Presentazione del Coordinamento Cittadini del Cassinate

3 aprile 2009
 

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 Sabato 28 marzo si è svolta la presentazione del Coordinamento Cittadini del Cassinate (Co.Ci.Ca.). A tale coordinamento hanno aderito diverse associazioni, quali: Ass. Peppino Impastato di Cassino, Vas Cassino, Centro dei Diritti e della Solidarietà onlus, Ass. Pasolini di Cervaro, Ass. Eqo, Le Contrade e Ass. Camilla. Nel corso della Giornata, i diversi esponenti del neo-nato coordinamento hanno spiegato ai cittadini cassinati il motivo dell’unione e gli scopi (leggi il manifesto). Moltissimi sono i passanti accorsi a leggere i diversi manifesti allestiti nei dintorni del gazebo e a compilare un questionario utile al Co.Ci.Ca. per redigere un sondaggio su cosa ne pensano i cittadini di Cassino della propria città:
  Dai un giudizio alla tua città!
Alla luce delle ultime operazioni antimafia, ritieni che Cassino sia un’ ”oasi felice”?

SI NO NON SO

Dopo gli “asfalti elettorali”, rotatorie, fontane e parcheggi, ritieni che la viabilità cassinate sia migliorata?

PER NIENTE POCO MOLTO

Ritieni che il problema dei rifiuti si stato gestito adeguatamente?

SI NO NON SO

Ritieni che l’offerta culturale e il numero di strutture che dovrebbe contenerla siano sufficienti per una città universitaria come Cassino?

PER NIENTE POCO MOLTO

Da 0 a 5 quanto ti ritieni soddisfatto di come è stata amministrata la città nell’ultimo decennio?

0 1 2 3 4 5

Pensi che il coordinamento Co.Ci.Ca, formatosi recentemente, possa essere utile ai cittadini?

SI NO NON SO

 A breve saranno pubblicati i risultati.

Foto linkate dal profilo Flick dell’associaizone Eqo:

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Antonio Iafano Uncategorized , ,

Manifesto del Coordinamento Cassinate

24 marzo 2009

CITTADINE E CITTADINi DEL CASSINATE

Si è costituito un coordinamento di cittadine e cittadini del Cassinate teso a unire le diverse realtà costruttive del nostro territorio.

Lo scopo del coordinamento è quello di andare “oltre il frammento” e di unire i cittadini rispettando le proprie autonomie, identità e specificità.

Il coordinamento vuole affermare una cultura civica che sappia coniugare l’impegno concreto ed i progetti con la quotidianità, sviluppando le proposte e le azioni per il BENE COMUNE.

Il coordinamento considera che bisogna reagire TUTTI INSIEME al degrado morale, civile e ambientale e reagire contro l’inerte accettazione del disfarsi dell’organizzazione politica, amministrativa e sociale in cui è costretto il nostro territorio.

Le conseguenze del modo con cui è stato ed è governato sono davanti agli occhi di tutti.

IL DEGRADO MORALE: la corruzione è diffusa a tutti i livelli; la cultura e la pratica della tangente sono diventati una normale prassi burocratica; il costo da pagare ad un sistema politico-amministrativo (la cui resa, in termini di efficienza e di erogazione dei servizi, è per altro disastrosa) è altissimo; il clientelismo e la ricerca del favore personale, come pratica privilegiata e sostitutiva di ogni forma collettiva di rivendicazione dei diritti (anche i più elementari), diventa strumento di un ferreo controllo elettorale attraverso il voto di scambio.

LA POLITICA: è ridotta ad un intreccio tra gestione di potere e affari da parte di potentati privati, con evidenti infiltrazioni della malavita organizzata, come si è potuto riscontrare dagli ultimi avvenimenti di cronaca, sul nostro territorio.

I DIRITTI: gli anziani, i disabili, i bambini, i giovani sono le vittime, predestinate, della mancanza di spazi liberi da barriere architettoniche e da automobili, di spazi socio-culturali ove incontrarsi, scambiarsi esperienze, fare attività socialmente e culturalmente qualificanti; lo scarso verde pubblico esistente è lasciato all’incuria, preda dei vandalismi o trasformato in parcheggi, in omaggio ad una cementificazione selvaggia.

SITUAZIONE AMBIENTALE ALLARMANTE: acqua, rifiuti, inquinamento atmosferico.

Riteniamo che tutto ciò non sia frutto di una mancanza di governo, ma di una precisa azione di una casta politica incolta, rapace ed interessata solo a ciò che abbia un ritorno, immediato, in termini di potere e di profitto elettorale.

È questo stato di malessere che pone all’ordine del giorno la questione di un rinnovato impegno civile e politico

Crediamo che il nostro territorio, il CASSINATE, possa essere lo spazio collettivo che realizzi un’idea di partecipazione, di sviluppo sostenibile, di una migliore qualità della vita.

NOI CREDIAMO SIA POSSIBILE!

Siamo certi che la presenza di “attori sociali” su una pluralità di terreni (non solo come resistenza e di testimonianza) possa svolgere un ruolo decisivo nella ridefinizione del concetto di salute pubblica.

La difficoltà del compito è tale da non garantirci risultati scontati, ma al di là di questo per noi sarà un dovere ed un impegno per cui lavoreremo tutti insieme.

Sosteneteci e aiutateci ad aiutare la nostra terra.

Antonio Iafano Uncategorized ,

Il pizzo come forma di consenso sociale

20 marzo 2009

L’estorsione è una forma di reato in cui un soggetto constringe, con la violenza o con la minaccia, una o più persone a fare o ad omettere qualche cosa procurandosi un profitto illegittimo. Tale reato è sancito nell’ articolo 629 del codice penale. Il pizzo (o racket) è una forma di estorsione. Esso consiste in un”attività criminosa con lo scopo di ottenere un benificio economico da un imprenditore in cambio di una “protezione”.

Il pizzo non è attività fondamentale e prevalente delle mafie, ma sicuramente indispensabile.  I profitti di tale attività criminosa sono marginali, ma non vi è gruppo criminale organizzato in Italia che non si applichi nella richiesta del pizzo. Il pentito Gaspare Mutolo ha spiegato ai magistrati che l’estorsione è ormai un “prestigio” per la mafia perchè si entra in contatto con gli imprenditori.

Oggetto dell’estorsione è sempre e solo attività commerciali in buona stato e mai in crisi, in fallimento o in liquidazione,  la mafia non spreme dove sa che non c’è niente da spremere.

Spiega Tano Grasso:

Il racket contiene per intero, al proprio interno e nel suo esercizio, tutte le componenti della fenomenologia mafiosa. E’ un delitto che può essere consumato soltanto se chi lo esercita riesce a impaurire in modo significativo e continuo. Nessuno può presentarsi in un negozio per chiedere il pizzo se non ha fama di uomo in grado di scatenare la propria forza violenta e di contenere quella degli altri. Questa capacità intimidatoria deve e può svilupparsi solo in un territorio dove la sicurezza personale e dei propri beni è incerta o così viene percepita.

Colui che ‘estorce è un soggetto che gode di una certa reputazione o in alternativa è mandato da qualcuno che ha prestigio. Un commerciante di Napoli che all’apertura del negozio scopre che è stato oggetto di atti vandalici o di furto, già immagina che presto si presenteranno degli uomini che con la solita frase “siamo gli amici” o “ci manda ….”, ancora “ti devi mettere a posto per la tua sicurezza”. Anche se ormai nei quartieri napoletani ancora prima di aprire un’attività commerciale, il futuro imprenditore già sa a chi dovrà pagare.  Un commerciante di Firenze che all’apertura del negozio scopre che è stato oggetto di atti vandalici o di furto, non immaginerà mai che possa essere stata una forma d’intimidazione da parte della criminalità organizzata, perchè Firenze non ha una presenza della mafia tale da paragonarla a Napoli. Tano Grasso vuole spiegare che  è la percezione del fenomeno che cambia da un cittadino di Firenze e un altro di Napoli. L’estorsione è attività della mafia soprattutto nei territori in cui essa ha un controllo primario. Essa esercita un forma di controllo sul territorio e l’imprenditore è sempre a conoscenza del soggetto che gli fa la richiesta. La mafia si presenta, fa intimidazione, nella peggiore dei casi minaccia e infine estorce; maggiore è il radicamento storico minore sarà l’intimidazione nei confronti dell’imprenditore.  Vale la pena ricordare che si possono avere interessi e capitali mafiosi anche non avendo la presenza fisica della mafia; Giovanni Falcone ci ha anche insegnato che i soldi della mafia, prima o poi richiedono la presenza e i metodi dei mafiosi.

Colui che paga: accetta la forma di controllo,  finanzia la mafia e quindi la fa crescere, in conclusione, accetta socialmente il mafioso.

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La truffa carosello di De Angelis & company

27 febbraio 2009

http://www.casertace.it/upload/de%20angelis.jpgSale da 80 a 100 milioni di euro il patrimonio sequestrato nelle operazioni dei CC ca-morra e saftycar della GDF. Antonio Morra, indagato per ricettazione, ha otteuto la richiesta di scarcerazione, i due ricercati sono stati acciuffati e l’indagine ha coinvolto anche due appartenenti alle forze dell’ordine: un maresciallo dei carabinieri e un poliziotto in servzio a Sora.

Gli inquirenti hanno spiegato che il sodalizio criminale basava i suoi illeciti sulla classica truffa “carosello”  o “frode della società fittizia”. Ma vediamo in dettaglio in che modo si svolge tale illecito.

La truffa carosello è un tipo di frode sviluppatasi negli ultimi anni ed è una minaccia per tutti gli stati membri dell’Unione Europea. E’ una tipologia di frode che trae vantaggio ad ogni prossimo allargamento ed estensione dei nuovi Stati membri. Il meccanismo con cui si configura la truffa è decisamente un abuso dell’esenzione Iva nei commerci intracomunitari (all’interno della comunità europea), in questo caso nel commercio internazionale di auto. Società intermedie , situate in Germanie e Belgio, vendevano auto esenti da iva a società “fittizie” in Italia. La società fittizia acquistava senza pagare iva e rivendeva ad un terza società in Italia detta “broker”. La società fittizia incassva l’iva sulle vendite ma non versava all’erario e chiude l’attività. La società broker richiedeva allo stato il rimborso Iva pagato a alla società fittizia. Il danno all’erario risulta pari all’iva che la società fittizia e la società broker avrebbero dovuto pagare. In seguito, la società broker dichiarava una fornitura intracomunitaria esente da iva alla società intermedia e quest’ultima effettuava una fornitura intracomunitaria esente da iva a una società fittizia. Il ciclo si continuava a ripetere, ecco perchè il nome di truffa “carosello”.

Talvolta succede che per eludere i controlli,  le merci vengono fornite dalla società fittizia alla società broker tramite altre società intermediarie dette società “cuscinetto”.  Può capitare che tali società (cuscinetto) siano all’oscura della frode, ma succede raramente data la natura dell’insolita transazione commerciale irregolare.

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Dopo Dell’Utri, anche Andreotti a Frosinone

26 febbraio 2009

http://ilnuovomondodigalatea.files.wordpress.com/2008/05/andreotti.jpg Quando si usa l’espressione “destra o sinistra non cambia niente” non si può parlare sempre di qualunquismo o di anti-politica; se un condannato per mafia era stato invitato da esponenti del PDL , questa volta è stato un esponente del PD a invitare un “mafioso prescritto”. Proprio Francesco Scalia, Presidente della Provincia, (carica istituzionale che mai come in questi ultimi tempi dovrebbe promuovere iniziative sulla legalità) ha invitato ufficialmente il sen. Andreotti il 16 marzo per premiare i vincitori del concorso  giornalistico Luciano Renna. Certamente un’ inziativa importante un concorso gionalistico in ricordo di Luciano Renna, il noto giornalista venuto a mancare alcuni anni fa’. Ma perchè il vincitore dovrà avere il “disonore” di essere premiato da un senatore colluso con la mafia.

Giulio Andreotti è stato imputato a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza di primo grado lo aveva assolto perché il fatto non sussiste, mentre la sentenza di appello del 2 maggio 2003  ha accertato il «reato di partecipazione all’associazione per delinquere»  fino alla primavera del 1980. Reato purtroppo estinto per prescrizione.

I tg e i giornali diffusero la notizia con titoli del tipo <<Andreotti non è mafioso, assolto>>  oppure <<Andreotti è  innocente>> , forse non era importante divulgare i motivi dell’assoluzione, forse non è importante in democrazia informare il popolo che il 19 agosto 1985  l’allora Ministro degli Esteri Giulio Andreotti ebbe un incontro a Mazara del Vallo con Andrea Manciaracina, all’epoca uomo di fiducia di Salvatore Riina.  Andreotti stesso confermò l’incontro dichiarando di aver conversato sui problemi inerenti la legislazione della pesca. La deposizione fu ritenuta inverosimile dai giudici. Nel 1979 Andreotti incontrò Stefano Bontate (l’allora capo di cosa nostra) a Catania. Bontate lamenta ad Andreotti il comportamento di Piersanti Mattarella (all’epoca Presidente della Regione Sicili ed esponente della DC) nei confronti dei cugini Lima, politici della DC e uomini d’onore. Il boss sollecitò Andreotti di calmare Mattarella altrimenti “sarebbe finita male”. Andreotti non denuncia l’accaduto, e Mattarelli viene assassinato il 6 gennaio 1980.   Sono decine gli incontri descritti nella sentenza tra cui accordi per scambi di favore.

Va precisato che l’assoluzione è diversa dalla prescrizione anche nel gergo tecnico. L’assoluzione, che non è il caso del processo Andreotti, viene emessa quando il l’imputato non ha commesso reato o non è dimostrabile per la giurisprudenza (come nel caso di molti politici). La prescrizione, nel caso del processo Andreotti, viene emessa quando l’imputato ha commesso il fatto ma per decorrenza dei tempi, il reato è istinto.

Grazie a Francesco Scalia per aver invitato un mafioso prescritto in Ciociaria

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