“Azzardopoli, il paese del gioco d’azzardo, dove quando il gioco si fa duro, le mafie iniziano a giocare” è il nome del dossier sul gioco d’azzardo, legale e non, presentato oggi a Roma da Libera. Sono 41 i clan che si spartiscono la torta del gioco e che hanno prodotto 800 mila persone dipendenti e 2 milioni di giocatori a rischio.
Il gioco preferito dai clan dei casalesi è quello delle sale bingo.
Sono 22 le città dove nel 2010 sono stati effettuate indagini e operazioni delle Forze di Polizia in materia di gioco d’azzardo con arresti e sequestri direttamente riferibili alla criminalità organizzata. Tra queste anche Ferentino e Cassino.
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Vivo e sono contenta di vivere,- scriveva nel suo diario personale Annalisa Durante - anche se la mia vita non è quella che avrei desiderato. Ma so che una parte di me sarà immortale“. Bionda, soli 14 anni con una una vita ed un futuro tutto da scoprire, una “scugnizza” la definirebbero i suoi compaesani. “Cari genitori, – si legge nel suo diario 6 mesi prima di essere uccisa – quando Pasqua sarà veramente festa di Rinnovamento, papà avrà un lavoro vero e noi andremo via da Forcella“. Oggi avrebbe avuto la mia stessa età. Dopo aver letto il suo diario si ha la certezza che da grande sarebbe stata una persona brillante, una di quelle che portano solo successi e soddisfazioni alla sua famiglia. Tutto ciò non è stato possibile a causa di coloro che il 17 marzo 2004 scambiarono il rione Forcella per una trincea di guerra.

Era un sabato sera, in compagnia di un’amica e della cugina ascoltava della musica, probabilmente canzoni neomelodici, le preferite dalle ragazze napoletane. All’improvviso due motorini accellerano al massimo, rinconrrono qualcuno, le ragazze non si rendono conto, poi gli spari, molti scappano ma Annalisa cade a terra: due pallottole la centrano.
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Il 6 dicembre la Dda di Napoli, con l’operazione “Il Principe e la scheda ballerina”, ha messo a segno l’ennesimo colpo contro una presunta associazione camorrista. Sono 73 persone le persone indagate tra le quali imprenditori, funzionari, clan e politici come l’ex sottosegretario Nicola Cosentino (la giunta per l’autorizzazione a procedere ha rinviato al 10 gennaio il voto per autorizzare la custodia cautelare). Tra gli indagati ci sono anche tre sorani: La Rocca Alberto Francesco, La Rocca Mauro e La Rocca Paola. I primi due rispettivamente, padre e figlio, sono addirittura destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare.
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Charles Sanders Peirce - foto di peirce.org

Introduzione

Con ” semiotica investigatica” si intende la semiotica applicata all’investigazione. In particolare si occupa dell’interpretazione di tracce, indizi, impronte, dettagli e resti. Il termine semiotica derirva dal greco (semeion) e significa “segno”. Il segno è  “qualcosa che rinvia a qualcos’altro” e la semiotica è la disciplina che studia l’interpretazione dei segni. Padre fondatore di questa disciplina è Charles Sanders Peirce (1839-1914). Egli fù anche il fondatore del paragmatismo americano. In realtà egli lo definiva “pragmaticismo” per distinguersi dal suo allievo William James. Il pragmatismo è una dottrina filosofica che si basa sullo spirito pratico, sulla ricerca dell’utile e del vantaggioso. E’ legato all’utilarismo (altra dottrina filosofica per la quale è giusto ciò che aumenta la felicità degli esseri) ed è una concezione dell’essere. Nel pragamaticismo di Piercie la metafisica è molto ridotta, la verità è questione di teoria e logica. Nei settori dell’intelligence e dell’investigazione, la semiotica è fondemantale nella interpretazione e valutazione dell’indizio e dell’informazione grezza.
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Aldo Pecora è il giovanissimo autore dello striscione “E adesso Ammazzateci Tutti” apparso per la prima volta il 19 ottobre 2005, il giorno dei funerali del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno.  Da quell’evento Pecora, con il movimento antimafia da lui fondato (E adesso Ammazzateci Tutti), ha impegnato tutte le sue energie per contrastare culturalmente le mafie.  La sua prima opera dal titolo “ Primo Sangue” ( Rizzoli Bur), racconta dell’omicidio dell’alto magistrato di cassazione Antonino Scopelliti avvenuto a Campo Calabro (RC) il 9 agosto 1991. Il caso Scopelliti è un delitto “eccellente” voluto da Cosa Nostra e a distanza di quasi venti anni ancora senza colpevoli.
L’autore ripercorre parte della vita professionale del magistrato.
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