono state raccolte le prove di nuove pericolose iniziative di cosa nostra”, che ha iniziato – con successo – ad allargare il suo campo di azione anche al di fuori della Sicilia. Da una indagine conclusasi nel mese di gennaio dell’anno in corso è emerso che mafiosi di Gela (CL), i RINZIVILLO, esponenti di rilievo della “famiglia” di cosa nostra” di quella cittadina e “uomini d’onore” tenuti in gran considerazione anche a Palermo, avevano dato vita, tra le altre numerose attività economiche da loro gestite, anche a due iniziative imprenditoriali che interessavano l’Italia continentale, in particolare le regioni del Lazio e del Centro-Nord. Una di queste iniziative consisteva nell’aver creato una impresa che forniva mano d’opera per cantieri allestiti da imprese disseminate un po’ ovunque: Lucca, Fano (PU), Rimini, Vicenza, Formia (LT), Sandrigo (VI), Codogno (MI), Latina, Taranto, Lonate Ceppino (VA), Verona, Firenze, La Spezia, Piacenza, Cassino (FR), Genova, Rho (MI), Perugia, Lodi, Vicenza, Rozzano (MI), Castellanza (VA), Milano. Per fare fronte alle esigenze dei numerosi cantieri presso cui collocavano la manodopera i mafiosi imprenditori ingaggiavano i cassaintegrati di Gela che, spinti dal bisogno, accettavano salari e condizioni di lavoro inferiori a quelli correnti. Basti pensare che su una retribuzione di trentamila lire ad ora lavorativa, concordata con le imprese committenti, l’associazione mafiosa ne tratteneva per sé settemila a titolo di pagamento per aver procurato il posto di lavoro. Tra i cassaintegrati gelesi veniva reclutata la manodopera specializzata indispensabile per l’esecuzione dei lavori. Questa aliquota veniva poi rinforzata con manovalanza priva di ogni esperienza specialistica, formata da clandestini rumeni in tale stato di indigenza che i “datori di lavoro” sono stati costretti perfino a comprare loro le scarpe, di cui erano privi, per poterli fare lavorare. A questi ultimi veniva riconosciuta una retribuzione di sessanta – settantamila lire al giorno. Né gli italiani né i rumeni potevano esprimere la sia pur minima protesta in ordine alla retribuzione, alle condizioni di lavoro o di sistemazione logistica, di norma assolutamente precaria specie per i clandestini. In caso di proteste l’operaio veniva immediatamente allontanato con l’avviso che non sarebbe più stato chiamato a lavorare. Mentre i clandestini erano assolutamente indifesi di fronte a questi abusi per la loro condizione irregolare sul territorio nazionale, i gelesi, che in teoria avrebbero avuto qualche mezzo di difesa in più, rimanevano vittime del potere di intimidazione esercitato dai “datori di lavoro” di cui nessuno, a Gela, sconosceva lo spessore mafioso. La pericolosità di un’iniziativa di questo tipo consiste nelle conseguenti possibilità per cosa nostra” siciliana di infiltrarsi nel mondo imprenditoriale del Centro – Nord Italia. La formazione di un rapporto di affari con cosa nostra”, infatti, non suggella l’epilogo d’intese, ma è soprattutto, per il mafioso, l’occasione per stabilire nuovi contatti personali, osservare nuove realtà, rendersi conto di possibilità di guadagno che gli erano sconosciute. In altri termini, ogni nuova posizione guadagnata costituisce ad un tempo osservatorio e trampolino per compiere ulteriori passi in avanti. L’imprenditore onesto che fa affari con cosa nostra”, anche per una sola volta, non potrà poi troncare ogni legame, rifiutandosi di dare corso ad altre collaborazioni. Egli si ritroverà assediato da richieste e proposte di ogni genere e si renderà ben presto conto che è destinato ad essere coinvolto sempre più profondamente nelle vicende dell’organizzazione criminale. Un esame dell’altra iniziativa imprenditoriale a cui si è accennato consentirà di focalizzare i motivi per cui “lo sbarco nel continente” dei RINZIVILLO è da attribuire ad un progetto di cosa nostra” siciliana e non ad un’ iniziativa personale. E’ plausibile ipotizzare che la “famiglia” siciliana RINZIVILLO, avendo necessità di un legale, si sia rivolta, proprio su indicazioni di “cosa nostra”, a professionisti da tempo noti per i loro rapporti con esponenti di spicco di organizzazioni criminali campane che, in passato, transitarono in “cosa nostra” mediante formale affiliazione dei loro capi. Si ritiene, infatti, che se in una struttura rigidamente articolata in “famiglie” territorialmente ben definite comecosa nostra”, alcuni elementi locali si ritrovano ad essere compartecipi in affari di notevoli proporzioni fuori dalla Sicilia, ci sia stato un assenso dei vertici dell’organizzazione.>

Non solo malavita campana, anche cosa notra ha fatto affari in Ciociaria. Per approfondimenti suglli ultimi affari illeciti della famiglia Rinzivillo consiglio di visitare i seguenti siti:

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/5976/

http://www.interno.it/dip_ps/dia/pagine/2002_operazioni_rilievo.htm

http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=113340&numero=7676&title=DOWNLOAD

http://www.comitato-antimafia-lt.org/sito/relaz/relaz180305.htm

http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=1955

Anno 2002 – 2° semestre Volume secondo Pagina 86 – Sommario: B. Situazione Regione Campania, 3. Studi analitici. <Nel mese di luglio è stata redatta un’informativa di reato, inviata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino, nella quale sono confluiti gli esiti degli accertamenti di un’attività preventiva, in collaborazione con la DIGOS della Questura di Frosinone, mirata ad accertare se persistano attuali collegamenti tra cittadini extracomunitari di etnia algerina e marocchina, residenti a Cassino, ed organizzazioni criminali campane, già emersi in un’indagine coordinata dalle Procure della Repubblica di Milano e Napoli, sin dal 1998, che portò all’arresto di diversi stranieri, con l’imputazione di associazione per delinquere finalizzata all’importazione di armi ed altro, sospettati di appartenere all’organizzazione terroristica di origine algerina denominata “AL TAKFIR WAL HIJRA” (Anatema ed Esilio). Il gruppo, operante in diversi paesi europei e radicato in Italia principalmente in Lombardia, Campania e Lazio, si ispira ad un analogo movimento egiziano, ed in Algeria è stato costituito da combattenti formatisi nei campi di addestramento pakistani per sovvertire l’attuale regime.>

Per approfondimenti:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/06/14/arrestato-terrorista-algerino.html

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/05/27/milano-bergamo-napoli-le-basi-dei.html

Anno 2003 – 1° semestre Volume secondo Pagina 104 – Sommario: B. Situazione Regione Campania, 3. Studi analitici. <Proseguono gli accertamenti di un’attività preventiva, in collaborazione con la DIGOS della Questura di Frosinone, mirata ad accertare se persistano attuali collegamenti tra cittadini extracomunitari di etnia algerina e marocchina, residenti a Cassino, ed organizzazioni criminali campane, già emerse in un’indagine coordinata dalle Procure della Repubblica di Milano e Napoli nel 1998, che portò all’arresto di diversi stranieri, con l’imputazione di associazione per delinquere finalizzata all’importazione di armi ed altro, sospettati di appartenere all’organizzazione terroristica di origine algerina denominata “AL TAKFIR WAL HIJRA” (Anatema ed Esilio). Il gruppo, operante in diversi paesi europei e radicato in Italia (essenzialmente in Lombardia, Campania e Lazio), si ispira ad un analogo movimento egiziano ed in Algeria è stato costituito da combattenti formatisi nei campi di addestramento pakistani per sovvertire l’attuale regime. Detta attività preventiva nel mese di giugno 2003 ha consentito alla DIGOS della Questura di Frosinone di trarre in arresto uno degli indagati, ricercato in campo internazionale, perché colpito da provvedimento restrittivo per reati di terrorismo, emesso dal Tribunale di Costantine (Algeria).>

Per approfondimenti: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/06/14/arrestato-terrorista-algerino.html

Anno 2003 – 2° semestre Volume secondo Pagina 97 – Sommario: Situazione Regione Campania, 2. Proiezioni fuori dalla regione. <In provincia di Latina persistono insediamenti dei clan casertani “IOVINE”, “SCHIAVONE” e “LA TORRE”, che oltre ad aver posto solide basi per il controllo del territorio, esercitano, in modo sistematico, tutte quelle attività illecite tipiche dell’area di origine, quali l’usura, le estorsioni, gli omicidi, il traffico delle sostanze stupefacenti, arrivando anche ad imporre il “pizzo” ai delinquenti locali sui proventi delle loro attività criminali. Analogo discorso vale per la zona del cassinate, immediatamente a ridosso della provincia di Caserta, ove, forse con minore intensità, sono emerse cointeressenze di alcune cosche campane soprattutto nella gestione delle cave abusive utilizzate per l’illecito smaltimento dei rifiuti. >

In realtà già alla fine degli anni ‘80, persiste una probabile azione di smaltimento illecito nelle campagne della Ciociaria da parte dei clan dei casalesi, come anche il dr. De ficchy (sotituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia) ha più dichiarato nelle commissione parlamentari d’inchiesta.

Anno 2005 – 2° semestre Pagina 88 – Sommario: Allegato, Segnalazioni operazione sospette divise per provincia. <LAZIO 692 Frosinone 7 Latina 14 Rieti 3 Roma 655 Viterbo 13 >

L’ex Ufficio italiano dei cambi era uno speciale organo istituito presso la banca d’Italia e aveva attività di prevenzione e contrasto al riciclaggio. Tale ufficio segnala regolarmente alla DIA ed a uno speciale nucleo della Guardia di Finanza le operazione sospette. Da agosto a dicembre 2005, la Direzione investigativa Antimafia ha preso in considerazione 7 operazione sospette. Dal 1 gennaio 2008 è stato sostituito dall’Ufficio di informazione finanziaria.

Per approfondimenti su UIC e UIF:

http://uif.bancaditalia.it/UICFEWebroot/index.jsp?whichArea=UIC&lingua=it

http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/organizzazione/Aree/uif

Anno 2007 – 1° semestre Pagina 157 < Nella provincia di Frosinone, soprattutto nel Cassinate, si rileverebbero segnali di infiltrazione da parte dei sodalizi criminali casertani in attività imprenditoriali e commerciali, attraverso la mediazione di società apparentemente immuni da pregiudizi. Non sono mancati segnali di vere e proprie attività estorsive poste in essere nei confronti di imprenditori e commercianti operanti in quella provincia ma originari della Campania e, per questo, più facilmente “aggredibili” sotto il profilo vittimologico .>

In questo periodo ricordiamo l’arresto a Cassino del boss Luigi Venosa e vari attentati incendiari e tentavi di estorsioni da personaggi campani.

Per approfondimenti:

http://www.wikio.it/societa/criminalita/mafia/camorra/luigi_venosa

http://lnx.casertasette.com/modules.php?name=News&file=article&sid=6940

http://blog.osistema.org/archivi/2006-07-12

Anno 2007 – 2° semestre
Pagina 214 – Sommario: 2. Organizzazioni di tipo mafioso autoctone, c. Criminalità organizzata campana. <Per la provincia di Frosinone e soprattutto nell’area di Cassino, sono state percepite presenze di soggetti referenti del clan dei Casalesi e degli ESPOSITO, implicati anche in richieste estorsive ai danni di imprenditori e commercianti della zona.>

A breve uscirà la relazione inerente il primo semestre 2008 e di certo non c’è la faremo scappare… rimanete collegati.

Già pubblicato:

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Criminalità organizzata a Roma e provincia.

1 luglio 2008

La criminalità organizzata nel Lazio, e più dettagliatamente a Roma, è un fenomeno che non ha le stesse caratteristiche visibili che ha in altre regioni come la Sicilia, Campania, Puglia e Calabria. Regioni dove vi è una vera e propria presenza militare delle mafie. Se a Roma non si spara o non si sente parlare di mafia, non significa che non è presente la criminalità organizzata. L’attenzione dell’opinione pubblica spesso è superficiale e quindi si ferma solo in certi momenti e a volte capita che persone addetti ai lavori, invece di prendere seriamente il fenomeno, lo si minimizza affermando che a Roma c’è la sede del Governo e dei prinicpali organi di Polizia.

Ma in relatà nella capitale e provincia operano diverse mafie come se fossero una qualsiasi impresa: cosa nostra, camorra e ‘ndramgheta; così come quelle straniere: mafia russa, cinese, albanese, moldava ecc…

Romaè un vero e proprio centro di riciclaggio per il denaro sporco derivato dal traffico della droga e di armi, estrsioni, usura, e prostituzione. A dimostrare queste affermazioni sono :

- le diverse operazioni di polizia e in particolare la D.I.A.;

-il fatto che il giro d’affari della sola cocaina sfiora i 250 milioni di euro l’anno;

- 1140 % degli stupefacenti passano per il Lazio e più precisamente poco più della metà per la provincia di  Roma;

- 247 immobili confiscati tra Roma e provincia su un totale di 322 in tutto il lazio.

Le prima infiltrazioni mafiose nella provincia romana risalgono agli anni 60-70. Da alcune dichiarazioni del dott. De Ficchy (DNA) si capisce che già nel 1978, quando interrogò Frank Coppola a Pomezia nella sua villa, rispondeva e si comportava in modo tale da comprendere che era un boss anche li a Roma. Ciò significa che la mafia era presente già da tempo nella capitale e siamo solo nel 1978.

Circa un anno prima nasceva la Banda della Magliana, dove si sono aggregati spontaneamente esponenti della comune criminalità. Questa, ha avuto contatti e ha fatto affari con esponenti della camorra, dell”ndrangheta e di cosa nostra. In seguito non è cero mancato il loro zampino in casi molto importanti come l’omicidio Moro oppure le collusioni con personaggi della politica. dai rapporti della magistratura (PM Franco Ionta), si legge nel 1990 che la malavita romana ha cessato di esistere. Ma tutt’ora vi sono ex esponenti della banda della magliana che fanno affari illeciti nella capitale in accordo con la criminalità organizzata e comune, come ad esempio Enrico Nicoletti, ex contabile della banda romana, ora pluricondannato per diversi reati tra cui nel 2006 per associazione mafiosa.

Tornando al presente, elenco una serie di eventi più importanti successi recentemente:

- nel 2007 una volante della Polizia ferma Antonio Iovine, esibisce documenti falsi, tutto ok. I due agenti solo al ritorno in ufficio si accorgono di aver avuto tra le mani uno dei latitanti più ricercati e pericolosi d’italia;

- sempre nel 2007 Polizia di Stato e FBI scoprono una serie di società, di cui una aveva sede accanto a Palazzo Chigi, quotate in borsa in quattro continenti diversi, in cui venivano riciclati i guadagni del traffico di stupefacenti;

- 24 marzo 2006, Operazione Ibisco: i Ros eseguono 27 ordinanze di custodia cautelare. Il clan dell’ndrangheta Porrello-Facchineri reinvestivano i proventi della cocaina in strutture alberghiere, discoteche e strutture sanitarie:

- A Civitavecchia (Roma) è stao accertato che Cosa Nostra di Gela si è infiltrata negli appalti del settore della cantieristica navale;

- Il consiglio comunale di Nettuno è stato scilto e commissariato per infiltrazione mafiosa da parte del clan dell’ndrangheta Gallace-Novella (‘ndrine);

-Roma: in una maxi-operazione di polizia vengono arrestati nella capitale diversi esponenti di cosa nostra della famiglia Rinzivillo;

-La DDA di Napoli nel 2007 da diversi anni esegue accertamenti nel centro storcio di roma, in particolare alberghi e bar, con l’ipotesi di un giro di riciclaggio della camorra. Dal 2007 un magistrato della DDA di Napoli si reca dai colleghi romani tre giorni a settimana.

Poi abbiamo le diverse mafie straniere: traffico di clandestini, prostituzione, gioco d’azzardo, contraffazione e come al solito riciclaggio di danaro.

Infine non dimentichiamo i piccolo gruppi locali ch fanno affari illeciti con ogni tipo di mafia e che ci sono quartieri a Roma che non sono da meno di Secondigliano e Scampia: tra consumo e spaccio, vi sono zone dove oltre 200 famigle vivono grazie ai guadagni della vendita di droga.

Finalmente da un po di tempo diversi giornali nazionali si sono occupati del fenomeno….

Per approfondimenti:

 Roma, città aperta alle mafie:‘Ndrangheta e camorra investono in immobili, commercio e traffico di droga

ROMA – Operazione BROOKLYN

Il boss della droga scortava il ministro

Nello sprofondo di Nettuno

L’ultimo allarme lanciato da De Ficchy

Investimenti della camorra nella capitale

Relazione alla commissione speciale per la sicurezza dalla Regione Lazio

Nettuno contro la mafia

 

…. to be continued…

 

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