I beni confiscati alle mafie nella provincia di Frosinone: la villa di O’lione a Sant’elia Fiumerapido. Prima parte

E’ grazie alla mobilitazione promossa da Libera, l’associazione contro le mafie presieduta da don Luigi Ciotti, che con la raccolta di oltre un milione di firme ha dato vita alla legge 109 del 1996. Questa legge è stata con il tempo ampliata e affiancata da altri interventi legislativi tra cui le finanziarie 2007-2008 e l’ Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati (c.d. ANBSC). I beni che un tempo erano in mano ai criminali, oggi possono essere trasferiti nei patrimoni degli enti locali (comuni, provincie e regioni) e diventare sedi di associazioni, lavoro per cooperative sociali, uffici istituzionali ecc; oppure possono essere mantenute dallo stato per finalità istituzionali quali giustizia, ordine pubblico, protezione civile e altri usi governativi. In alcuni casi gli immobili possono rimanere nella mani dell’ANBSC o essere venduti quando sorgono criticità nella procedura di destinazione. I patrimoni sottratti alle mafie possono diventare un bene della società.

Il Lazio è la sesta regione italiana per numero di beni confiscati: è dietro solo alle quattro regioni ad alta densità mafiosa e alla Lombardia.

Risale al 1987 la prima confisca effettuata nel Lazio, riguarda un appartamento a Roma nella disponibilità di un trafficante di droga. Il maggior numero di beni confiscati è in provincia di Roma, seguita da Latina, Frosinone e Viterbo. Sono ventisei i beni confiscati alla criminalità organizzata nella nostra provincia: venticinque immobili e una azienda. Tra i beni immobili dodici sono ancora nella gestione dell’ANBSC e gli altri tredici sono nelle disponibilità dei comuni per finalità sociali. Tra quest’ultimi pocchissimi sono realmente in uso alle associazioni.

Era il 1993 quando fù prima sequestrata e poi confiscata una villa a Carmine Giuliano nel comune di Sant’Elia Fiume Rapido. Carmine Giuliano, boss dell’omonimo clan (clan Giuliano) era chiamato O’lione. Egli compare in diverse foto  accanto l’ex campione del mondo Diego Armando Maradona. Carmine Giuliano è stato legato agli ambienti del Cassinate sin dagli anni 80 dove fù arrestato all’interno di un appartamento in affitto. In un altra occasione fuggì da una colonia penale e si nascose nella villa di Sant’elia Fiume Rapido, la stessa villa in cui le forze dell’ordine lo scovarono e arrestarono. Dopo un breve periodo di detenzione in carcere gli furono concessi gli arresti domiciliari per motivi di salute presso la clinica “Casa di Cura Sant’Anna” di Cassino dove fuggì nuovamente. Gli inquirenti hanno sempre pensato che la fuga fù premeditata, così come la scelta del luogo di cura, probabilmente  vantava di una rete di collaborazione nel cassinate. Le gesta del vecchio clan Giuliano si ripercuotono sino ad oggi con procedimenti giudiziari ancora in corso. Grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Giuliano (famigliare di Carmine) nell’estate del 2008 la DDA di Roma (operazione “Grande Muraglia”) ha arrestato diverse persone, tra cui noti imprenditori del cassinate. Gli indagati sono accusati di aver messo su un’organizzazione per la vendita di merce contraffatta con l’aiuto della malavita cinese. Con i proventi è stato creato un “impero” di diversi milioni di euro. Ma torniamo alla villa di O’lione. Il comune di Sant’Elia Fiumerapido è  disponibile a darmi informazioni e mi permette di entrare all’interno dell’abitazione. La villa è situata in via Chiusanova Masseria, a pochi chilometri dal centro città. E’ composta da due piani, un sottotetto e un sottoscala molto largo per un totale di oltre 150 mq. Ha tre bagni e oltre dieci stanze. In alcune camere vi sono ancora mobili ma ovviamente è tutto in pessimo stato. Mentre attraverso una scala che porta al giardino  noto un rumore strano da un particolare scalino. Il tecnico comunale che presenzia il sopralluogo spiega che è un passaggio segreto che permette di uscire più velocemente dalla casa. Infatti il rivestimento in marmo è rimuovibile e sotto vi è un foro che permette il passaggio di una persona. Non è raro trovare simili trucchi nelle case dei boss, anzi questo è banale e scontato. Il giardino è molto grande, 2450 mq circa, ci dovebbe essere una piscina ma l’erba è così alta che non è possibile vederla nemmeno dal balcone più alto della casa. Mentre provo ad addentrarmi nel giardino, un vicino ci nota e approfitta della presenza del tecnico per rimproverare la cattiva manutenzione del giardino, ha paura che tale situazione possa attirare rettili e altri animali anche nella sua casa. La villa è passata in mano al Comune di Sant’elia Fiume Rapido il 20 dicembre 2000. A distanza di oltre dieci anni non è ancora utilizzata ed è in cattivo stato di manutenzione, probabilmente quasi inagibile. Per un periodo limitato è stato utilizzata dalla locale associazione di protezione civile, ma evidentemente nello stato in cui versa non è  agevole nemmeno per loro. Il comune ha chiesto e ottenuto dalla Regione Lazio i finanziamenti per la ristrutturazione dello stabile. In realtà l’ing. Violi, consulente del comune, ci spiega che la struttura è da demolire e rifare da capo, poiché è più conveniente. Inoltre all’atto di costruzione è stato chiesto un permesso per una struttura più piccola quindi il manufatto è abusivo. I tempi eccessivi sono dovuti anche al fatto che il comune ha presentato un nuovo progetto e che quindi la pratica è stata valutata nuovamente dalla regione.  Secondo i pronostici del consulente i lavori dovrebbero iniziare in questo periodo. Il progetto finale prevede l’utilizzo come Albergo Sociale per accogliere temporaneamente persone in situazioni di disagio come: familiari di pazienti ricoverati negli ospedali di zona, immigrati, emigrati laziali rimpatriati,ecc. La struttura sarà dotata di otto camere doppie con la possibilità di ospitare sedici persone. L’albergo sociale avrrà inoltre le finalità di “turismo sociale” e sara gestito con la collaborazione del Consorzio dei Servizi Sociali del Cassinate e dell’Associazione Intercomunale “Casa dell’Emigrante ” .

 

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