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	<title>Il sito di Antonio Iafano</title>
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		<title>Azzardopoli: il dossier di Libera sul gioco d&#8217;azzardo</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 16:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Iafano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Inchieste]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Azzardopoli, il paese del gioco d&#8217;azzardo, dove quando il gioco si fa duro, le mafie iniziano a giocare&#8221; è il nome del dossier sul gioco d&#8217;azzardo, legale e non, presentato oggi a Roma da Libera. Sono 41 i clan che si spartiscono la torta del gioco e che hanno prodotto 800 mila persone dipendenti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- AddThis Button BEGIN --><div class="addthis_toolbox addthis_default_style "> 
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<div>Il gioco preferito dai clan dei casalesi è quello delle sale bingo.</div>
<div>Sono 22 le città dove nel 2010 sono stati effettuate indagini e operazioni delle Forze di Polizia in materia di gioco d&#8217;azzardo con arresti e sequestri direttamente riferibili alla criminalità organizzata. Tra queste anche Ferentino e Cassino.<span id="more-690"></span></div>
<div>Le sale bingo delle due città furono coinvolte nell&#8217;operazione hermes del 2009 della DDA di Napoli. Associazione per delinquere di stampo camorristico, estorsione, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita, gioco d&#8217;azzardo, illecita concorrenza con minaccia o violenza: sono alcuni dei reati contestati a trenta persone che finirono in manette. Quasi un centinaio invece gli indagati. Secondo gli inquirenti gli indagati avevano messo su una holding finanziaria che faceva capo a Renato Grasso. Quest&#8217;ultimo era entrato in società con diversi clan camorristici ai quali avrebbe messo a disposizione un competitivo sistema di imprese della <img class="alignright" src="http://www.dimmidipiu.com/multimedia/immagini/FOTO_CRONACA/bingo.jpg" alt="" width="278" height="208" />garanzia del monopolio sul territorio, che gli venive assicurato dal clan di zona. La gestione della sala Bingo di Ferentino era possibile grazie alla partecipazione di Antonio Padovani, considerato affiliato a Cosa Nostra. Il Bingo di Ferentino, così come quello di Cassino, erano gestiti da una società di Roma. In particolare la sala di Ferentino, nei mesi addietro l&#8217;operazione, aveva subito diversi attentati: dagli gli incendi dolosi fino alle bombe che avevano distrutto il locale. Infine gli imprenditori ciociari furono costretti a cedere l&#8217;attività alle persone vicine alla rete criminale<strong>.</strong></div>
<div></div>
<div>
<h2>TUTTI I NUMERI DI AZZARDOPOLI</h2>
<div>
<p><strong>76,1 </strong>miliardi di euro fatturato mercato legale del gioco nel 2011, primo posto in Europa e terzo posto nel mondo tra i paesi che giocano di più<br />
1260 euro procapite, (neonati compresi) la spesa per i giochi<br />
<strong>10</strong> miliardi di euro il fatturato illegale<br />
<strong>41 </strong>clan si spartiscono la torta del mercato illegale del gioco d&#8217;azzardo<br />
<strong>800</strong>mila persone dipendenti da gioco d&#8217;azzardo e <strong>quasi due milioni </strong>di giocatori a rischio<br />
<strong>10 </strong>le Procure della Repubblica direzioni distrettuali antimafia che nell&#8217;ultimo anno hanno effettuati indagini<br />
<strong>22 </strong>le città dove nel 2010 sono stati effettuate indagini e operazioni delle Forze di Polizia con arresti e sequestri direttamente riferibili alla criminalità organizzata.<br />
25mila- 50mila al giorno ricavo clan Valle-Lampada per gestione videopoker e macchinette slot-machine<br />
400mila slotmachine in Italia, una macchinetta &#8220;mangiasoldi&#8221; ogni 150 abitanti<br />
<strong>3.746</strong> i videogiochi irregolari sequestrati nel 2010,<strong> </strong>alla media di <strong>312</strong> al mese<br />
<strong>120.000 </strong>addetti che lavorano nel settore e muove gli affari di <strong>5.000</strong> aziende<br />
<strong>Lombardia </strong>regione dove si spende di piu&#8217;<br />
<strong>Tre</strong> volte alla settimana la media di gioco per i<strong> </strong>giocatori patologici, più <strong>di tre ore</strong> alla settimana e per una spesa ogni mese <strong>dai 600 </strong>euro in su,<br />
<strong>5 -10% </strong>il soprapprezzo che i clan pagano i biglietti vincenti del Gratta e Vinci per riciclare soldi<br />
<em><strong>294 </strong></em><em>sale e più di </em><em><strong>50mila</strong></em><em> slot machine distribuite tra Roma e provincia.</em></p>
</div>
<div><a title="Scarica il dossier &quot;Azzardopoli, il paese del gioco d'azzardo, dove quando il gioco si fa duro, le mafie iniziano a giocare&quot;  (414.77 KB)" href="http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/6%252F7%252Fc%252FD.52d86bd78ba6d793d30b/P/BLOB%3AID%3D5741"><img src="http://www.libera.it/flex/TemplatesUSR/CM/TemplatesUSR-BLOB-img/Download/CartellaZippata-Piccola.gif" alt=" (414.77 KB)" />Scarica il dossier &#8220;Azzardopoli, il paese del gioco d&#8217;azzardo, dove quando il gioco si fa duro, le mafie iniziano a giocare&#8221; (414.77 KB)</a></div>
<p><a title="Scarica la cartina dell'Italia con i clan legati agli affari illegali del gioco d'azzardo  (534.68 KB)" href="http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/4%252F7%252F2%252FD.0fd3ba8a321318e6c49f/P/BLOB%3AID%3D5741"><img src="http://www.libera.it/flex/TemplatesUSR/CM/TemplatesUSR-BLOB-img/Download/AllegatoGenerico-Piccola.gif" alt=" (534.68 KB)" />Scarica la cartina dell&#8217;Italia con i clan legati agli affari illegali del gioco d&#8217;azzardo (534.68 KB)</a></p>
</div>
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		<title>Il principe e la scheda ballerina: vacanze di lusso in cambio di finanziamenti.</title>
		<link>http://www.antonioiafano.com/il-principe-e-la-scheda-ballerina-vacanze-di-lusso-in-cambio-di-finanziamenti/</link>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 00:33:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Iafano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Inchieste]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 6 dicembre la Dda di Napoli, con l’operazione “Il Principe e la scheda ballerina”, ha messo a segno l’ennesimo colpo contro una presunta associazione camorrista. Sono 73 persone le persone indagate tra le quali imprenditori, funzionari, clan e politici come l&#8217;ex sottosegretario Nicola Cosentino (la giunta per l&#8217;autorizzazione a procedere ha rinviato al 10 [...]]]></description>
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<p>L&#8217;operazione antimafia prende il nome dal centro commerciale &#8220;Il Principe&#8221;, che avrebbe dovuto essere costruito a Casal di principe e dal presunto controllo del voto dell&#8217;elezioni amministrative 2007 e 2010 da parte della camorra.</p>
<p>Gli inquirenti sono convinti che la costruzione del centro commerciale &#8220;Il Principe&#8221; sarebbe servito per riciclare parte dei patrimoni illeciti dei clan Russo, Schiavone e Bidognetti. In particolare l&#8217;avvio del cantiere per la costruzione del centro commerciale è stato possibile « dall&#8217; impiego dei fondi concessi agli imprenditori edili La Rocca &#8211; si legge dal comunicato stampa della DDA partenopea &#8211; a tassi usurai da esponenti della criminalità locale ».</p>
<p><strong>Vacanze a Cortina. </strong>Secondo i PM gli imprenditori edili, in concorso con alti funzionari della banca Unicredit, hanno prodotto delle « falsità delle garanzie &#8211; si legge nel comunicato stampa a firma di Cafiero De Raho &#8211; offerte per l&#8217;erogazione dei finanziamenti bancari ».</p>
<p>« un clima di evidente scambio di favori e di corruttela, &#8211; scrive il G.i.p. nell&#8217;ordinanza di custodia cautelare &#8211; ed è ovvio che lo scambio di favori e la corruttela siano sintomatiche di pratiche oblique: alcuni dei protagonisti della vicenda, venivano ricompensati lautamente da chi aveva interesse all’ottonimento della indebita apertura di credito, con vacanze in alberghi per Vip in località rinomate ». Gli imprenditori edili interessati, tra cui i La Rocca, ad ottenere i finanziamenti per la costruzione del centro commerciale, pensano bene di premiare un funzionario della Unicredit di Sora, Andrea Pierpaolo Macciò, con un soggiorno di una settimana a Cortina. La struttura vacanziera è l’Hotel Cristallo con suite di lusso. Il funzionario unicredit godrà della vacanza con moglie e figli. Il conto di 6350 uro verrà saldato dagli imprenditori con bonifici. Anche per Mario Santocchio, presidente del Consorzio trasporti di Salerno, dal 22 febbraio al 1 marzo sarebbe dovuto andare in vacanza gratis ma alla fine non ci andrà, « ma questo &#8211; scrive il gip &#8211; poco influisce perché dimostra comunque che l’imprenditore Alfonso La Rocca (e soci) ritenevano di dover remunerare Santocchio per l’intervento svolto in loro favore ». Tra i documenti al vaglio degli investigatori anche un fax che accompagnava le prenotazioni a Cortina: «Vi raccomandiamo di osservare il massimo riserbo, verso i beneficiari della prenotazione, sulle generalità della persona che provvederà al pagamento e sulla nostra intermediazione ».</p>
<p><strong>San Marino.</strong> Sempre di più sono le operazioni antimafia che passano per il piccolo stato di San Marino. Secondo l’accusa, alcuni imprenditori indagati nell&#8217;operazione intestavano fittiziatamente denaro riconducibile a loro a soggetti fisici e giuridici anche di San Marino, in seguito venivano girati ad altri soggetti che li portavano all’incasso. Quindi, secondo la magistratura, una serie di soggetti incassavano per &#8220;girata&#8221; gli assegni fittiziamente intestati alle società Ifi e Dsm, principali imprese utilizzate per nascondere le somme lucrate da Unicredit, sapendo di agevolare il clan dei Casalesi. Dietro tutti gli schemi societari ci sarebbe la Vian Srl. I rapporti con San Marino escono anche da una una sintesi della documentazione sequestrata presso la filiale di Roma Tiburtina della Unicredit: gli investigatori acuisiscono un fax con intestazione “Ifis Sa inviato a Unicredit Banca con comunicazione di richiesta di accredito di euro 500.000/00. Si legge: “come da accordi intercorsi con il dottor Mauro La Rocca, siamo con la presente a trasmettervi le coordinate bancarie sulle quali far pervenire un pagamento pari a euro 500.000/00&#8230;..”. Il 30 gennaio 2007 un &#8216;altro fax con le indicazioni bancarie della Euro Commercial Bank di San Marino su cui sono stati incassati numerosi assegni.</p>
<p><strong>Tritolo nel cassinate.</strong> &#8220;Il viaggio a Cassino, era stato fatto, in quanto , il De Angelis Gennaro , doveva rifornirci di tritolo. Così fu , e in effetti il De Angelis, dopo averci salutato, ci condusse in un vicino capannone dove teneva occultato circa 200 Kg di tritolo, perfettamente confezionato e con l’imballo nuov issimo. Caricammo l’esplosivo sulla Lancia Delta rubata, con cui eravamo giunti, e insieme all’esplosivo ci diede micce e detonatori&#8221;. Sono le dichiarazione che Luigi Diana espone ai pm antimafia nel maggio del 2005 e contenute nella precedente ordinanza di custodia cautelare del 2009 che ha riguardato l&#8217;onoreole Nicola Cosentino. La vicenda non ha ancora ottenuto nessun riscontro giudiziario, ma per onor di cronaca va detto che Luigi Diana, attualmente collaboratore di giustizia sta continuando a fornire interessanti informazioni che i pm valutano come attendibili.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/CrUyPOYGdrc" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p>Servizio di Angela Nicoletti, riprese e montaggio della DG Vision Italia</p>
<p>Pubblicato su www.liberafrosinone.it</p>
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		<title>Semiotica investigativa: Charles Sanders Peirce</title>
		<link>http://www.antonioiafano.com/semiotica-investigativa-charles-sanders-peirce/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 14:27:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Iafano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Investigazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduzione Con &#8221; semiotica investigatica&#8221; si intende la semiotica applicata all&#8217;investigazione. In particolare si occupa dell&#8217;interpretazione di tracce, indizi, impronte, dettagli e resti. Il termine semiotica derirva dal greco (semeion) e significa &#8220;segno&#8221;. Il segno è  &#8220;qualcosa che rinvia a qualcos&#8217;altro&#8221; e la semiotica è la disciplina che studia l&#8217;interpretazione dei segni. Padre fondatore di [...]]]></description>
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<script type="text/javascript" src="http://s7.addthis.com/js/250/addthis_widget.js#pubid="></script> <p>Introduzione</p>
<p>Con &#8221; semiotica investigatica&#8221; si intende la semiotica applicata all&#8217;investigazione. In particolare si occupa dell&#8217;interpretazione di tracce, indizi, impronte, dettagli e resti. Il termine semiotica derirva dal greco (semeion) e significa &#8220;segno&#8221;. Il segno è  &#8220;qualcosa che rinvia a qualcos&#8217;altro&#8221; e la semiotica è la disciplina che studia l&#8217;interpretazione dei segni. Padre fondatore di questa disciplina è Charles Sanders Peirce (1839-1914). Egli fù anche il fondatore del paragmatismo americano. In realtà egli lo definiva &#8220;pragmaticismo&#8221; per distinguersi dal suo allievo William James. Il pragmatismo è una dottrina filosofica che si basa sullo spirito pratico, sulla ricerca dell&#8217;utile e del vantaggioso. E&#8217; legato all&#8217;utilarismo (altra dottrina filosofica per la quale è giusto ciò che aumenta la felicità degli esseri) ed è una concezione dell&#8217;essere. Nel pragamaticismo di Piercie la metafisica è molto ridotta, la verità è questione di teoria e logica. Nei settori dell&#8217;intelligence e dell&#8217;investigazione, la semiotica è fondemantale nella interpretazione e valutazione dell&#8217;indizio e dell&#8217;informazione grezza.<span id="more-635"></span></p>
<p><strong>Charles Sanderce Piercie</strong></p>
<p>Perice non riuscì mai a pubblicare un libro di semiotica; l&#8217;unica opera da lui portata a termine fù &#8220;La grande logica&#8221;. Trascorse in isolamento e in povertà alcuni anni della sua vita lasciando alcuni manoscritti acquistati dopo la sua morte dall&#8217;Università di Harvard. Nel 1935 ancuni saggi furono pubblicati nei Collected Papers, tra cui &#8220;Il fissarsi della credenza&#8221; (1877)  e &#8220;Come rendere chiare le nostre idee&#8221; (1878). Di notevole importanza furono anche i saggi inediti dai titoli &#8220;Questioni concernenti certe pretese facoltà umane&#8221; e &#8220;Deduzione, induzione e ipotesi&#8221;.</p>
<p><strong>Questioni concernenti certe pretese facoltà umane di Charles Sanderce Peirce (pubblicato nel 1868)</strong></p>
<p>Cartesio era convinto che la conoscenza umana era ottenuta grazie l&#8217;intuizione poichè ci sono delle situazioni in cui la verità è evidente e non sono necessarie inferenze o dimostrazioni. Peirce  contesta questa teoria e con il saggio anti &#8211; cartesiano<strong> &#8220;</strong>Questioni concernenti certe pretese facoltà umane<strong>&#8221; </strong>spiega che &#8220;l&#8217;evidenza intutiva è illusione&#8221;. Esistono delle interpretazioni consolidate, ormai così ovvie dentro di noi, che ci appaiono come evidenti; in realtà alla base dell&#8217;intuizione c&#8217;è un&#8217;inferenza, un ragionamento. L&#8217;uomo ha la pretesa di conoscere alcune facoltà umane ma Pierce spiega che sono solo interpretazioni, in realtà non c&#8217;è nessun rapporto immediato tra l&#8217;intuzione e l&#8217;elemento di conoscenza.</p>
<p>Per dimostrare che che la capacità intuitiva è interpretazione Pierce si pone sette domande:</p>
<p><em>- E&#8217; possibile attraverso la cognizione capire se essa è intuitiva o deriva da altre cognizioni precedenti?</em></p>
<p>E&#8217; possibile distinguere un&#8217;immagine onirica da una reale? Per Peirce non possiamo distinguere l&#8217;intuitivo dal non intuitivo in quanto sono prodotti inferenziali. Le nostre conoscienze sono prodotte da inferenze precedenti e quindi &#8220;cognizioni&#8221; esitenti e consolidate. Il pensiero è figlio di un altro pensiero e non siamo concordi nel definire quali sono le idee a priori di un certo ragionamento. Le intuizioni sono interpretazioni.</p>
<p><em>- Abbiamo un&#8217;autocoscienza intuitiva?</em></p>
<p>L&#8217;unico elemento che si sottrae al dubbio è l&#8217;IO. Anche quest&#8217;ultimo elemento è considerato da Peirce come interpretazione di qualcosa che oramai è consolidata dentro di noi. L&#8217;Io è il luogo in cui si forma la soggettività. Esso è generato dallo sbaglio, dall&#8217;esperienza. Il bambino non ha l&#8217;IO, fallimenti ed erorri fanno rinoscere come entità di se stesso e l&#8217;Io diventa il soggetto a cui imputare l&#8217;errore.</p>
<p><em>- Sappiamo riconoscere elementi soggettivi di cognizioni diverse?</em></p>
<p>Secondo Peirce non siamo in grado di riconoscere le caratteristiche individuali di cognizioni diverse.</p>
<p><em>- Abbiamo il potere d&#8217;introspezione? Tutto ciò che conosciamo del mondo interno deriva da ciò che conosciamo dal mondo esterno?</em></p>
<p>Peirce spiega l&#8217;introspezione come &#8220;la percezione diretta del mondo interno, ma non necessariamente una percezione di esso come interno&#8221;. Non abbiamo capacità d&#8217;introspezione e  tutto ciò che ciò che conosciamo del mondo interno è basato sulla conoscienza del mondo esterno. Tutte ciò che crediamo di intuire è basat su fatti esterni e qualsiai nostra percezione ha un oggetto interno.</p>
<p><em>- Possiamo pensare senza segni?</em></p>
<p>&#8220;I soli casi di pensiero che possiamo trovare sono quelli di pensiero in segni. E&#8217; chiaro che nessun altro pensiero può essere evidenziato da fatti esterni&#8221;. Per Peirce esistono solo i segni , quando pensiamo intepretiamo, pensare significa interpretare i segni. Il segno è un pensiero,  è un qualcosa che determina l&#8217;interpretazioine di un oggetto per mezzo di un&#8217;interpretante. Conseguenzialmente è segno tutto ciò che necessita di essere interpretato per capirne il significato ed è anche segno ogni cosa che assume un siginifcato dopo un &#8216;interpretazione. Il segno è composto da tre elementi: segno o &#8220;rappresentatem&#8221; (parola, frase..), interpretante (entità mentale evocata dal segno) e oggetto (significato astratto o concreto collegato al segno).</p>
<p><em>- Esiste l&#8217;inconoscibile?</em></p>
<p>&#8221; Di fronte a ogni cognizione c&#8217;è una realtà sconosciuta eppur conoscibile; ma di fronte a ogni possibile cognizione c&#8217;è l&#8217;autocontradditorio. &#8221; Niente è inconoscibile secondo Peirce, nel caso in cui la verità non la si possa conoscere con certezza, può essere conosciuta con il metodo dell&#8217;induzione.</p>
<p><em>- Esiste una coginizione che non sia determinata da un&#8217;altra precedente?</em></p>
<p>Tutte le coginizioni derivano da altre precedenti. Al termine di ogni pensiero vi è l&#8217;inizio di un altro pensiero, di conseguenza il pensiero non finisce mai. Ciò è definito da Peirce come &#8220;semiosi illimitata&#8221; (intepretazione dei segni senza fine).</p>
<p><strong>Il fissarsi della credenza (pubblicato nel 1877 e 1878 in The Popular Science Monthly)</strong></p>
<p>Per Peirce il ragionamento è trovare qualcosa che non conosciamo partendo dalla considerazione di tutto ciò che già conosciamo. Da una premessa si arriva ad una conclusione. Piercie definisce la credenza un&#8217;inferenza.  Un&#8217;inferenza differisce da un&#8217;altra in base a un&#8217;&#8221;abito mentale&#8221;. Quest&#8217;ultimo è una condotta che Peirce definisce anche &#8220;pincipio-guida dell&#8217;inferenza&#8221;. L&#8217;abito di condotta è ciò che noi defineremo opinione. Attraverso il ragionamento, il nostro stato mentale può passare da uno stato di &#8220;credenza&#8221; ad un&#8217;altro di &#8220;dubbio&#8221;. Peirce definisce il &#8220;credere&#8221; (da credenza) come &#8220;un&#8217;indicazione più o meno sicura del fatto che nella nostra natura si è stabilito qualche abito che determinerò le nostre azioni&#8221;. Il dubbio invece è &#8220;uno stato di irrquietezza e di insoddisfazione per uscire dal dubbio quale lottiamo per passare allo stato di credenza&#8221;. L&#8217;irratazione del primo  ci spinge ad &#8220;una lotta per conseguire uno stato di credenza&#8221;. Piercie definisce questa lotta &#8220;ricerca&#8221;. L&#8217;obbiettivo della ricerca è stabilre un&#8217;opinione ( o come la definisce l&#8217;autore &#8220;credenza&#8221;).  L&#8217;autore classifica quattro modi di ricerca:</p>
<ul>
<li><em>&#8220;Il metodo della tenacia&#8221; </em>: la tenacia è quell&#8217;atteggiamento diffuso per cui un uomo che segue nei confronti delle proprie credenze la  volontà di perseguirle contro tutti e non vuole metterle a confronto con le idee degli altri, anzi, nutre odio e disprezzo per tutti coloro che hanno credenze difformi dalla sua. Nel saggio l&#8217;autore fa l&#8217;esempio dello struzzo che mette la testa sotto terra e non vede la realtà;</li>
<li><em>&#8220;Il metodo dell&#8217;autorità&#8221;</em> : gli uomini abitualmente fissano le credenze e i loro abiti di azione. Questo anche è un metodo  tenace ma che a differnza del primo oltre ad appellarsi alle credenze del singolo, utilizza anche le credenze di un&#8217;istituzione. Sono metodi dell&#8217;autorità per esempio le credenze storiche, in questo caso le credenze vengono fissate all&#8217;autorità o dello Stato, o della Religione o di un gruppo sociale. Entrambi i primi due metodi per Peirce, sono assolutamente precari: non riescono a stabilire credenze a lungo perché per quanto gli uomini si oppongano al confronto e alla discussione, essi si scontrano con opinioni difformi dalle loro e quindi non possono essere influenzati a lungo;</li>
<li><em>&#8220;Il metodo della ragione a Priori&#8221;: </em>questo è  il metodo della filosofia e in dettaglio il metodo metafisico. Questo metodo si apre al dubbio, al confronto, al dialogo; esso ha l&#8217;obbiettivo di pervenire ad una credenza razionale. Coloro che seguono questo metodo vogliono &#8220;essere in accordo con la ragione e non con le loro personali opinioni o con le loro passioni, o con gli interessi di un istituzione&#8221;. Per Peirce questo è il metodo &#8220;più nobile&#8221; ma non ha dato risultati apprezzabili e in particolare Piercie spiega che non differisce molto dal metodo dell&#8217;autorità poichè l&#8217;autorità può anche non influenzare direttamente le mie credenze e lasciarmi libero di scegliere ma spesso alcune cause accidentali estranee ai veri fatti inlfuenzano le opninioni. L&#8217;unico criterio di questo metodo è il ragionamento;</li>
</ul>
<ul>
<li><em>&#8220;Il metodo scientifico&#8221;: </em>è il metodo preferito ed l&#8217;unico che Peirce riconosce. La scienza è quel procedimento attraverso il quale gli uomini non soltanto elaborano le loro credenze con altri uomini, ma affidano le loro credenze al riscontro della prova pratica.  Peirce auspica che in futuro le varie credenze degli uomini superino le idiosincrasie, le differenze individuali, le opinioni personali per assumere come banco di prova la verità pubblica, cioè i fatti pubblici che le confermerebbero. Tali credenze in un futuro appunto infinitamente lontano finiscono per convergere in una unità, in una sorta di &#8220;ecumenismo della verità&#8221;. Si può partire da un determinato campo di osservazioni, esercitare tutta una serie di sperimentazioni assolutamente differenti da quelle di un altro scienziato, avrà quindi di fronte a sé risultati che all&#8217;inizio saranno differenti rispetto a quelli dei propri colleghi. Ci saranno sicuramente delle difformità ma l&#8217;indagine si appella a dei fatti pubblici che siano sperimentalmente verificabili da chiunque. Il metodo scientifico nasce quando ci rendiamo conto che la realtà ha la sua efficacia indipendemente dal soggetto. E&#8217; strettamento legato al concetto di realtà.</li>
</ul>
<p><strong>Come rendere chiare le nostre idee (pubblicato nel 1878)</strong></p>
<p>Secondo Cartesio è possibile dubitare di tutto. Peirce invece evidenzia che non è possibile dubitare in astratto, il dubbio deve essere reale. Il filosofo statunitense C. S. Peirce,  sostenne che il pensiero ha la funzione di produrre «credenze», regole di azione che la filosofia deve analizzarle in base ai loro effetti sul comportamento degli uomini. Nel saggio &#8220;Come rendere chiare le nostre idee definisce la &#8220;massima pragmatica&#8221; come un criterio regolativo dell’inferenza, strumento che permette di discriminare fra inferenze corrette o scorrette. Per Peirce il problema basilare era nel distinguere cosa è lecito pensare. &#8220;l&#8217;intera funzione del pensiero &#8211; scrive Peirce &#8211; è produrre abiti d&#8217;azione e ogni cosa connessa con il pensiero, ma irrilevante per tale funzione è un&#8217;aggiunta &#8230; La nostra idea di qualcosa è l&#8217;idea che abbiamo dei suoi effetti sensibili&#8230; Così dobbiamo  scendere a ciò che è tangibile e, concepibilmente, pratico, per giungere alla radice di ogni reale distinzione di pensiero; e non c&#8217;è distinzione di significato così fine da non consistere in una possibile differenza pratica &#8220;. In sostanza, &#8220;la nostra idea di qualcosa è l&#8217;idea dei suoi effetti sensibili&#8221;. Ne viene che è attraverso il verificarsi o meno degli effetti che la nostra idea  promette, si raggiunge la conferma o la smentita della sua validità. Rispetto a ciò è evidente che il pragmatismo americano si differenzia dall&#8217;empirismo positivista per il fatto che questo si è sempre accontentato di una verifica concernente il passato. I predecessori di Peirce erano convinti che la verifica portano a certezza.  Ma secondo l&#8217;autore del Pragmatacismo sarà l&#8217;esperienza futura a dire se questa credenza uscirà confermata.</p>
<p>L&#8217;autore conclude il saggio riflettendo sul concetto di realtà. La realtà provoca l&#8217;effetto specifico di produrre la distinzione tra credenza vera e credenza falsa. Tale distinzione è possibile con il &#8221; processo pubblico di discussione&#8221; che produce obbiettività: «L&#8217;opinione finale, sulla quale, fatalmente, tutti coloro che indagano si troveranno in definitiva d&#8217;accordo, è ciò che intendiamo per verità, e l&#8217;oggetto rappresentato in questa opinione è il reale. In questo modo io spiegherei la realtà.»</p>
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		<title>Primo sangue di Aldo Pecora</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 13:42:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Iafano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antimafia]]></category>

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		<description><![CDATA[Aldo Pecora è il giovanissimo autore dello striscione “E adesso Ammazzateci Tutti” apparso per la prima volta il 19 ottobre 2005, il giorno dei funerali del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno.  Da quell&#8217;evento Pecora, con il movimento antimafia da lui fondato (E adesso Ammazzateci Tutti), ha impegnato tutte le sue energie per [...]]]></description>
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<script type="text/javascript" src="http://s7.addthis.com/js/250/addthis_widget.js#pubid="></script> <p>Aldo Pecora è il giovanissimo autore dello striscione “E adesso Ammazzateci Tutti” apparso per la prima volta il 19 ottobre 2005, il giorno dei funerali del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno.  Da quell&#8217;evento Pecora, con il movimento antimafia da lui fondato (E adesso Ammazzateci Tutti), ha impegnato tutte le sue energie per contrastare culturalmente le mafie.  La sua prima opera dal titolo “ Primo Sangue” ( Rizzoli Bur), racconta dell’omicidio dell&#8217;alto magistrato di cassazione Antonino Scopelliti avvenuto a Campo Calabro (RC) il 9 agosto 1991. Il caso Scopelliti è un delitto “eccellente” voluto da Cosa Nostra e a distanza di quasi venti anni ancora senza colpevoli.<br />
L&#8217;autore ripercorre parte della vita professionale del magistrato.<span id="more-631"></span> Antonino Scopelliti ha rappresentato la pubblica accusa in cassazione in importanti casi giudiziari  che hanno fatto la storia d&#8217;Italia tra cui il Processo Moro, il sequestro di Achille Lauro, la strage di Piazza Fontana e la strage del Rapido 904. Scopelliti doveva rappresentare l&#8217;accusa anche nel maxiprocesso contro Cosa Nostra con il quale, grazie a magistrati come Falcone, Borsellino Caponnetto e Ayala, si è potuto chiedere e ottenere la condanna in primo grado dei più importanti boss.  Grazie alla dichiarazioni di Buscetta, difatti rinominate “teorema Buscetta”, il maxiprocesso ha portato alla sbarra 475 imputati. Il teorema, così come riferito da Buscetta e accertato con sentenza definitiva, vedeva Cosa Nostra come un&#8217;organizzazione unitaria e verticistica.<br />
In vista dell&#8217;ultimo grado del maxiprocesso i mafiosi offrirono a Scopelliti cinque miliardi di vecchie lire in cambio di un giudizio favorevole agli imputati. Ovviamente Scopelliti era un servitore dello Stato onesto e incorruttibile, pertanto rifiutò l&#8217;offerta firmando la sua condanna a morte. Quel 9 agosto del 1991, probabilmente due killer in moto, avvicinarono l&#8217;auto del magistrato e spararono due colpi mettendo fine alla sua vita mentre tornava dalla spiaggia. L&#8217;autore definisce il delitto come il “Primo sangue” (ecco dove prende spunto il titolo del testo), è il primo atto che inaugurerà la stagione delle stragi e che continuerà con le bombe di Capaci e di Via D&#8217;Amelio  per chiudere nel 93 con Firenze e Milano.<br />
Pochissimo tempo dopo il delitto inizia a calare il sipario sulla Calabria e sul magistrato Scopelliti. E&#8217; Giovanni Falcone che, grazie a un suo intervento sui giornali, risveglia l&#8217;attenzione sul caso definendolo un omicidio di mafia compiuto probabilmente grazie a un connubio tra &#8216;Ndrangheta, che in territori come Campo Calabro è la padrona di casa, e Cosa Nostra in vista del ruolo di Scopelliti di pubblico ministero nel maxiprocesso. Alcuni anni dopo, l&#8217;ipotesi investigativa di Falcone diventerà sentenza grazie alla corte d&#8217;assise di Reggio Calabria che emise diversi ergastoli nei confronti dei vertici di Cosa Nostra. Secondo la ricostruzione basata su diverse dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, Cosa Nostra intervenne per mediare la pace nella guerra di &#8216;ndrangheta che c&#8217;era in quegli anni in Calabria; in cambio i clan reggini fecero il favore a Riina e company di ammazzare Antonino Scopelliti.<br />
Purtroppo la vicenda processuale ha avuto esito negativo. Nei futuri gradi di giudizio verrà smontato e ritenuto non valido il “teorema Buscetta”. Ciò che è stato ritenuto validissimo per il maxiprocesso di Palermo, non lo è stato per l&#8217;omicidio Scopelliti. E un secondo processo non ha cambiato gli esiti.<br />
Aldo Pecora non si limita a raccontare la vicenda giudiziaria, ma raccoglie nuovi elementi sui cui indagare, analizza in modo tecnico con lo studio delle requisitorie e degli appunti di Scopelliti ciò che sono le prove e gli indizi nei processi di mafia.<br />
Scrive l&#8217;autore &#8211; “Passano i giorni e la Calabria inizia a dimenticare”-. Dopo molto tempo è la figlia del magistrato, Rosanna Scopelliti, a chiedere giustizia e verità collaborando anche alla stesura dell&#8217;opera mediante i suoi pensieri personali. Rosanna è stata tenuta nascosta, per motivi di sicurezza,  anche a più stretti familiari del magistrato, ma ora è lei stessa che da anni in prima persona incontra gli studenti per spiegare che grande uomo era il padre. Uomo che purtroppo, al contrario di Falcone e Borsellino, è stato dimenticato.  Ora grazie a Primo Sangue, Aldo Pecora e Rosanna, sperano che Antonino Scopelliti possa avere il giusto riscatto nella società e nelle nuove generazioni ma soprattutto che si possa riaprire il caso piochè nessun uomo della &#8216;ndrangheta è stato ancora processato per l&#8217;omicidio del magistrato.</p>
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		<title>Prime condanne per l&#8217;operazione Titanic</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 19:50:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Iafano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Inchieste]]></category>

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		<description><![CDATA[Il patto tra i clan Casalesi e La Torre  nel vicentino per truffare le aziende del Nord  è ormai un fatto accertato in primo grado. Le confessioni importanti del pentito Michele Siciliano sono state giudicate attendibili e lui stesso, nonostante fosse il promotore di una pericolosa associazione per delinquere, è stato condannato a soli 2 [...]]]></description>
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<script type="text/javascript" src="http://s7.addthis.com/js/250/addthis_widget.js#pubid="></script> <p>Il patto tra i clan Casalesi e La Torre  nel vicentino per truffare le aziende del Nord  è ormai un fatto accertato in primo grado. Le confessioni importanti del pentito Michele Siciliano sono state giudicate attendibili e lui stesso, nonostante fosse il promotore di una pericolosa associazione per delinquere, è stato condannato a soli 2 anni 10 mesi di reclusione grazie alle attenuanti. Altri cinque persone sono state condannate in totale a 12 anni di carcere. Ma gran parte delle condanne sono coperte dall&#8217;indulto del 2006.<br />
Altre 17 persone saranno processate a partire dal 18 novembre. L&#8217; avvocato Patrizia Dall&#8217;Osto, legale e amica di Di Caprio, è stata prosciolta (perchè &#8220;il fatto non sussiste&#8221;) dalle accuse di concorso in bancarotta e favoreggiamento personale. Sono stati rinviati a giudizio  Antonietta Bifulco (ritenuta organica all&#8217;associazione, visti i suoi legami professionali con Di Caprio) e Arturo Salvatore Di Caprio. Quest&#8217;ultimo durante l&#8217;udienza ha ripetuto più volte  di essere stato solo un consulente, ma il GUP l&#8217;ha rinviato a giudizio per associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta e truffa poichè avrebbe costituito la &#8220;società di fatto&#8221; assieme alla Bifulco,  Claudio Picco e Pietro Priante. Quest&#8217;ultimi due sono stati condannati rispettivamente a 3 anni 8 mesi e 3 anni di reclusione, giudicati con  rito abbreviato e patteggiamento. Di Caprio gestiva le società utilizzando ad esempio carte di credito rilasciate alla Eurofood la quale aveva anche un recapito presso la sede della Great Di Caprio Holding Company S.r.l. (anche questa in fallimento) di via Garigliano in Cassino (FR) e di cui lui stesso era titolare. Di Caprio attualmente è agli arresti domiciliari a Cassino dove sta scontando una condanna in appello a 8 anni di carcere per traffico di droga per l&#8217;operazione Grandi Firme della DDA di Reggio Calabria.</p>
<p>Sono stati condannati a 18 mesi patteggiati (pena sospesa) anche Michele Schioppetto, di Noventa, e Monia Ongaro, 38 anni, di Pordenone, ha incassato 2 anni (sospesi). Altre 4 persone sono state assolte.</p>
<p>Il processo ha comunque accertato che quasi tutte le truffe sono cadute in prescrizione e le parti offese dovranno promuovere la causa civile per i risarcimenti.</p>
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		<title>Operazione Normandia: giudizio abbreviato per il Prefetto di Frosinone assieme all&#8217;on. Stasi</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 14:11:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Iafano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Inchieste]]></category>

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		<description><![CDATA[La DDA di Napoli ha chiuso il  lavoro a fine aprile depositando  78 richieste di rinvio a giudizio a carico di esponenti di  del clan dei Casalesi,  ex consiglieri regionali, provinciali e comunali, prefetti e funzionari di enti pubblici e imprenditori che avevano aderito all&#8217;accordo che consentiva di aggiudicarsi gli appalti migliori. L&#8217;udienza preliminare dell&#8217;inchiesta [...]]]></description>
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<script type="text/javascript" src="http://s7.addthis.com/js/250/addthis_widget.js#pubid="></script> <p>La DDA di Napoli ha chiuso il  lavoro a fine aprile depositando  78 richieste di rinvio a giudizio a carico di esponenti di  del clan dei Casalesi,  ex consiglieri regionali, provinciali e comunali, prefetti e funzionari di enti pubblici e imprenditori che avevano aderito all&#8217;accordo che consentiva di aggiudicarsi gli appalti migliori. L&#8217;udienza preliminare dell&#8217;inchiesta &#8220;Normandia&#8221; è stata rinviata al 18 giugno per consentire agli imputati di visionare le nuove dichiarazioni dei pentiti, ma il prefetto di Frosinone <strong>Paolino Maddaloni</strong> e  l&#8217;on. <strong>Maria Elena Stasi</strong> hanno già chiesto il giudizio abbreviato. Entrambi saranno giudicati il 25 ottobre. I reati contestati sono abuso d&#8217;ufficio e turbativa d&#8217;asta e si riferiscono al 2008 quando Maddaloni era sub commissario prefettizio al Comune di Caserta e l&#8217;on. Maria Elena Stasi era commissario prefettizo. I PM chiesero al G.I.P. una misura cautelare per Maddaloni, ma quest&#8217;ultimo la negò e scrisse nell&#8217;ordinanza che coinvolse gli altri indagati:</p>
<blockquote><p>“Maurizio Mazzotti , dirigente del settore Pianificazione, programmazione e assetto del territorio del Comune di Caserta nonchè responsabile del procedimento Urban, Nicola Ferraro, consigliere regionale Udeur e soggetto influente sulla pubblica amministrazione del Comune di Caserta, Paolino Maddaloni, vice prefetto delegato per lo stanziamento dei fondi, e Sergio Solmi, titolare dell’ impresa Orion predestinata a vincere la gara, turbavano il pubblico incanto relativo ai lavori per l’installazione, nella gara pubblica bandita dal Comune di Caserta, delle centraline per il monitoraggio della qualità dell’area nel territorio comunale di Caserta per importo complessivo di 530.000,00 euro”</p></blockquote>
<p>Ovviamente nello stesso procedimento sono imputati per reati più gravi anche Mazzotti, Ferraro e  Solmi. Il progetto delle centraline era stato approvato nel 2003 con delibera n. 225/03 per un importo di 387.000 euro ma  la spesa prevista salì fino a un milione e 400.000 euro. Alla gara partecipò la società Orion, che fu ammessa provvisoriamente perchè la documentazione era carente. Dopo dieci mesi la gara fu però annullata dal prefetto Maria Elena Stasi perchè l’appalto non era stato ancora aggiudicato. Il prefetto Stasi inoltre incaricò il dirigente competente di ricondurre l’opera nei termini economici del ‘progetto pilota’ approvato dal Comune con deliberazione 225/03.</p>
<p>In  un’intercettazione gli investigatori scoprirono che l’ingegner Mazzotti disse a Ferraro di aver discusso in merito con Paolino Maddaloni e di aver saputo che questo era intenzionato ad eliminare il finanziamento per utilizzare i fondi per il completamento dei lavori per la ristrutturazione del corso. Mazzotti riferì inoltre di aver &#8220;fatto comprendere a Maddaloni che alla vicenda era direttamente interessato Ferraro avendogli testualmente detto: ‘guarda che questa cosa sta a cuore’ e che “Maddaloni, conseguentemente, aveva deciso di non annullare la gara ma di ridurre l’importo finanziato da euro 1.400.000,00 a euro 700.000,00.&#8221; Tale intenzione ovviamente era in contrasto con quanto disposto dalla delibera commissariale e, di conseguenza, era necessario riformulare le decisioni già assunte dal commissario. Dall&#8217;ordinanza emerse anche che Nicola Ferraro</p>
<blockquote><p>“sollecitò Mazzotti ad un attento e assiduo controllo dell’andamento dell’appalto, suggerendo di esercitare una continua pressione su Maddaloni al fine di accelerare l’assegnazione dei fondi. Ferraro, peraltro, confermando ulteriormente il suo specifico interesse a perorare gli interessi di Solmi, prospettava la possibilità di seguire una procedura d’urgenza in modo da accelerare i tempi di aggiudicazione prima delle elezioni, ma Mazzotti, in merito, cercava di ridimensionare le aspettative del proprio interlocutore spiegandogli che a causa della diminuzione dell’importo a base d’asta, occorreva convocare le ditte partecipanti per convincerle ad accettare l’avvenuta decurtazione dell’importo a base d’asta; procedura, questa, che avrebbe esposto la gara a ricorsi da parte delle società escluse&#8230;&#8221;</p></blockquote>
<p>Il 31.03.2006, il commissario Stasi manifestò l’opportunità di proseguire la gara precedentemente attivata riducendo l’importo da euro 1.463.100,00 a euro 767.342,70. In seguito il dirigente del comune di Caserta, ing. Antonio De Crescenzo,   comunicò ai due partecipanti la riformulazione della delibera, ma la SARTEC chiese chiarimenti al fine al fine di valutare la convenienza a proseguire l’appalto poichè l’atto amministrativo  appariva in contrasto con la normativa nazionale e comunitaria in materia di appalti. Secondo gli inquirenti, tre giorni più tardi, Ferraro e Mazzotti discusero del problema  chiarendo di aver turbato lo svolgimento della gara in questione. Con delibera della giunta comunale del 12.12.2006, il progetto venne approvato definitivamente per l’importo complessivo, ulteriormente ridotto a 530.000,00 euro. In una nuova delibera,  il bando di gara fu ulterioremente ridotto per l&#8217;importo a base d’asta di euro 407.000. Infine il primo aprile 2008 il dirigente ing. Antonio De Crescenzo Mazzotti ed il responsabile del Pic Urban 2 Maurizio aggiudicarono la gara alla ditta ORION.</p>
<p>Nel 2006 Maddaloni accettò la candidatura a sindaco del comune di Caserta con il PDL e la Stasi, sponsorizzata politicamente da Nicola Cosentino, nell&#8217;aprile 2008 venne eletta alla camera dei deputati con la lista del PDL.</p>
<p>Secondo un&#8217;inchiesta di Maco Lillo dell&#8217;espresso, l&#8217;Aversana Petroli, società della famiglia Cosentino ha rischiato di perdere un&#8217;appalto pubblico nel 1997, quando la Prefettura di Caserta negò il certificato antimafia per il rischio di infiltrazione mafiosa:</p>
<blockquote><p>Giovanni Cosentino, 64 anni, è sposato con la figlia del boss Costantino Diana, poi deceduto. Mario, 43 anni, è sposato con Mirella Russo sorella di Giuseppe Russo, alias ‘Peppe ‘u Padrino’, condannato all’ergastolo per associazione mafiosa e omicidio. Quando non sono le mogli, ci si mettono gli amici: un terzo fratello, Antonio Cosentino, 39 anni, è stato controllato nel 2005 in compagnia di un soggetto con precedenti di polizia per tentato omicidio, associazione mafiosa e tentata estorsione.</p></blockquote>
<p>La Prefettura non rilasciò  la certificazione anche nel 1998. La società Aversana Petroli ricorse al Tar e al Consiglio di Stato, ma perse. Nonostante le sentenze dei giudici, il prefetto di Caserta dell&#8217;epoca Maria Elena Stasi sollecitò il comitato per l’ordine e la sicurezza a riconsiderare il caso e alla fine l&#8217;Aversana Petroli ottennè il certificato antimafia. La Stasi in un&#8217;intervista rilaciata a Il volantino.eu disse che aveva esposto querela per quell&#8217;articolo e difese il suo operato con la seguente:</p>
<blockquote><p>“C’è una linea di giurisprudenza che afferma, se vogliamo garantista ma mi sembra in linea con quelli che sono i principi del nostro Ordinamento, che il semplice legame di parentela non può essere sufficiente per negare il rilascio del certificato antimafia”.</p></blockquote>
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		<title>Udienza preliminare per l&#8217;operazione &#8220;Titanic&#8221; del 2006</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 19:23:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Iafano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Inchieste]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 12 aprile 2006 la Direzione Investigativa Antimafia di Padova, in collaborazione con Polizia di Stato e GDF, con l&#8217;operazione denominata “Titanic” stroncò un gruppo criminale che aveva creato diverse aziende nel vicentino con lo scopo di truffare altre imprese e banche. L&#8217;indagine coinvolse oltre 20 persone tra cui Michele Siciliano, affiliato al clan La [...]]]></description>
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<script type="text/javascript" src="http://s7.addthis.com/js/250/addthis_widget.js#pubid="></script> <p>Il 12 aprile 2006 la Direzione Investigativa Antimafia di Padova, in collaborazione con Polizia di Stato e GDF, con l&#8217;operazione denominata “Titanic” stroncò un gruppo criminale che aveva creato diverse aziende nel vicentino con lo scopo di truffare altre imprese e banche. L&#8217;indagine coinvolse oltre 20 persone tra cui Michele Siciliano, affiliato al clan La Torre e raggiunto da più ordinanze di custodia cautelare, che all&#8217;epoca era in Gran Bretagna con cittadinanza scozzese ma in seguito arrestato e divenuto collaboratore di giustizia.<br />
Secondo gli investigatori alcuni indagati sin dal 2003, mediante la gestione occulta o comunque senza ricoprire cariche sociali, acquisirono le quote di società e scelsero gli amministratori delle società partecipate i quali, svolgendo il ruolo di “prestanomi”, si limitavano a seguire le direttive impartite. Tali società acquistavano beni di rilevante valore, soprattutto nel campo delle bevande e della ristorazione, non pagavano le forniture ma rivendevano la merce in Italia e all’estero con ripartizione dei proventi della vendita. Dalle indagini emerse che l&#8217;ideatore e principale gestore dell&#8217;attività criminosa era Salvatore Di Caprio, originario di Maddaloni (CE) ma residente da anni a Cassino (FR), che sta già scontando una pena di 12 anni per traffico internazionale di droga.</p>
<p><strong>Il ruolo di Salvatore Di Caprio</strong><br />
Secondo le indagini, nel 2003 Di Caprio rilevò, tramite terzi, le quote della società Cedibe S.r.l. già insolvente e durante alcune operazioni di polizia giudiziaria fu trovato con altri effettivi gestori della società presso la sede e in possesso di documentazione extracontabile molto importante. Di Caprio fu anche amministratore di fatto della Cedive S.a.s., trattatava con i fornitori, si occupava delle consegne e tentò di esportare in Gran Bretagna merce acquistata in Italia e non pagata.<br />
Di Caprio gestiva le società utilizzando ad esempio carte di credito rilasciate alla Eurofood la quale aveva anche un recapito presso la sede della Great Di Caprio Holding Company S.r.l. (anche questa in fallimento) di via Garigliano in Cassino (FR) e di cui lui stesso era titolare.</p>
<p><strong>Il ruolo di Michele Siciliano</strong><br />
Le merci non pagate erano destinate soprattutto ai locali di Abdeern in Scozia, controllati dal clan La Torre mediante Michele Siciliano. Quest&#8217;ultimo, originario di Mondragone, dopo 15 anni di latitanza vissuta in Scozia poiché il 416 bis C.P. non è riconosciuto per l&#8217;estradizione, nell&#8217;estate del 2006 si presentò a Vicenza per consegnarsi al pm Pecori. Come lo stesso Siciliano ammise nell’interrogatorio dinanzi al PM del 7 luglio 2006, egli collocava all’estero la merce acquistata dalle società riconducibili al Di Caprio e versava i proventi dell’attività delittuosa in conti esteri. Dichiarò al magistrato: “&#8230;Anche nel Vicentino si estendeva il clan guidato da Francesco Sandokan Schiavone&#8230; Il &#8220;capoarea&#8221; era Di Caprio, che guidava un gruppo di cui facevano parte Claudio Picco, Pietro Priante e la ragioniera Antonietta Bifulco&#8230; Le attività criminose principali del clan sono il pizzo, gestito in Campania, per pagare gli stipendi e sostenere l&#8217;organizzazione capeggiata da Francesco Schiavone… poi c&#8217;era la droga laddove era possibile e quindi il sistema delle truffe&#8230; Conobbi Di Caprio, referente dei Casalesi per il Basso Lazio e lo presentai a Mario Miraglia, che all&#8217;epoca operava in Olanda, ed era in contatto con Augusto e Antonio La Torre, in quel periodo entrambi detenuti in Olanda&#8230; I Casalesi gestivano anche un&#8217;attività di spaccio di cocaina con destinazione Vicenza e Padova, avvalendosi della collaborazione per le truffe di Pietro Priante e Bruno Pietrosanto, che facevano parte anche loro del clan dei casalesi”.<br />
Il collaboratore di giustizia spiegò anche che Di Caprio, per conto del clan, aveva interessi nel basso Lazio. Siciliano fornì anche la liquidità nella fase iniziale dell’attività criminosa per simulare la solidità economica delle imprese e gestiva i c/c esteri intestati a società del gruppo e alla Eurofood.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Ricostruzioni delle intercettazioni</strong><br />
Michele Siciliano e Salvatore Di Caprio pianificavano quotidianamente la loro attività al telefono. Siciliano confessò al PM: “Smerciavo i prodotti che mi spediva con i container Di Caprio attraverso la società Eurofood Ldt e che io avevo organizzato”. Quando nel 2006 Di Caprio venne arrestato si difese: “Io ero un consulente esterno della Eurofood” ma le intercettazioni telefoniche dimostrarono il contrario.<br />
Ulteriori accertamenti coinvolsero anche l&#8217;avv. Patrizia Dall&#8217;Osto in concorso in bancarotta e favoreggiamento, consulente della Cedibe e per un anno fidanzata di Di Caprio. Quest&#8217;ultima respinse sempre le accuse: “Non sapevo chi fosse in realtà Di Caprio, sono stata ingenua, mi diceva che faceva l&#8217;imprenditore”.</p>
<p>Del clan La Torre, di Michele Siciliano detto “il Killer” e del loro patrimonio hanno ampiamente discusso nei loro testi diversi autori (“Solo per giustizia” di Raffaele Cantone, “L&#8217;impero dei Casalesi” di Gigi Di Fiore e “L&#8217;oro della Camorra” di Rosaria Capacchione), in particolare Roberto Saviano in “Gomorra” dedica l&#8217;intero decimo capitolo al loro patrimonio ad Abdeern in Scozia.</p>
<p>Nel 2009 il tribunale di Frosinone, su richiesta della D.I.A. Di Padova, sequestrò alcune auto di lusso, una villa a Maddaloni (CE) e diversi beni immobili nel cassinate e a Piedimonte San Germano (FR). Tutti beni riconducibili a Salvatore Di Caprio, la misura di prevenzione coinvolse anche la struttura in via Garigliano a Cassino (FR) in cui aveva sede l&#8217;attività di commercio al minuto di prodotti ortofrutticoli denominata GDCHC &#8211; GREAT DI CAPRIO HOLDING COMPANY – S.R.L. di cui Di Caprio era titolare.</p>
<p><strong>Udienza preliminare</strong><br />
Dopo anni le indagini furono chiuse dagli inquirenti nel gennaio 2010. Il 28 aprile 2011 è iniziata l&#8217;udienza preliminare contro 29 persone, di cui 11 vicentini. I legali di Michele Siciliano hanno chiesto il rito abbreviato che avrà luogo l&#8217;8 giugno. Anche altri due saranno giudicati con il rito abbreviato tra cui Claudio Picco che secondo l&#8217;accusa aveva un ruolo principale nell&#8217;organizzazione e aveva rapporti diretti con Di Caprio e Siciliano. L&#8217;amministratore della fallita Eurofood Supplayer&#8217;s, Priante, che acquistava beni senza pagare i fornitori e li rivendeva in Scozia, ha chiesto di patteggiare circa 3 anni di carcere. Vogliono patteggiare anche altri due fiancheggiatori di Noventa e Pordenone. Tutti gli altri, compreso Salvatore Di Caprio, rischiano il rinvio a giudizio con rito ordinario. I reati contestati sono: associazione per delinquere, favoreggiamento, bancarotta e concorso in bancarotta.</p>
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		<title>Tracce di ecomafia dal passato</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 18:41:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Iafano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Inchieste]]></category>

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		<description><![CDATA[Era il 23 ottobre 1997 quando il dott. Luigi De Fichy ( all&#8217;epoca Sostituto Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia), in audizione presso la commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sul ciclo dei rifiuti, lanciò un allarme sulle attività della criminalità organizzata di tipo mafioso nel basso Lazio. In particolare specificò che secondo alcune indagini in corso alcuni gruppi [...]]]></description>
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<script type="text/javascript" src="http://s7.addthis.com/js/250/addthis_widget.js#pubid="></script> <p>Era il 23 ottobre 1997 quando il dott. <strong>Luigi</strong> <strong>De Fichy</strong> ( all&#8217;epoca Sostituto Procuratore della Direzione Nazionale <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Antimafia_Commission">Antimafia</a>), in audizione presso la commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sul ciclo dei rifiuti, lanciò un allarme sulle attività della criminalità organizzata di tipo mafioso nel basso Lazio. In particolare specificò che secondo alcune indagini in corso alcuni gruppi criminali avevano un controllo del territorio nelle zone di Cassino, Latina, Formia, Pomezia, Anzio, Nettuno e Ardea tale da consentire l&#8217;abbandono dei rifiuti in aperta campagna. Secondo le sue dichiarazioni la presenza delle mafie nel basso Lazio si può far risalire già dalla fine degli anni 70. Dopo queste parole il presidente della commissione, Massimo <strong>Scalia</strong>, decise di spegnere gli impianti audiovisivi e secretare l&#8217;audizione per gli approfondimenti del caso. Nella stessa seduta <strong>Angelo Bonelli</strong>, all&#8217;epoca Presidente della commissione criminalità della regione Lazio, parlò di alcune comunicazioni che erano giunte alla commissione che presiedeva da cittadini e dai loro comitati. Le comunicazioni riguardavano in particolare siti e discariche localizzati lungo la tratta dell’alta velocità Roma-Napoli. Bonelli descrisse un fatto accaduto nel 1996 in cui due vigili notturni &#8220;sono stati testimoni oculari di un interramento di bidoni e di sversamento di liquido presumibilmente tossico lungo la strada provinciale n. 11, angolo via Tomacelli, nel comune di <strong>Patrica</strong>&#8220;. L’operazione avvenne a notte inoltrata, c’era un escavatore ed il cantiere era stato opportunamente coperto alla visuale con tralicci e teloni verdi. I vigili annotarono i numeri di targa dei camion provenienti dalla Gran Bretagna e dalla Croazia e comunicarono verbalmente l&#8217;accaduto alla questura di Frosinone. Bidoni dello stesso tipo furono ritrovati in zone limitrofe al cantiere Tav. Nella stessa seduta l&#8217;ex Assessore all&#8217;ambiente della Regione Lazio aggiunse: &#8220;&#8230;sembra esservi un certo legame fra le ditte dei subappalti per la realizzazione dei cantieri dell’alta velocità e l’attività di smaltimento abusivo « mordi e fuggi »&#8230;&#8221;.<br />
Il giorno dopo la commissione si recò in missione a Frosinone per verificare il funzionamento dell&#8217;impianto di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Colfelice">Colfelice</a> gestito dalla Saf. L&#8217;ex Prefetto di Frosinone Francesco Marino, riferendosi ad uno studio svolto da Legambiente, spiegò che in sede di comitato provinciale per l&#8217;ordine e per la sicurezza pubblica fecero degli accertamenti e rilevarono che una società di <strong>Cassino</strong>, la RETIMA, risultava coinvolta in un&#8217;azione di smaltimento abusivo presso le discariche del casertano gestite da società di cui facevano parte soggetti plurinquisiti, risultati affiliati al clan camorristico dei Casalesi.<br />
Ma l&#8217;ex Prefetto fece riferimento anche a un&#8217;indagine della Guardia di finanzia di Pavia e di Frosinone dal quale si evinse che vi era uno sito non autorizzato di stoccaggio di rifiuti tossico-nocivi ubicato nel comune di Ceprano e di alcuni rinvenimenti di rifiuti pericolosi nei comuni di Pontecorvo (vicino la linea Tav) e Arpino. In seguito si scoprì che i rifiuti provenivano da aziende del Nord.</p>
<p>Successivamente, nella stessa audizione, intervenne l&#8217;ex questore<strong> Anotonio Mastrocinque.</strong> Quest&#8217;ultimo spiegò che erano in corso accertamenti nei riguardi di alcuni nominativi legati all&#8217;impresa Consortium. Questi nominativi erano già stati oggetto di altre investigazioni <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Condottieri">condotte</a> dalla Criminalpol di Roma. Aggiunse l&#8217;ex questore: “&#8230;.sicuramente, ci sono passaggi, contatti e presenze di elementi della malavita organizzata, soprattutto provenienti dal casertano (segnatamente, dal clan dei Casalesi), che hanno instaurato rapporti con le aziende locali: sono state costituite aziende poi subito sciolte o che comunque hanno cessato di vivere. Molte di queste vicende sono descritte in un rapporto che, se non sbaglio nel dicembre scorso, è stato predisposto dalla Criminalpol di Roma, con riferimento a tutta la zona di competenza della DDA di Napoli, trattandosi di episodi che riguardano soprattutto il casertano&#8230;.”. Il presidente Scalia pregò il dott. Mastrocinque di verificare l&#8217;operato di un azienda tutt&#8217;ora attiva nel cassinate e in altri comuni del Lazio e della Campania in modo da avere una situazione chiara e trasparente della stessa.</p>
<p>Lo stesso giorno la commissione conferì con un ispettore della squadra mobile di Frosinone. Quest&#8217;ultimo accennò ad una nota indagine della Criminalpol in cui si evidenziava un&#8217;attività di raccolta e smistamento di rifiuti gestita da un “<strong>sedicente avvocato di Parete</strong>” descritto da diversi <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pentito">collaboratori di giustizia</a> come “referente di alcuni clan della zona”. Dopo questa dichiarazione il presidente decise di secretare anche l&#8217;audizione con l&#8217;ispettore.</p>
<p>Alla luce delle recenti indagini antimafia non è difficile supporre che l&#8217;avvocato di cui si parlava nel 1997 potesse essere Cipriano Chianese. Questo è stato arrestato nel 2005 per concorso esterno in associazione di stampo mafioso per i suoi legami con il clan dei Casalesi. Il percorso imprenditoriale dell&#8217;avvocato, che sembra non aver mai esercitato l&#8217;attività forense, inizia nella metà degli anni ‘80 quando costruisce a Giugliano le discariche della sua società, la Setri, che poi si “evolverà” in Resit. In queste discariche, secondo gli inquirenti, sono stati seppelliti per quasi venti anni le scorie tossiche di moltissime imprese settentrionali. Sono stati accertati i legami con Licio Gelli (fondatore e gran maestro della loggia più famosa d&#8217;Italia&#8230; la P2), e il coinvolgimento in una delle prime indagini sull&#8217;ecomafie denominata Adelphi. Non sono mancati nemmeno i legami con uomini delle istituzioni come il Sisde (ora sostituito con l&#8217;Aisi). Nel 1994 si candidò con Forza Italia per la camera dei deputati, nonostante la presenza in videoconferenza di Silvio Berlusconi ad un suo comizio, non fu eletto per pochi voti.</p>
<p>Il collaboratore di giustizia <strong>Gaetano Vassallo</strong>, ha dichiarato che fu Chianese a spiegare ai capoclan <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Francesco_Bidognetti">Francesco Bidognetti</a> </strong>e Francesco Sandokan <strong>Schiavone</strong> che le discariche possono diventare una vera ricchezza: Ecologia 89, l’Ecotrasp, la Cicagel, la Novambiente ecc. tutte imprese riconducibili a lui e al clan dei casalesi. Le sue imprese hanno lavorato anche per il commissariato per l&#8217;emergenza rifiuti. Nel 2010 è stato raggiunto da un ordinanza di arresti domiciliari per una presunta estorsione nei confronti del commissariato di governo per l&#8217;emergenza rifiuti in Campania: secondo la procura Chianese attuava una pluralità<strong> </strong>di comportamenti intimidatori per esigere pagamenti non dovuti. Infine il 6 aprile la DIA ha effettuato un sequestro di beni stimabili in circa 13 milioni di euro riconducibili a Cipriano Chianese e ad un padovano che si era prestato al ruolo di prestanome.</p>
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		<title>Breve  analisi sul sistema mafioso</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 07:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Iafano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antimafia]]></category>

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		<description><![CDATA[Per comprendere il fenomeno mafioso dobbiamo necessariamente considerarlo un sistema ed analizzarlo come tale. Il sistema mafioso interagisce con più sistemi: sociale, politico, economico e infine religioso (quest&#8217;ultimo continua ad essere sottovalutato). Se escludiamo anche solo un sistema dalla nostra analisi non si comprenderebbe l&#8217;essenza della mafia. L&#8217;interazione con le altre dimensioni si attua grazie [...]]]></description>
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<script type="text/javascript" src="http://s7.addthis.com/js/250/addthis_widget.js#pubid="></script> <p>Per comprendere il fenomeno mafioso dobbiamo necessariamente considerarlo un sistema ed analizzarlo come tale. Il sistema mafioso interagisce con più sistemi: sociale, politico, economico e infine religioso (quest&#8217;ultimo continua ad essere sottovalutato). Se escludiamo anche solo un sistema dalla nostra analisi non si comprenderebbe l&#8217;essenza della mafia. L&#8217;interazione con le altre dimensioni si attua grazie ai c.d. collusi. I collusi sono soggetti che anche se non fanno parte dell&#8217;organizzazione criminale mafiosa la favoriscono grazie alla commissione di reati. Ovviamente i collusi riescono anche ad ottenere vantaggi per loro stessi. Oggi le scienze sociali offrono tutti gli strumenti necessari per studiare, comprendere e sconfiggere la mafia, basta riflettere su concetti come &#8220;l&#8217;agire mafioso&#8221; o il &#8220;sentire mafioso&#8221;. Entrambi sono il frutto di studi della psicoanalisi e diversi docenti delle università siciliane si sono dedicate all&#8217;argomento osservando da vicino &#8220;cosa nostra&#8221;. Tali studi ovviamente possono essere applicati anche nei confronti della camorra e &#8216;ndrangheta. In particolare il sentire mafioso può essere sintetizzato come un pensiero di tipo dogmatico, e quindi considerato indiscutibilmente vero, che si basa su un pensiero altrui ed esclude una riflessione autonoma e indipendente. Il &#8220;sentire mafioso&#8221; è quindi &#8220;dare tutto per scontato&#8221; e questo tipo di riflessione è purtroppo presente nei nostri territori e in più fasce sociali. Ciò non significa che il nostro territorio è spacciato ma che vi è una variabile che può influenzare l&#8217;espansione delle mafie. E&#8217; compito delle istituzioni e del mondo dell&#8217;associazionismo cercare di ridurre questa &#8220;falsa percezione&#8221; creando una rete che possa difendere le vittime di reati &#8220;mafiosi&#8221;. Inoltre la nostra provincia non è estranea a fenomeni di corruzione. Ultimamente la procura di Cassino e Frosinone sta svolgendo diverse indagini che coinvolgono più apparati delle pubbliche amministrazioni locali, le responsabilità saranno da accertare ma per ora le ipotesi investigative sono tutt&#8217;altro che rassicuranti. Tale contesto è ovviamente una debolezza istituzionale che si ripercuote nella società da cui le organizzazioni criminali mafiose possono trarre vantaggio. Il 19 marzo a Potenza nella manifestazione in ricordo delle vittime innocenti delle mafie Don Luigi Ciotti nel suo bellissimo discorso ha spiegato la vera essenza delle mafie: &#8220;&#8230; <strong>le radici delle mafie sono fuori dalle mafie</strong>&#8230;&#8221; Significa che è la società a dover contrastare il fenomeno mafioso attraverso modelli di comportamento esemplari. L&#8217;azione giudiziaria è necessaria, ma è allo stesso tempo insufficiente se nella lotta alle mafie non scende in campo ogni singolo cittadino.</p>
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		<title>Operazione &#8220;Verde bottiglia&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 05:10:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Iafano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Senza dubbio sbalorditivo il sequestro milionario avvenuto ieri ad opera della D.I.A., ma gli &#8220;addetti ai lavori&#8221; sapevano che era solo questione di tempo e di buon lavoro. Era il 1993 quando Carmine Schiavone decise di collaborare fornendo informazioni più o meno dettagliate sull&#8217;avanzamento del clan dei casalesi nel Lazio. Secondo Schiavone  il clan aveva [...]]]></description>
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<script type="text/javascript" src="http://s7.addthis.com/js/250/addthis_widget.js#pubid="></script> <p>Senza dubbio sbalorditivo il sequestro milionario avvenuto ieri ad opera della D.I.A., ma gli &#8220;addetti ai lavori&#8221; sapevano che era solo questione di tempo e di buon lavoro. Era il 1993 quando Carmine Schiavone decise di collaborare fornendo informazioni più o meno dettagliate sull&#8217;avanzamento del clan dei casalesi nel Lazio. Secondo Schiavone  il clan aveva trasferito circa 40 affiliati nel basso Lazio ed erano tutti pagati per dirigere gli affari criminali, ognuno nella propria zona di competenza. Parte  meridionale della provincia di Latina e in seguito anche la provincia di Frosinone era stata affidata al principale soggetto coinvolto nell&#8217;operazione di ieri. Il collaboratore Schiavone descrisse  quest&#8217;ultimo come “punto di riferimento per le attività di penetrazione ed investimento&#8230;e si preoccupava di allacciare i contatti politici necessari a conoscere in anticipo le decisioni che sarebbero state prese in materia di urbanizzazione e di edificazione”; inoltre gli venivano corrisposti 50 – 60 milioni al mese per pagare altri affiliati che per conto del clan che controllavano il territorio. Anche nell&#8217;ordinanza di custodia cautelare dell&#8217; ex sottosegretario Nicola Cosentino si parla dello stesso soggetto e del basso Lazio. Nell&#8217;ordinanza, Luigi Diana ,altro collaboratore di giustizia, racconta di un viaggio nel cassinate in compagnia di Cirillo Bernardo, Domenico Bidognetti e Sagliano Giovanni (tutti affiliati al clan dei casalesi) con l&#8217;intento di rifornirsi di 200 kg di tritolo. Alcune di queste dichiarazioni dei collaboratori di giustizia hanno avuto i c.d. riscontri previsti dall&#8217;art. 192 del c.p.p. ed hanno portato alcuni affiliati e collusi alla condanna come nel caso Fondi. Ma ancora molto c&#8217;è da fare, inoltre bisogna ricordare che il provvedimento di ieri è preventivo e quindi dovrà essere discusso in un aula di tribunale.  La storia giudiziaria della criminalità organizzata nel Lazio si sta scrivendo in questi anni, dobbiamo essere molto prudenti. Per sconfiggere le mafie l&#8217;azione giudiziaria dello stato non è sufficiente, come diceva Paolo Borsellino la lotta alla mafia deve essere un grande movimento culturale.</p>
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