La menzogna secondo Paul Ekman
Paul Ekman è uno psicologo statunitense che da anni studi l’emozioni e l’ espressioni facciali. E’ considerato uno dei massimi esperti in materia. Ha pubblicato diversi opere, tra cui ” I volti della Menzogna”. Quest’ultimo è interamente dedicato ai segnali di menzogna che possiamo individuare in una persona che mente.
Sono considerate menzogne tutti quei comportamenti o azioni messi in atto da un individuo per trarre in inganno uno o più individui. Essa può assumere principalmente due forme: falsificazione o dissimulazione. La prima è quando qualcuno cerca di occultare la verità. Nella dissimulazione invece il mentitore presenta delle informazioni false come se fossero vere. Ekman individua altre forme di menzogna più rare:
- sviare sospetti;
- ammettere alcune emozioni indicandone una causa falsa;
- ammettere la verità in maniera così esagerata ed umoristica da trarre in inganno;
- dissimulare a metà, cioè ammettere una verità parziale in modo tale da sviare l’interesse per la parte celata;
- dire la verità in modo da lasciar intendere il contrario.
E’ possibile riscontrare due categorie d’ indizi di menzogna:
- indizi rilevatori che mettono inavvertitamente a nudo la verità;
- indizi di falso in cui il comportamento del mentitore permette solo di sospettare che dichiari del falso senza avere una certezza assoluta.
Nel suo testo, Ekman, si sofferma diverse volte sulla rarissima certezza delle menzogne. Solitamente è possibile conoscere il grado di probabilità se siamo dinanzi a una menzogna, ma sono rari i casi in cui siamo sicuri che una persona sta mentendo. Spesso il mentitore non può impedire alcuni suoi comportamenti che potrebbero tradirlo per due motivi: causa di pensiero ed emozioni. Anche quando le circostanze non costringono il mentitore a cambiare strategia di menzogna, può avere difficoltà a ricordare ciò che ha detto in precedenza e di conseguenza far trapelare alcune incongruenze (indizi). Nascondere o fingere un emozione non è facile, per cui una volta che si attiva il mentitore deve cercare di nasconderla o minimizzarla. Alcune emozioni in particolare sono più difficili da nascondere rispetto ad altre:
La paura di essere scoperti, tale apprensione è riscontrabile nei seguenti casi:
- il destinatario ha fama di essere duro da raggirare;
- vittima sospettosa sin dall’inizio;
- mentitore con poca esperienza nel settore;
- posta in gioca molo alta;
- destinatario che non trae nessun vantaggio dalla menzogna;
- punizione elevata nel casso sia scoperto.
Il senso di colpa sarà massimo quando:
- il destinatario non è una “vittima volontaria”;
- l’ inganno è molto “egoistico”;
- l’inganno non è autorizzato dal contesto;
- il mentitore ha poca esperienza;
- mentitore e vittima condividono dei valori sociali;
- mentitore e vittima si conoscono da molto tempo.
Alcuni mentitori traggono alcuni piaceri dalla sfida. Il piacere della sfida sarà massima quando:
- la vittima pone una sfida ;
- l’inganno stesso è una sfida;
- gli osservatori della comunicazione apprezzano le abilità del mentitore.
Paul Ekman individua nei lapsus un indizio di menzogna. I lapsus si riscontrano nei nomi famigliari ed errori di lettura o scrittura. I lapsus, secondo Freud, esprimono un qualcosa che non si vuole dire.
Nella voce vi sono alcuni elementi che inseriti in un determinato contesto emozionale posso rivelare alcuni indizi di menzogna. Nelle emozioni di rabbia, paura ed eccitazione, il tono di voce è più acuto del solito e siamo dediti a parlare più forte e rapidi. Si può notare un’alterazione della voce nel senso di colpa e nella tristezza. Per esempio, quando un soggetto che apparentemente sorride rivela alcuni elementi elencati in precedenza, fa sospettare che in realtà fa finta di ridere, l’emozione che prova veramente è un altra. Anche nel corpo è possibile riscontrare elementi fisiologici che a volte sono indizi di menzogna. Nelle emozioni molto intense è riscontrabile una modificazione del ritmo respiratorio, sudorazione, frequente degluitizione e bocca molto arida.
Il viso rivela ciò che il bugiardo vuol mostrare e ciò che vuole nascondere. I sentimenti nascosti possono essere svelati con le micro-espressioni. Sono espressioni che si riescono a vedere prima di essere soffocate e le tracce rimangono sul viso perchè è impossibile inibire volontariamente alcuni muscoli del viso. Gli indizi negli occhi sono meno affidabili ma sempre utili. Quando sono bassi o sfuggenti indicano tristezza, vergogna o senso di colpa; quando vi è un ammiccamento è indizio di forte emozioni; lacrimano quando vi è dolore o tristezza. Vi è un rossore nel viso quando c’è imbarazzo o vergogna. Ekman, spiega che dividendo il viso con una linea verticale astratta, i lineamenti del viso sono assimetrici quando si finge un espressione: una parte rivela la vera emozione e l’altra quella finta. L’ espressioni facciali che durano oltre i 5 secondi spesso possono essere false, sicuramente finte se durano oltre i 10 secondi.
Paul Ekman elenca alcuni per pericoli e precauzione che cacciatore di teste deve conoscere per evitare errori:
- cercare di rendere più esplicita possibile ogni espressione del sospetto mentitore;
- ricordare sempre i concetti di falso positivo (credere a un mentitore) e di falso negativo (scambiare un onesto per un mentitore);
- eliminare dalla propria mente ogni possibile preconcetto;
- spesso gli indizi di menzogna vengono da sentimenti innocenti;
- valutare gli indizi di falso con più segnali di più emozioni possibili;
- considerare se il sospetto mentitore sa di essere tale;
- conoscenza colpevole;
- non trarre mai conclusioni definitive circa la sincerità o falsità con i soli indizi comportamentali;
- errore di Otello: non credere ad un onesto;
- errore di Brokaw: giudicare una persona di cui si conosce poco i propri comportamenti;
Nei prossimi giorni parlerò della seconda parte del testo in cui Ekman parla del poligrafo e della sua poca affidabilità.
Read MoreAppunti da una lezione di Tano Grasso
L’Aquila, 27 gennaio 2009
In un seminario organizzato dal Corso di Storia e Sociologia delle organizzazioni criminali della Facoltà di Psicologia de L’Aquila, Tano Grasso (Presidente della Federazione Antiracket Italia), parla della mafia in tempo di crisi. In questo periodo che il credito legale tende a restringersi, il credito illegale si allarga. L’usuraio mafioso è maggiormente interessato a riciclare il denaro sporco e non a l’interesse sul prestito. Quindi l’usura è strumentale al riciclaggio. Un commerciante in crisi è una buona opportunità per la mafia che inizialmente si presenta come amica, ma in seguito con l’aumentare degli interessi può arrivare sino ad acquisire completamente l’azienda usurata. Grasso continua la lezione spiegando il fenomeno dell’estorsione con alcuni punti chiave.
Chi è la vittima?
Solitamente un lavoratore autonomo. Mai imprese in fallimento o in crisi, potrebbero essere un investimento a perdere anche per le organizzazioni mafiose.
Dov’è?
Territori sicuri per la mafia, quindi quelli in cui hanno una presenza radicale. La percezione di sicurezza del commerciante può variare di città in città, la risposta alla richiesta di estorsione di un commerciante aquilano è sicuramente differente da uno palermitano.
Com’è?
La richiesta di estorsione solitamente si ha in tre modi: richiesta esplicita, atti illusori o atti vandalici. I modi variano anche in base all’organizzazione criminale. Per esempio la classica richiesta nei cantieri edili di Napoli si ha con una richiesta esplicita di due individui con caschi integrali e un mezzo a due ruote. I camorristi, minacciano con la pistola gli operai di smettere di lavorare sino a quando “il mastro non si mette a posto”. Secondo Tano Grasso, invece Cosa Nostra è raro che faccia una richiesta così esplicita. Quest’ultima è ipersensibile al consenso sociale, assalire con una pistola il cantiere potrebbe essere una tecnica invasiva e rischia di essere troppo ostile.
Nelle zone in cui vi è un radicamento dell’organizzazione, l’imprenditore è sempre a conoscenza del clan che gli fa la richiesta estorsiva. Il mafioso è un “soggetto pubblico” è difficile non riconoscere il suo status sociale. Grasso per spiegare questo concetto riporta al presente quei primi mesi del 1992, quando lo stato fece sentire su Palermo la sua opera di giustizia. In quel periodo la mafia per due mesi non fece richieste estorsive nel centro di Palermo perchè molti picciotti erano allo stato detentivo e i commercianti di loro spontanea volontà cercavano il mafioso a cui consegnare il pizzo.
Cosa succede nella vittima che denuncia l’estorsione?
Per l’imprenditore che denuncia niente sarà più come prima. La sua percezione di sicurezza cambia. Si sentirà sempre in pericolo e avrà paura per se stesso e per i propri cari. E’ a questo punto che lo stato si dovrebbe far sentire con l’ausilio delle forze dell’ordine e un team che possa accompagnare la vittima e i suoi famigliari in un percorso di legalità. Dalla denuncia in poi la vittima cercherà una giustificazione dei suoi comportamenti, cercherà di dare un senso alla propria scelta. La vittima che non denuncia non ammetterà mai di pagare per una questione d’identità.
Il pizzo è l’essenza della mafia: ci può essere estorsione senza mafia ma non viceversa. Il pizzo è un riconoscimento sociale, l’imprenditore paga la mafia perchè l’accetta e la riconosce. Infine, Tano Grasso conclude spiegando che l’imprenditore è maggiormente motivato nella denuncia quando è accompagnato dagli altri commercianti, l’unione fa la forza.
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