Presentazione de La città invisibile, spazio socio-culturale

Che cos’è “La città invisibile”?

Per spiegare questa strana entità è necessario scomporre e analizzare singolarmente il suo nome e la sua connotazione. Per semplicità e poiché contiene la premessa partiamo dalla seconda. Che cos’è uno “spazio socio-culturale”? Lo “spazio” è inteso come estensione circoscritta, quindi un luogo. Il termine “socio” è un elemento che si usa nelle parole composte, nel nostro caso con il termine “culturale”, ma con qualsiasi altra parola è affiancata indica comunque il termine “società” o è inteso come abbreviazione di “sociale”. Con  “sociale” è possibile intendere tutto ciò che riguarda la società umana e in particolare i rapporti tra gli individui e gruppi oppure mira è usato per assicurare migliori condizioni di vita. Noi vogliamo abbracciare e utilizzare entrambi i significati. Il termine “culturale”, che ovviamente viene da cultura, significa favorire lo sviluppo della cultura. Quest’ultimo è un termine molto diffuso, ma a scanso di equivoci spieghiamo che la cultura è il patrimonio di conoscenze, valori e costumi che uno o più individui posseggono. Quindi possiamo definire La città invisibile come un luogo che vuole favorire lo sviluppo delle conoscenze, dei valori e dei costumi di uno o più individui a favore della società umana nonché assicurare migliori condizioni di vita. Verrebbe da pensare – che novità! Da questo punto di vista, più o meno, tutte le associazioni sono spazi socio-culturali!- E’ vero, ma purtroppo l’esperienza insegna che molti valori, anche quelli più importanti, troppo spesso vengono a mancare. Noi vogliamo che quando si parli de La città invisibile sia sempre specificato che è uno spazio socio-culturale, anche se evidente, perché speriamo che in questo modo le deformazioni, le deviazioni, i dubbi, le incertezze, le ambiguità e per finire gli errori, arrivino più tardi possibile, o magari perché no! non arrivino mai. Se un giorno dovesse mancare anche una sola caratteristica, di ciò che compone lo spazio socio-culturale, vi preghiamo di avvertici, insieme cercheremo di rientrare in corsia.

Ora passiamo al nome principale “La città invisibile”. Il vocabolario ci segnala tre spiegazioni del termine città, noi utilizziamo la seconda: parte o quartiere di un centro abitato più o meno vasto. E’ in ultimo: è invisibile una cosa che non si riesce a vedere. Quindi “La città invisibile” è una parte di un centro abitato che non si riesce a vedere. Utilizziamo il termine “invisibile” in senso metaforico, ovvero come figura retorica che implica un trasferimento di significato poiché La città invisibile è composta da associazioni e da persone fatte di carne ed ossa ma soprattutto sono visibili. Utilizziamo questa metafora perché notiamo che tra il dire e il fare, di molte realtà di questo mondo, spesso la distanza è notevole. Vogliamo che il nostro dire e il nostro fare siano più vicini possibili. Siamo quella parte di società che non è interessata ad uscire in prima pagina, non importa, lavoriamo lo stesso. I risultati non si misurano dall’importanza che i mass media ti affibbiano ma dalla distanza che intercorre con l’obbiettivo. I nostri obbiettivi sono molti, troppi per essere elencati in questa breve presentazione ma soprattutto sarebbe superficiale descriverli poiché aumentano in ogni momento così come cambia il nostro mondo così veloce e dinamico.

Non nascondiamo che vogliamo fare politica. Ma non la politica delle campagne elettorali dov’è si fa a gara per entrare nei luoghi di potere. Intendiamo la politica con la P maiuscola, quella che riguarda tutti i soggetti che fanno parte di una società e non esclusivamente chi fa politica nelle strutture deputate. La politica è occuparsi in qualche modo di come viene gestito lo stato. Da questo punto di vista “fa politica” anche chi, subendone effetti negativi ad opera di coloro che ne sono istituzionalmente investiti, scende in piazza per protestare. L’associazionismo è espressione di impegno sociale e di autogoverno della società civile. La politica è attivarsi per migliorare la società in cui viviamo. L’associazionismo è quindi un modo di fare politica.

La città invisibile vuole essere uno spazio aperto a tutti: associazioni, istituzioni,singoli individui, partiti, amici, conoscenti e perché no! anche nemici se un giorno dovesse averli. Il confronto, la tolleranza e l’umiltà sono sempre di casa. La nostra filosofia è costituita da tre C: C come Conoscenza, fatta di studio e dedizione; C come Consapevolezza composta dalla metabolizzazione della conoscenza e percezione della realtà; infine C come Coscienza poiché necessaria per cambiare lo stato di cosa esistenti. Tutto ciò sarà possibile anche con il vostro contributo ed il contributo di tutti coloro che condivideranno questo percorso e vorrano interagire con esso.

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La vera faccia dell’associazionismo

L’incontro di ieri, andato in scena presso la sede de La Città Invisibile, ha riscosso un enorme consenso. Tutti esauriti i posti a sedere e decine le persone rimaste in piedi che hanno comunque dimostrato interesse per tutto il tempo dell’incontro. Ospiti dell’iniziativa promossa dalla Città Invisibile sono stati Fabrizio Di Cioccio rappresentante del Comitato Contrasto , Alberto Valleriani e Francesco Bearzi di Retuvasa. Il tema dell’incontro è stato l’ambiente: i due grandi impianti di incenerimento di San Vittore del Lazio e Colleferro, nonché la discarica di Cerreto, impianto di Colfelice, il ciclo dei rifiuti, e l’inquinamento della Valle del Sacco. Riccardo Consales dell’associazione Vas ha aperto i  lavori  con la proiezione del cortometraggio-documentario “Leonia” prodotto dai ragazzi dell’Associazione Culturale Pier Paolo Pasolini. Davvero bello il documentario che ha in sottofondo  le parole del noto scrittore Italo Calvino. Parole riprese dal romazo “Le città invisibili” del 1972. Sorprendente il modo in cui oltre trent’anni fà Calvino ha profetizzato l’attuale problema dei rifiuti e della civiltà. Riprende la parola Riccardo che spiega la necessità di creare una rete di collaborazione fra tutte le realtà associative del territorio, a tal proposito passa la parola ad Alberto  Valleriani. Quest’ultimo parla delle vicende ambientali e giudiziarie della Valle del Sacco. Sembra un esperto in tutto ciò che riguarda l’ambiente: conosce il diritto ambientale, tutte le vicende giudiziare-ambientali del suo territorio, conosce nome e cognome di tutti i responsabili del degrado ambientale, è capace d’interloquire con le istituzioni. Ma la cosa più sorpendente è che tutto ciò non è la sua professione. Il suo amico Francesco Bearzi spiega che sono auto-didatti, hanno avuto la necessità di informarsi e studiare per comprendere cosa stava succedendo. Adesso danno dritte anche a giornalisti e hanno la capacità di proporre progetti agli enti locali e se alcune vicende non hanno avuto ulteriori conseguenze è grazie alla Rete di Tutela della Valle del Sacco. Si passa al ciclo dei rifiuti e prende la parola Fabrizio Di Cioccio del Comitato Contrasto. Anche Fabrizio è un esperto che si è formato dalla necessità di comprendere il funzionamento dell’impianto di smaltimento rifuti e delle numerose discariche che popolano il basso lazio. Conosce l’intero ciclo dei rifuti comprese le sue criticità. Mostra un video shock di quando ha preso fuoco l’impianto di termovalorizzazione di San Vittore del Lazio ed espone i suoi dubbi sulla vicenda. Molti altri sono stati i contributi del pubblico, da Antoine Tortalano de Le Contrade ai ragazzi dell’Associazione Pasolini di Cervaro, e innumerovoli richieste dei cittadini che vogliono comprendere il modo in cui scoprire e denunciare i crimini ambientali e soprattuto creare meno rifiuti possibili. L’iniziativa si è conclusa con la promessa di promuovere ulteriori incontri di questo tipo e di sviluppare un coordinamento tra i vari territori del basso lazio per essere più forti. Questo è senza dubbio il problema più critico: l’assocazionismo necessità di impegno e costanza nei progetti. l’ associazionismo è espressione di impegno sociale e di autogoverno  della società civile. La politica è attivarsi per migliorare la società in cui viviamo. L’associazionismo è politica, da questo punto di vista ieri La Città Invisibile ha avuto come ospiti  ottimi politici che non hanno bisogno di campagna elettorale i fatti, l’impegno, la professionalità sono evidenti.

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