Prime condanne per l’operazione Titanic
Il patto tra i clan Casalesi e La Torre nel vicentino per truffare le aziende del Nord è ormai un fatto accertato in primo grado. Le confessioni importanti del pentito Michele Siciliano sono state giudicate attendibili e lui stesso, nonostante fosse il promotore di una pericolosa associazione per delinquere, è stato condannato a soli 2 anni 10 mesi di reclusione grazie alle attenuanti. Altri cinque persone sono state condannate in totale a 12 anni di carcere. Ma gran parte delle condanne sono coperte dall’indulto del 2006.
Altre 17 persone saranno processate a partire dal 18 novembre. L’ avvocato Patrizia Dall’Osto, legale e amica di Di Caprio, è stata prosciolta (perchè “il fatto non sussiste”) dalle accuse di concorso in bancarotta e favoreggiamento personale. Sono stati rinviati a giudizio Antonietta Bifulco (ritenuta organica all’associazione, visti i suoi legami professionali con Di Caprio) e Arturo Salvatore Di Caprio. Quest’ultimo durante l’udienza ha ripetuto più volte di essere stato solo un consulente, ma il GUP l’ha rinviato a giudizio per associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta e truffa poichè avrebbe costituito la “società di fatto” assieme alla Bifulco, Claudio Picco e Pietro Priante. Quest’ultimi due sono stati condannati rispettivamente a 3 anni 8 mesi e 3 anni di reclusione, giudicati con rito abbreviato e patteggiamento. Di Caprio gestiva le società utilizzando ad esempio carte di credito rilasciate alla Eurofood la quale aveva anche un recapito presso la sede della Great Di Caprio Holding Company S.r.l. (anche questa in fallimento) di via Garigliano in Cassino (FR) e di cui lui stesso era titolare. Di Caprio attualmente è agli arresti domiciliari a Cassino dove sta scontando una condanna in appello a 8 anni di carcere per traffico di droga per l’operazione Grandi Firme della DDA di Reggio Calabria.
Sono stati condannati a 18 mesi patteggiati (pena sospesa) anche Michele Schioppetto, di Noventa, e Monia Ongaro, 38 anni, di Pordenone, ha incassato 2 anni (sospesi). Altre 4 persone sono state assolte.
Il processo ha comunque accertato che quasi tutte le truffe sono cadute in prescrizione e le parti offese dovranno promuovere la causa civile per i risarcimenti.
Read MoreOperazione Normandia: giudizio abbreviato per il Prefetto di Frosinone assieme all’on. Stasi
La DDA di Napoli ha chiuso il lavoro a fine aprile depositando 78 richieste di rinvio a giudizio a carico di esponenti di del clan dei Casalesi, ex consiglieri regionali, provinciali e comunali, prefetti e funzionari di enti pubblici e imprenditori che avevano aderito all’accordo che consentiva di aggiudicarsi gli appalti migliori. L’udienza preliminare dell’inchiesta “Normandia” è stata rinviata al 18 giugno per consentire agli imputati di visionare le nuove dichiarazioni dei pentiti, ma il prefetto di Frosinone Paolino Maddaloni e l’on. Maria Elena Stasi hanno già chiesto il giudizio abbreviato. Entrambi saranno giudicati il 25 ottobre. I reati contestati sono abuso d’ufficio e turbativa d’asta e si riferiscono al 2008 quando Maddaloni era sub commissario prefettizio al Comune di Caserta e l’on. Maria Elena Stasi era commissario prefettizo. I PM chiesero al G.I.P. una misura cautelare per Maddaloni, ma quest’ultimo la negò e scrisse nell’ordinanza che coinvolse gli altri indagati:
“Maurizio Mazzotti , dirigente del settore Pianificazione, programmazione e assetto del territorio del Comune di Caserta nonchè responsabile del procedimento Urban, Nicola Ferraro, consigliere regionale Udeur e soggetto influente sulla pubblica amministrazione del Comune di Caserta, Paolino Maddaloni, vice prefetto delegato per lo stanziamento dei fondi, e Sergio Solmi, titolare dell’ impresa Orion predestinata a vincere la gara, turbavano il pubblico incanto relativo ai lavori per l’installazione, nella gara pubblica bandita dal Comune di Caserta, delle centraline per il monitoraggio della qualità dell’area nel territorio comunale di Caserta per importo complessivo di 530.000,00 euro”
Ovviamente nello stesso procedimento sono imputati per reati più gravi anche Mazzotti, Ferraro e Solmi. Il progetto delle centraline era stato approvato nel 2003 con delibera n. 225/03 per un importo di 387.000 euro ma la spesa prevista salì fino a un milione e 400.000 euro. Alla gara partecipò la società Orion, che fu ammessa provvisoriamente perchè la documentazione era carente. Dopo dieci mesi la gara fu però annullata dal prefetto Maria Elena Stasi perchè l’appalto non era stato ancora aggiudicato. Il prefetto Stasi inoltre incaricò il dirigente competente di ricondurre l’opera nei termini economici del ‘progetto pilota’ approvato dal Comune con deliberazione 225/03.
In un’intercettazione gli investigatori scoprirono che l’ingegner Mazzotti disse a Ferraro di aver discusso in merito con Paolino Maddaloni e di aver saputo che questo era intenzionato ad eliminare il finanziamento per utilizzare i fondi per il completamento dei lavori per la ristrutturazione del corso. Mazzotti riferì inoltre di aver “fatto comprendere a Maddaloni che alla vicenda era direttamente interessato Ferraro avendogli testualmente detto: ‘guarda che questa cosa sta a cuore’ e che “Maddaloni, conseguentemente, aveva deciso di non annullare la gara ma di ridurre l’importo finanziato da euro 1.400.000,00 a euro 700.000,00.” Tale intenzione ovviamente era in contrasto con quanto disposto dalla delibera commissariale e, di conseguenza, era necessario riformulare le decisioni già assunte dal commissario. Dall’ordinanza emerse anche che Nicola Ferraro
“sollecitò Mazzotti ad un attento e assiduo controllo dell’andamento dell’appalto, suggerendo di esercitare una continua pressione su Maddaloni al fine di accelerare l’assegnazione dei fondi. Ferraro, peraltro, confermando ulteriormente il suo specifico interesse a perorare gli interessi di Solmi, prospettava la possibilità di seguire una procedura d’urgenza in modo da accelerare i tempi di aggiudicazione prima delle elezioni, ma Mazzotti, in merito, cercava di ridimensionare le aspettative del proprio interlocutore spiegandogli che a causa della diminuzione dell’importo a base d’asta, occorreva convocare le ditte partecipanti per convincerle ad accettare l’avvenuta decurtazione dell’importo a base d’asta; procedura, questa, che avrebbe esposto la gara a ricorsi da parte delle società escluse…”
Il 31.03.2006, il commissario Stasi manifestò l’opportunità di proseguire la gara precedentemente attivata riducendo l’importo da euro 1.463.100,00 a euro 767.342,70. In seguito il dirigente del comune di Caserta, ing. Antonio De Crescenzo, comunicò ai due partecipanti la riformulazione della delibera, ma la SARTEC chiese chiarimenti al fine al fine di valutare la convenienza a proseguire l’appalto poichè l’atto amministrativo appariva in contrasto con la normativa nazionale e comunitaria in materia di appalti. Secondo gli inquirenti, tre giorni più tardi, Ferraro e Mazzotti discusero del problema chiarendo di aver turbato lo svolgimento della gara in questione. Con delibera della giunta comunale del 12.12.2006, il progetto venne approvato definitivamente per l’importo complessivo, ulteriormente ridotto a 530.000,00 euro. In una nuova delibera, il bando di gara fu ulterioremente ridotto per l’importo a base d’asta di euro 407.000. Infine il primo aprile 2008 il dirigente ing. Antonio De Crescenzo Mazzotti ed il responsabile del Pic Urban 2 Maurizio aggiudicarono la gara alla ditta ORION.
Nel 2006 Maddaloni accettò la candidatura a sindaco del comune di Caserta con il PDL e la Stasi, sponsorizzata politicamente da Nicola Cosentino, nell’aprile 2008 venne eletta alla camera dei deputati con la lista del PDL.
Secondo un’inchiesta di Maco Lillo dell’espresso, l’Aversana Petroli, società della famiglia Cosentino ha rischiato di perdere un’appalto pubblico nel 1997, quando la Prefettura di Caserta negò il certificato antimafia per il rischio di infiltrazione mafiosa:
Giovanni Cosentino, 64 anni, è sposato con la figlia del boss Costantino Diana, poi deceduto. Mario, 43 anni, è sposato con Mirella Russo sorella di Giuseppe Russo, alias ‘Peppe ‘u Padrino’, condannato all’ergastolo per associazione mafiosa e omicidio. Quando non sono le mogli, ci si mettono gli amici: un terzo fratello, Antonio Cosentino, 39 anni, è stato controllato nel 2005 in compagnia di un soggetto con precedenti di polizia per tentato omicidio, associazione mafiosa e tentata estorsione.
La Prefettura non rilasciò la certificazione anche nel 1998. La società Aversana Petroli ricorse al Tar e al Consiglio di Stato, ma perse. Nonostante le sentenze dei giudici, il prefetto di Caserta dell’epoca Maria Elena Stasi sollecitò il comitato per l’ordine e la sicurezza a riconsiderare il caso e alla fine l’Aversana Petroli ottennè il certificato antimafia. La Stasi in un’intervista rilaciata a Il volantino.eu disse che aveva esposto querela per quell’articolo e difese il suo operato con la seguente:
Read More“C’è una linea di giurisprudenza che afferma, se vogliamo garantista ma mi sembra in linea con quelli che sono i principi del nostro Ordinamento, che il semplice legame di parentela non può essere sufficiente per negare il rilascio del certificato antimafia”.




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