Appunti da una lezione di Tano Grasso

L’Aquila, 27 gennaio 2009

In un seminario organizzato dal Corso di  Storia e Sociologia delle organizzazioni criminali della Facoltà di Psicologia de L’Aquila, Tano Grasso (Presidente della Federazione Antiracket Italia), parla della mafia in tempo di crisi. In questo periodo che il credito legale tende a restringersi, il credito illegale si allarga. L’usuraio mafioso è maggiormente interessato a riciclare il denaro sporco e non a l’interesse sul prestito. Quindi l’usura è strumentale al riciclaggio. Un commerciante in crisi è una buona opportunità per la mafia che inizialmente si presenta come amica, ma in seguito con l’aumentare degli interessi può arrivare sino ad acquisire completamente l’azienda usurata. Grasso continua la lezione spiegando il fenomeno dell’estorsione con alcuni punti chiave.

Chi è la vittima?

Solitamente un lavoratore autonomo. Mai imprese in fallimento o in crisi, potrebbero essere un investimento a perdere anche per le organizzazioni mafiose.

Dov’è?

Territori sicuri per la mafia, quindi quelli in cui hanno una presenza radicale. La percezione di sicurezza del commerciante può variare di città in città, la risposta alla richiesta di estorsione di un commerciante aquilano è sicuramente differente da uno palermitano.

Com’è?

La richiesta di estorsione solitamente si ha in tre modi: richiesta esplicita, atti illusori o atti vandalici. I modi variano anche in base all’organizzazione criminale. Per esempio la classica richiesta nei cantieri edili di Napoli si ha con una richiesta esplicita di due individui con caschi integrali e un mezzo a due ruote. I camorristi, minacciano con la pistola gli operai di smettere di lavorare sino a quando “il mastro non si mette a posto”. Secondo Tano Grasso, invece Cosa Nostra è raro che faccia una richiesta così esplicita. Quest’ultima è ipersensibile al consenso sociale, assalire con una pistola il cantiere potrebbe essere una tecnica invasiva e rischia di essere troppo ostile.

Nelle zone in cui vi è un radicamento dell’organizzazione, l’imprenditore è sempre a conoscenza del clan che gli fa la richiesta estorsiva. Il mafioso è un “soggetto pubblico” è difficile non riconoscere il suo status sociale. Grasso per spiegare questo concetto riporta al presente quei primi mesi del 1992, quando lo stato fece sentire su Palermo la sua opera di giustizia. In quel periodo la mafia per due mesi non fece richieste estorsive nel centro di Palermo perchè molti picciotti erano allo stato detentivo e i commercianti di loro spontanea volontà cercavano il mafioso a cui consegnare il pizzo.

Cosa succede nella vittima che denuncia l’estorsione?

Per l’imprenditore che denuncia niente sarà più come prima. La sua percezione di sicurezza cambia. Si sentirà sempre in pericolo e avrà paura per se stesso e per i propri cari. E’ a questo punto che lo stato si dovrebbe far sentire con l’ausilio delle forze dell’ordine e un team che possa accompagnare la vittima e i suoi famigliari in un percorso di legalità. Dalla denuncia in poi la vittima cercherà una giustificazione dei suoi comportamenti, cercherà di dare un senso alla propria scelta. La vittima che non denuncia non ammetterà mai di pagare per una questione d’identità.

Il pizzo è l’essenza della mafia: ci può essere estorsione senza mafia ma non viceversa. Il pizzo è un riconoscimento sociale, l’imprenditore paga la mafia perchè l’accetta e la riconosce. Infine, Tano Grasso conclude spiegando che l’imprenditore è maggiormente motivato nella denuncia quando è accompagnato dagli altri commercianti, l’unione fa la forza.

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