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La Ciociaria nelle relazioni della DIA dal 2002 al 2007

2 agosto 2008

Ormai da anni sfilano sui gionali ciociari dichiarazione di politici, e a volte anche rappresentanti delle istituzioni, in cui si alternano le supposizioni del tipo “camorra si ! camorra no!” oppure coloro che hanno ancora la presunzione nel dire che Cassino è un isola felice. Fortunatamente la D.I.A. senza tanti riflettori tiene sotto osservazione il nostro territorio, e quando opportuno passa ai fatti come per l’Operazione Grande Muraglia: la prima operazione che vede indagati diversi impreditori cassinati in concorso in associazione a delinquere di tipo camorristico. Riporto in seguito alcuni stralci delle relazione semestrali della Direzione Ivestigativa Antimafia in cui viene citato diverse volte il Cassinate e Frosinone.


Anno 2002 – 1° Semestre Pagine 21, 22, 23 – Sommario: A. Cosa Nostra, 2. Attività economiche.

<L’economia di cosa nostra” poggia ormai stabilmente su due pilastri fondamentali che in questo documento sono spesso richiamati: le estorsioni e le infiltrazioni nel settore degli appalti pubblici. Dalle prime si ricavano i proventi per la gestione ordinaria delle “famiglie” e dal secondo il gruppo dirigente ricava rilevanti masse finanziarie da investire in ulteriori iniziative. Si tratta di una situazione ben nota, che per diffusione ed intensità rivela un elevato controllo del territorio siciliano da parte delle “famiglie” di cosa nostra” e, laddove esistono, delle organizzazioni mafiose similari autonome. Rispetto al passato e per quanto riguarda l’isola, pertanto, la situazione di sofferenza della popolazione economicamente attiva non è sostanzialmente mutata. Ma a fronte della gravità di questa situazione sono state raccolte le prove di nuove pericolose iniziative di cosa nostra”, che ha iniziato – con successo – ad allargare il suo campo di azione anche al di fuori della Sicilia. Da una indagine conclusasi nel mese di gennaio dell’anno in corso è emerso che mafiosi di Gela (CL), i RINZIVILLO, esponenti di rilievo della “famiglia” di cosa nostra” di quella cittadina e “uomini d’onore” tenuti in gran considerazione anche a Palermo, avevano dato vita, tra le altre numerose attività economiche da loro gestite, anche a due iniziative imprenditoriali che interessavano l’Italia continentale, in particolare le regioni del Lazio e del Centro-Nord. Una di queste iniziative consisteva nell’aver creato una impresa che forniva mano d’opera per cantieri allestiti da imprese disseminate un po’ ovunque: Lucca, Fano (PU), Rimini, Vicenza, Formia (LT), Sandrigo (VI), Codogno (MI), Latina, Taranto, Lonate Ceppino (VA), Verona, Firenze, La Spezia, Piacenza, Cassino (FR), Genova, Rho (MI), Perugia, Lodi, Vicenza, Rozzano (MI), Castellanza (VA), Milano. Per fare fronte alle esigenze dei numerosi cantieri presso cui collocavano la manodopera i mafiosi imprenditori ingaggiavano i cassaintegrati di Gela che, spinti dal bisogno, accettavano salari e condizioni di lavoro inferiori a quelli correnti. Basti pensare che su una retribuzione di trentamila lire ad ora lavorativa, concordata con le imprese committenti, l’associazione mafiosa ne tratteneva per sé settemila a titolo di pagamento per aver procurato il posto di lavoro. Tra i cassaintegrati gelesi veniva reclutata la manodopera specializzata indispensabile per l’esecuzione dei lavori. Questa aliquota veniva poi rinforzata con manovalanza priva di ogni esperienza specialistica, formata da clandestini rumeni in tale stato di indigenza che i “datori di lavoro” sono stati costretti perfino a comprare loro le scarpe, di cui erano privi, per poterli fare lavorare. A questi ultimi veniva riconosciuta una retribuzione di sessanta – settantamila lire al giorno. Né gli italiani né i rumeni potevano esprimere la sia pur minima protesta in ordine alla retribuzione, alle condizioni di lavoro o di sistemazione logistica, di norma assolutamente precaria specie per i clandestini. In caso di proteste l’operaio veniva immediatamente allontanato con l’avviso che non sarebbe più stato chiamato a lavorare. Mentre i clandestini erano assolutamente indifesi di fronte a questi abusi per la loro condizione irregolare sul territorio nazionale, i gelesi, che in teoria avrebbero avuto qualche mezzo di difesa in più, rimanevano vittime del potere di intimidazione esercitato dai “datori di lavoro” di cui nessuno, a Gela, sconosceva lo spessore mafioso. La pericolosità di un’iniziativa di questo tipo consiste nelle conseguenti possibilità per cosa nostra” siciliana di infiltrarsi nel mondo imprenditoriale del Centro – Nord Italia. La formazione di un rapporto di affari con cosa nostra”, infatti, non suggella l’epilogo d’intese, ma è soprattutto, per il mafioso, l’occasione per stabilire nuovi contatti personali, osservare nuove realtà, rendersi conto di possibilità di guadagno che gli erano sconosciute. In altri termini, ogni nuova posizione guadagnata costituisce ad un tempo osservatorio e trampolino per compiere ulteriori passi in avanti. L’imprenditore onesto che fa affari con cosa nostra”, anche per una sola volta, non potrà poi troncare ogni legame, rifiutandosi di dare corso ad altre collaborazioni. Egli si ritroverà assediato da richieste e proposte di ogni genere e si renderà ben presto conto che è destinato ad essere coinvolto sempre più profondamente nelle vicende dell’organizzazione criminale. Un esame dell’altra iniziativa imprenditoriale a cui si è accennato consentirà di focalizzare i motivi per cui “lo sbarco nel continente” dei RINZIVILLO è da attribuire ad un progetto di cosa nostra” siciliana e non ad un’ iniziativa personale. E’ plausibile ipotizzare che la “famiglia” siciliana RINZIVILLO, avendo necessità di un legale, si sia rivolta, proprio su indicazioni di “cosa nostra”, a professionisti da tempo noti per i loro rapporti con esponenti di spicco di organizzazioni criminali campane che, in passato, transitarono in “cosa nostra” mediante formale affiliazione dei loro capi. Si ritiene, infatti, che se in una struttura rigidamente articolata in “famiglie” territorialmente ben definite comecosa nostra”, alcuni elementi locali si ritrovano ad essere compartecipi in affari di notevoli proporzioni fuori dalla Sicilia, ci sia stato un assenso dei vertici dell’organizzazione.>

Non solo malavita campana, anche cosa notra ha fatto affari in Ciociaria. Per approfondimenti suglli ultimi affari illeciti della famiglia Rinzivillo consiglio di visitare i seguenti siti:

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/5976/

http://www.interno.it/dip_ps/dia/pagine/2002_operazioni_rilievo.htm

http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=113340&numero=7676&title=DOWNLOAD

http://www.comitato-antimafia-lt.org/sito/relaz/relaz180305.htm

http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=1955

Anno 2002 – 2° semestre Volume secondo Pagina 86 – Sommario: B. Situazione Regione Campania, 3. Studi analitici. <Nel mese di luglio è stata redatta un’informativa di reato, inviata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino, nella quale sono confluiti gli esiti degli accertamenti di un’attività preventiva, in collaborazione con la DIGOS della Questura di Frosinone, mirata ad accertare se persistano attuali collegamenti tra cittadini extracomunitari di etnia algerina e marocchina, residenti a Cassino, ed organizzazioni criminali campane, già emersi in un’indagine coordinata dalle Procure della Repubblica di Milano e Napoli, sin dal 1998, che portò all’arresto di diversi stranieri, con l’imputazione di associazione per delinquere finalizzata all’importazione di armi ed altro, sospettati di appartenere all’organizzazione terroristica di origine algerina denominata “AL TAKFIR WAL HIJRA” (Anatema ed Esilio). Il gruppo, operante in diversi paesi europei e radicato in Italia principalmente in Lombardia, Campania e Lazio, si ispira ad un analogo movimento egiziano, ed in Algeria è stato costituito da combattenti formatisi nei campi di addestramento pakistani per sovvertire l’attuale regime.>

Per approfondimenti:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/06/14/arrestato-terrorista-algerino.html

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/05/27/milano-bergamo-napoli-le-basi-dei.html

Anno 2003 – 1° semestre Volume secondo Pagina 104 – Sommario: B. Situazione Regione Campania, 3. Studi analitici. <Proseguono gli accertamenti di un’attività preventiva, in collaborazione con la DIGOS della Questura di Frosinone, mirata ad accertare se persistano attuali collegamenti tra cittadini extracomunitari di etnia algerina e marocchina, residenti a Cassino, ed organizzazioni criminali campane, già emerse in un’indagine coordinata dalle Procure della Repubblica di Milano e Napoli nel 1998, che portò all’arresto di diversi stranieri, con l’imputazione di associazione per delinquere finalizzata all’importazione di armi ed altro, sospettati di appartenere all’organizzazione terroristica di origine algerina denominata “AL TAKFIR WAL HIJRA” (Anatema ed Esilio). Il gruppo, operante in diversi paesi europei e radicato in Italia (essenzialmente in Lombardia, Campania e Lazio), si ispira ad un analogo movimento egiziano ed in Algeria è stato costituito da combattenti formatisi nei campi di addestramento pakistani per sovvertire l’attuale regime. Detta attività preventiva nel mese di giugno 2003 ha consentito alla DIGOS della Questura di Frosinone di trarre in arresto uno degli indagati, ricercato in campo internazionale, perché colpito da provvedimento restrittivo per reati di terrorismo, emesso dal Tribunale di Costantine (Algeria).>

Per approfondimenti: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/06/14/arrestato-terrorista-algerino.html

Anno 2003 – 2° semestre Volume secondo Pagina 97 – Sommario: Situazione Regione Campania, 2. Proiezioni fuori dalla regione. <In provincia di Latina persistono insediamenti dei clan casertani “IOVINE”, “SCHIAVONE” e “LA TORRE”, che oltre ad aver posto solide basi per il controllo del territorio, esercitano, in modo sistematico, tutte quelle attività illecite tipiche dell’area di origine, quali l’usura, le estorsioni, gli omicidi, il traffico delle sostanze stupefacenti, arrivando anche ad imporre il “pizzo” ai delinquenti locali sui proventi delle loro attività criminali. Analogo discorso vale per la zona del cassinate, immediatamente a ridosso della provincia di Caserta, ove, forse con minore intensità, sono emerse cointeressenze di alcune cosche campane soprattutto nella gestione delle cave abusive utilizzate per l’illecito smaltimento dei rifiuti. >

In realtà già alla fine degli anni ‘80, persiste una probabile azione di smaltimento illecito nelle campagne della Ciociaria da parte dei clan dei casalesi, come anche il dr. De ficchy (sotituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia) ha più dichiarato nelle commissione parlamentari d’inchiesta.

Anno 2005 – 2° semestre Pagina 88 – Sommario: Allegato, Segnalazioni operazione sospette divise per provincia. <LAZIO 692 Frosinone 7 Latina 14 Rieti 3 Roma 655 Viterbo 13 >

L’ex Ufficio italiano dei cambi era uno speciale organo istituito presso la banca d’Italia e aveva attività di prevenzione e contrasto al riciclaggio. Tale ufficio segnala regolarmente alla DIA ed a uno speciale nucleo della Guardia di Finanza le operazione sospette. Da agosto a dicembre 2005, la Direzione investigativa Antimafia ha preso in considerazione 7 operazione sospette. Dal 1 gennaio 2008 è stato sostituito dall’Ufficio di informazione finanziaria.

Per approfondimenti su UIC e UIF:

http://uif.bancaditalia.it/UICFEWebroot/index.jsp?whichArea=UIC&lingua=it

http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/organizzazione/Aree/uif

Anno 2007 – 1° semestre Pagina 157 < Nella provincia di Frosinone, soprattutto nel Cassinate, si rileverebbero segnali di infiltrazione da parte dei sodalizi criminali casertani in attività imprenditoriali e commerciali, attraverso la mediazione di società apparentemente immuni da pregiudizi. Non sono mancati segnali di vere e proprie attività estorsive poste in essere nei confronti di imprenditori e commercianti operanti in quella provincia ma originari della Campania e, per questo, più facilmente “aggredibili” sotto il profilo vittimologico .>

In questo periodo ricordiamo l’arresto a Cassino del boss Luigi Venosa e vari attentati incendiari e tentavi di estorsioni da personaggi campani.

Per approfondimenti:

http://www.wikio.it/societa/criminalita/mafia/camorra/luigi_venosa

http://lnx.casertasette.com/modules.php?name=News&file=article&sid=6940

http://blog.osistema.org/archivi/2006-07-12

Anno 2007 – 2° semestre
Pagina 214 – Sommario: 2. Organizzazioni di tipo mafioso autoctone, c. Criminalità organizzata campana. <Per la provincia di Frosinone e soprattutto nell’area di Cassino, sono state percepite presenze di soggetti referenti del clan dei Casalesi e degli ESPOSITO, implicati anche in richieste estorsive ai danni di imprenditori e commercianti della zona.>

A breve uscirà la relazione inerente il primo semestre 2008 e di certo non c’è la faremo scappare… rimanete collegati.

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Antonio Iafano Uncategorized , , , , , , , , , , , , , , , , ,