I beni confiscati alle mafie nella provincia di Frosinone: Ferentino. Terza parte
Il 6 marzo 2010 è stata inaugurata la nuova sede dell’Associazione dei Carabinieri in congedo di Ferentino alla presenza del sindaco Fiorletta, degli assessori regionali Di Liegro e Scalia nonchè del vescovo di Ferentino Ambrogio Spreafico. La nuova sede è in Via Ponziana 97, nel centro città, a pochi passi dal palazzo municipale di Ferentino. Il locale è stao confiscato ai fratelli D’Innocenzo Maurizio, Silvano e Fabrizio, accusati di far parte di un clan palermitano. L’amministrazione Fiorletta ha proposto e ottenuto un progetto di ristrutturazione dell’immobile destinato a iniziative sociali. I lavori di rifacimento dei locali sono stati possibili a seguito di un finanziamento regionale di 72 mila euro (delibera giunta regionale n° 784 del 24 ottobre 2008). Il bando per la concessione di contributi ha previsto interventi volti a favorire un sistema integrato di sicurezza nell’ambito del territorio regionale. La ristrutturazione è avvenuta nel 2009. Un ulteriore finanziamento regionale di 15 mila euro è stato erogato per il progetto “La Legalità è un valore usiamola bene”. Quest’ultimo progetto si è concluso il 5 giugno 2010 con un convegno dal tema “L’uso sociale dei beni confiscati: Il ruolo delle istituzioni, defgli Enti Locali e degli utilizzatori“. All’evento, che ha avuto luogo presso il Liceo Martino Filetico, sono intervenuti il regista del film “Il Caso Moro” Giuseppe Ferrara, il Presidente Aggiunto Onorario della Suprema Corte di Cassazione dott. Romano De Grazia, il Presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario on. Leoluca Orlando e Don Luigi Merola.
Tra il pubblico erano presenti anche alcuni esponenti delle associazioni locali. Gli avvicino per chiedere informazioni e opinioni riguardo l’utilizzo del bene confiscato. Dimostrano subito di non essere d’accordo con l’amministrazione comunale. Mi spiegano che inizialmente il locale doveva essere destinato a “Casa del Volontariato” e sarebbe stato nelle disponibilità di tutte le associazioni locali; inoltre l’Associazione Carabinieri in Congedo lo utilizza raramente, solitamente la domenica mattina. Infatti mi sono recato più volte in settimana e in orari diversi presso la sede ed è sempre stata chiusa, ho chiesto informazioni e lasciato i miei recapiti a più persone vicine all’Associazione Carabinieri in congendo con la cortesia di essere richiamato dal responsabile, nessuno ancora mi ha contatto a riguardo. Da un articolo pubblicato nel 2007 da Il Messaggero.it apprendo che l’amarezza delle persone con cui ho parlato è giustificata. Riporto l’articolo per intero a firma di E. Pap. :
E Ferentino vuole crearvi la Casa del Volontariato
Importante iniziativa dell’amministrazione comunale di Ferentino che ha acquisito a patrimonio comunale un bene confiscato dallo Stato alla Mafia, ex proprietà di un pregiudicato siciliano affiliato ad un clan palermitano. Sarà destinato a Casa del Volontariato. Il bene consistente in un appartamento di due piani, abbastanza vasto, si trova nel centro di Ferentino, in via Ponziana. Ad annunciare la nuova destinazione dell’edificio è stato ieri l’assessore ai servizi sociali, Luigi Vittori. “Abbiamo concluso una procedura. Il bene confiscato sarà destinato a Casa del Volontariato e sarà a disposizione di tutte le associazioni presenti nel territorio di Ferentino. L’apertura è prevista per gennaio 2008. E’ un sogno che sia avvera, ci tenevo tanto” ha spiegato Vittori. Il sindaco Piergianni Fiorletta spiega i passi che hanno portato all’acquisizione dell’immobile. “La procedura è partita oltre quattro anni fa, ora siamo in dirittura d’arrivo. Le forzre politiche hanno dato il loro assenso all’acquisizione del bene confiscato dallo Stato che ora diventerà di nostra proprietà. A breve avverrà la firma che ci consegnerà di fatto il bene che sarà destinato ai servizi sociali” ha spiegato Fiorletta. Soddisfazione è stata espressa dalle associazioni di Ferentino che finalmente avranno una sede comune.
L’immobile è stato destinato al Comune l’8 agosto 2008. Dopo un anno e sette mesi era pronto per il riutillizzo sociale, senza dubbio un record nella nostra provincia.
Read More
I beni confiscati alle mafie nella provincia di Frosinone: Arce. Seconda parte
E’ il 30 aprile 2008 quando l’Agenzia del Demanio emette decreto il decreto di destinazione per una villa con annesso terreno al Comune di Arce (FR) con la finalità di convertirli in un centro per attività sociali. Il comandante Marzilli della Polizia Municipale di Arce mi permette di visitare l’immobile. Lo seguo in auto sino a Puzzaca, una frazione di Arce. Percorriamo solo 3 km dal centro città ma siamo già in aperta campagna e in un ambiente suggestivo. La casa non è molto grande, quanto basta per rilassarsi e fare un po’ di ferie: tettoia in legno, un giardino con diverse statue, ornamenti vari e un pozzo. Ma quello che più mi colpisce è dietro una fila di alberi: la piscina. La piscina è molto grande e ha una forma rettangolare, ha un trampolino e una piccola struttura vicina che fa pensare ad uno spogliatoio. Anche il lotto confinante è stato coinvolto dal decreto di confisca. Si tratta di un terreno sul quale sorgono una stalla ed un fienile. L’ Ufficio Beni Confiscati dell’Agenzia del Demanio di Roma ha stimato i beni per un valore totale di 310 mila euro.
Le due proprietà sono state confiscate a Marino Giuseppe nato il 21 marzo 1946. Da una ricerca su alcuni giornali campani scopro dei riferimenti a un Marino Giuseppe, detto “Peppe ´o biondo “, descritto come attuale collaboratore di giustizia ed ex affiliato alla consorteria delinquenziale dei Moccia di Afragola. Ma non ci sono riscontri significativi da cui posso dedurre che si tratti della stessa persona.
Il comandante Marzilli spiega che il comune ha intenzione di destinare la struttura a una comunità di recupero, motivo per cui ha cercato di coinvolgere la Comunità Incontro di Don Gelmini. Quest’ultima dopo un sopralluogo ha diniegato l’invito poichè la struttura non è corrispondente alle proprie aspettative. L’immobile, versa nelle stesse condizione della villa confiscata a Sant’elia Fiumerapido: necessita di una ristrutturazione completa poichè è in cattivo stato di manutenzione ed è parzialmente abusiva. A oltre due anni del passaggio al patrimonio del comune non è ancora utilizzata.
Read MoreI beni confiscati alle mafie nella provincia di Frosinone: la villa di O’lione a Sant’elia Fiumerapido. Prima parte
E’ grazie alla mobilitazione promossa da Libera, l’associazione contro le mafie presieduta da don Luigi Ciotti, che con la raccolta di oltre un milione di firme ha dato vita alla legge 109 del 1996. Questa legge è stata con il tempo ampliata e affiancata da altri interventi legislativi tra cui le finanziarie 2007-2008 e l’ Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati (c.d. ANBSC). I beni che un tempo erano in mano ai criminali, oggi possono essere trasferiti nei patrimoni degli enti locali (comuni, provincie e regioni) e diventare sedi di associazioni, lavoro per cooperative sociali, uffici istituzionali ecc; oppure possono essere mantenute dallo stato per finalità istituzionali quali giustizia, ordine pubblico, protezione civile e altri usi governativi. In alcuni casi gli immobili possono rimanere nella mani dell’ANBSC o essere venduti quando sorgono criticità nella procedura di destinazione. I patrimoni sottratti alle mafie possono diventare un bene della società.
Il Lazio è la sesta regione italiana per numero di beni confiscati: è dietro solo alle quattro regioni ad alta densità mafiosa e alla Lombardia.
Risale al 1987 la prima confisca effettuata nel Lazio, riguarda un appartamento a Roma nella disponibilità di un trafficante di droga. Il maggior numero di beni confiscati è in provincia di Roma, seguita da Latina, Frosinone e Viterbo. Sono ventisei i beni confiscati alla criminalità organizzata nella nostra provincia: venticinque immobili e una azienda. Tra i beni immobili dodici sono ancora nella gestione dell’ANBSC e gli altri tredici sono nelle disponibilità dei comuni per finalità sociali. Tra quest’ultimi pocchissimi sono realmente in uso alle associazioni.
Era il 1993 quando fù prima sequestrata e poi confiscata una villa a Carmine Giuliano nel comune di Sant’Elia Fiume Rapido. Carmine Giuliano, boss dell’omonimo clan (clan Giuliano) era chiamato O’lione. Egli compare in diverse foto accanto l’ex campione del mondo Diego Armando Maradona. Carmine Giuliano è stato legato agli ambienti del Cassinate sin dagli anni 80 dove fù arrestato all’interno di un appartamento in affitto. In un altra occasione fuggì da una colonia penale e si nascose nella villa di Sant’elia Fiume Rapido, la stessa villa in cui le forze dell’ordine lo scovarono e arrestarono. Dopo un breve periodo di detenzione in carcere gli furono concessi gli arresti domiciliari per motivi di salute presso la clinica “Casa di Cura Sant’Anna” di Cassino dove fuggì nuovamente. Gli inquirenti hanno sempre pensato che la fuga fù premeditata, così come la scelta del luogo di cura, probabilmente vantava di una rete di collaborazione nel cassinate. Le gesta del vecchio clan Giuliano si ripercuotono sino ad oggi con procedimenti giudiziari ancora in corso. Grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Giuliano (famigliare di Carmine) nell’estate del 2008 la DDA di Roma (operazione “Grande Muraglia”) ha arrestato diverse persone, tra cui noti imprenditori del cassinate. Gli indagati sono accusati di aver messo su un’organizzazione per la vendita di merce contraffatta con l’aiuto della malavita cinese. Con i proventi è stato creato un “impero” di diversi milioni di euro. Ma torniamo alla villa di O’lione. Il comune di Sant’Elia Fiumerapido è disponibile a darmi informazioni e mi permette di entrare all’interno dell’abitazione. La villa è situata in via Chiusanova Masseria, a pochi chilometri dal centro città. E’ composta da due piani, un sottotetto e un sottoscala molto largo per un totale di oltre 150 mq. Ha tre bagni e oltre dieci stanze. In alcune camere vi sono ancora mobili ma ovviamente è tutto in pessimo stato. Mentre attraverso una scala che porta al giardino noto un rumore strano da un particolare scalino. Il tecnico comunale che presenzia il sopralluogo spiega che è un passaggio segreto che permette di uscire più velocemente dalla casa. Infatti il rivestimento in marmo è rimuovibile e sotto vi è un foro che permette il passaggio di una persona. Non è raro trovare simili trucchi nelle case dei boss, anzi questo è banale e scontato. Il giardino è molto grande, 2450 mq circa, ci dovebbe essere una piscina ma l’erba è così alta che non è possibile vederla nemmeno dal balcone più alto della casa. Mentre provo ad addentrarmi nel giardino, un vicino ci nota e approfitta della presenza del tecnico per rimproverare la cattiva manutenzione del giardino, ha paura che tale situazione possa attirare rettili e altri animali anche nella sua casa. La villa è passata in mano al Comune di Sant’elia Fiume Rapido il 20 dicembre 2000. A distanza di oltre dieci anni non è ancora utilizzata ed è in cattivo stato di manutenzione, probabilmente quasi inagibile. Per un periodo limitato è stato utilizzata dalla locale associazione di protezione civile, ma evidentemente nello stato in cui versa non è agevole nemmeno per loro. Il comune ha chiesto e ottenuto dalla Regione Lazio i finanziamenti per la ristrutturazione dello stabile. In realtà l’ing. Violi, consulente del comune, ci spiega che la struttura è da demolire e rifare da capo, poiché è più conveniente. Inoltre all’atto di costruzione è stato chiesto un permesso per una struttura più piccola quindi il manufatto è abusivo. I tempi eccessivi sono dovuti anche al fatto che il comune ha presentato un nuovo progetto e che quindi la pratica è stata valutata nuovamente dalla regione. Secondo i pronostici del consulente i lavori dovrebbero iniziare in questo periodo. Il progetto finale prevede l’utilizzo come Albergo Sociale per accogliere temporaneamente persone in situazioni di disagio come: familiari di pazienti ricoverati negli ospedali di zona, immigrati, emigrati laziali rimpatriati,ecc. La struttura sarà dotata di otto camere doppie con la possibilità di ospitare sedici persone. L’albergo sociale avrrà inoltre le finalità di “turismo sociale” e sara gestito con la collaborazione del Consorzio dei Servizi Sociali del Cassinate e dell’Associazione Intercomunale “Casa dell’Emigrante ” .
Read More




Commenti recenti