L’investigatore, l’investigazione e i suoi ragionamenti

L’investigazione è ricerca meticolosa degli elementi utili all’accertamento della verità. Durante il suo lavoro l’investigatore si troverà dinanzi ad elementi come l’istinto, il pregiudizio e l’intuizione. E’ definito istinto quella spinta che ci fa reagire a uno o più stimoli con una risposta priva di razionalità. Il pregiudizio, è ,invece un’opinione preconcetta dovuta a inaccettabili generalizzazioni; più dettagliatamente è l’attribuzione di caratteristiche identiche a persone che appartengono alla stessa categoria senza considerare le differenze personali che vi sono nella stessa categoria. E’ infine intuizione la capacità immediata di percepire una determinata realtà. Tale capacità è molto rischiosa in assenza di un ragionamento logico, ma quanto quest’ultimo è presente, nel mondo dell’investigatore è definita come intuizione investigativa. Essa è la capacità di orientarsi nell’indagine sulla base dell’esperienza professionale e personale. In questo caso entra in scena anche il procedimento logico. L’investigatore razionalizza grazie al procedimento induttivo e deduttivo. Il primo è quel ragionamento che partendo dall’esperienza evidenzia ciò che è vero per uno o alcuni casi e lo estende a tutti gli altri, si val dal particolare al generale. Ovviamente tale ragionamento aumentare solo la statistica poiché non avremo mai avanti la totalità dei casi. La deduzione al contrario evidenzia ciò che è vero per la maggior parte dei casi e lo estende al singolo caso, partendo da una premessa totale si ricavano le conclusioni. Quest’ultimo è il ragionamento che propone più certezze, proprio per questo usato dalla polizia giudiziaria: se A e B sono veri allora anche C sarà così. L’induzione invece parte da un dato concreto ma giunge ad un risultato sperimentale (dalla validità di A e B si giunge alla conclusione di C). Il problema investigativo è che per far funzionare la deduzione c’è bisogno dell’induzione e viceversa c’è bisogno della deduzione per far funzionare l’induzione. E ovviamente l’induzione da solo non funziona perchè l’investigatore ha bisogno di ipotesi plausibili a monte. Per differenziare ciò che è plausibile da ciò che non lo è entra in gioco il procedimento abduttivo. Esso è la capacità di avanzare ipotesi plausibili o probabili e suppone uno stato di cose che precedentemente non era osservabile con la conclusione di spiegare il presente osservabile. La premessa di tale procedimento è certa ma la conclusione avrà una certezza minore o uguale.

L’investigatore, sia pubblico (c.d. etti tipi del c.p.p. e atipici) che privato, ha una serie di strumenti che gli permettono di lavorare nel mondo dell’indagine, ma non esiste (e probabilmente non esisterà mai) una “mossa” codificata o migliore di un altra, egli dovrà sempre operare nel complesso contesto investigativo poiché ogni indagine è unica. Nemmeno dovrà sentirsi appagato dagli strumenti che ha a disposizione, dovrà sempre sforzarsi di trovarne di nuovi, migliori e più innovativi. Infine egli deve essere consapevole della propria fallibilità e deve riconoscere e domina i propri istinti e pregiudizi, ma soprattutto “dovrà operare nella più assoluta trasparenza, guidato da un unico faro: l’amore perla verità, che è sempre una sola e non è trattabile” (p.9 Investigare, CEDAM, di Gabrielli e Manganelli).

Bibliografia:

Appunti delle lezione del prof. Gabriele presso il corso in Analisi Criminale

Investigare, CEDAM, di Gabrielli e Manganelli

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